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Coronavirus, primario di Codogno: “Vedo le mie figlie solo in video”

Dopo l'emergenza Coronavirus a parlare è il primario di Codogno: "Tutti hanno dato il massimo. Vedo le mie figlie solo in video", ha dichiarato.

Coronavirus primario Codogno
Coronavirus primario Codogno

Resta alta l’allerta per il Coronavirus, che ha già colpito 2502 persone. Nell’arco di 24 ore, da lunedì 2 a martedì 3 marzo, i contagi sono aumentati di circa il 23%, passando dai 1835 ai 2263. Non si arresta neppure il numero di morti, saliti a 79.

160 le persone dichiarate guarite. L’Iss ora ipotizza di allargare la zona rossa nella Bergamasca. A risentirne sono anche i medici, gli infermieri e l’intero personale sanitario, che quotidianamente, da settimane, si cimentano in turni serrati, affiancano i malati per farli sentire meno soli e per debellare la malattia. Le ricerche sul virus, che in parte resta un mistero, continuano senza sosta. Alla luce dell’emergenza Coronavirus, anche il primario di Codogno ha voluto dire la sua, ringraziando sia i colleghi per la loro dedizione sia la famiglia per la pazienza e l’appoggio che sta ricevendo.

Coronavirus, l’intervento del primario di Codogno

Da giovedì 20 febbraio, quando in Italia è scoppiata la paura del Coronavirus dopo il ricovero del 38enne di Codogno, i medici lavorano senza sosta.

Lo sa bene il direttore dei pronto soccorso di Lodi e Codogno, Stefano Paglia. Dal caso del 38enne arrivato con gravi problemi respiratori, trascorre le sue giornate in ospedale. Intervistato dal Corriere della Sera, ha descritto il “lavoro di trincea” che sta svolgendo insieme ai suoi colleghi e ha spiegato di vedere la moglie e le figlie soltanto in video, su WhatsApp.

Infatti, ha dichiarato: “Tutti quelli che lavorano con noi hanno dato il massimo.

Dalle persone che sanificano l’ambiente alla mattina, ben consapevoli della situazione, per finire con i medici, gli infermieri, le operatrici sanitarie. Anche i pazienti capiscono e cercano di darci una mano”.

Sulla situazione nella zona rossa, ha spiegato: “In media ora abbiamo a Lodi circa 20 codici rossi al giorno, 30 gialli, 1-2 pazienti da intubare ogni 24 ore, 20 che hanno bisogno di assistenza respiratoria e circa 40 che necessitano di ossigeno”. Quindi, ha giustamente sottolineato: “Non sono numeri da poco per la nostra struttura”.

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