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Ergastolo ostativo, sentenza CEDU: le reazioni dopo il rigetto del ricorso

Dura reazione anche da parte dell'ex Procuratore nazionale antimafia Grasso: "Decisione figlia di scarsa conoscenza del modello mafioso italiano".

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Indipendentemente dal colore politico, dall’accoglimento di specifici valori o principi, la sentenza emessa dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo non sembra tutelare gli interessi del popolo italiano. Solo chi ha vissuto, solo chi è stato toccato sia direttamente che indirettamente dai fatti oggetto della decisione giudiziale europea, conosce davvero il clima di terrore che ha afflitto in passato il nostro Paese. La sentenza della CEDU sull’ergastolo ostativo lede il principio fondamentale di giustizia, perché se è vero che ciascun individuo ha diritto alla vita e alla reintegrazione (come del resto confermato dalla nostra Carta Costituzionale), nel singolo caso specifico si parla di misure che furono motivo di battaglia di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Una macchia indelebile nella storia dell’Italia, che rischia di emergere nuovamente.

Ergastolo ostativo: sentenza CEDU

La legge, voluta personalmente nel 1991 da Giovanni Falcone, ha modificato l’ordinamento penitenziario nazionale.

In particolar modo l’articolo 41 bis che prevede l’ergastolo ostativo (carcere perpetuo) per specifici delitti, tra i quali i reati a stampo mafioso, nei confronti degli autori che non abbiano offerto alcuna collaborazione alla giustizia. Tuttavia, un’ulteriore tutela è offerta dall’articolo 4 bis, il quale concede benefici carcerari (anche se la collaborazione con la giustizia risulti oggettivamente irrilevante) qualora siano acquisiti elementi tali da escludere in maniera certa l’attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata. Nino Di Matteo, pm simbolo nella lotta contro la mafia, ha commentato così la sentenza della Corte europea: “Loro hanno fatto le stragi per questo motivo. Adesso hanno ottenuto uno dei loro scopi principali”. Loro sono i boss di Cosa nostra, gli stragisti irriducibili Leoluca Bagarella, Giuseppe Graviano, Piddu Madonia.

Presto potrebbero avere diritto a un permesso premio o, in subordine, a un indennizzo da parte dello Stato italiano. Contrario alla sentenza anche Luigi Di Maio, attuale ministro degli affari esteri. La CEDU ha respinto il ricorso dell’Italia contro la sentenza su Marcello Viola (boss calabrese della ‘ndrina’ di Taurianova), emanata lo scorso giugno. Secondo le autorità giurisdizionali di Strasburgo l’ergastolo ostativo viola l’articolo 3 della Convenzione Europea sui Diritti umani, quello che disciplina come nessuno possa essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti. I giudici, in pratica, scrivono che lo Stato deve mettere a punto, preferibilmente su iniziativa legislativa, una riforma del regime della reclusione a vita che garantisca la possibilità di un riesame della pena.

Grasso: “Scarsa conoscenza della mafia”

Forte, fortissimo il commento di Pietro Grasso (ex procuratore nazionale antimafia) che, giustamente, ha rievocato alcune macchie indelebile per il nostro Paese: “La decisione di non accogliere il ricorso dell’Italia è figlia di una scarsa conoscenza del modello mafioso italiano.

Non è un caso che l’abolizione dell’ergastolo fosse uno dei punti del papello di Riina per fermare le stragi. Questa legge, dura ma non incostituzionale, pone i mafiosi davanti a un bivio: essere fedeli a Cosa nostra e pagarne le conseguenze o collaborare con lo Stato e iniziare il processo di ravvedimento e rieducazione previsto dalla Costituzione. Senza di questo non si può concedere alcun beneficio”. Dello stesso parere il pm Di Matteo: “Chi conosce storicamente Cosa nostra sa bene che l’unica vera preoccupazione per i mafiosi è proprio l’ergastolo, inteso come effettiva reclusione senza alcuna possibilità di accedere ai benefici. Attenuare la portata dell’ergastolo costituisce un chiodo fisso nei vertici dell’organizzazione. Molti boss stragisti condannati definitivamente all’ergastolo non hanno preso la decisione di collaborare con la giustizia proprio perché in fondo ancora sperano che in un modo o nell’altro ci sia l’eliminazione degli effetti dell’ergastolo ostativo e che possano un giorno anche loro accedere ai benefici carcerari”.


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