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Cassazione: “Nozze nulle se la moglie diventa omosessuale”

Per la cassazione le nozze sono nulle se la moglie diventa omosessuale dopo il matrimonio: la sentenza.

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Cassazione: "Nozze annullate se moglie diventa omosessuale"

Per la cassazione le nozze sono nulle se la moglie diventa omosessuale. L’omosessualità della moglie, dunque, anche nel caso di un matrimonio durato più di dieci anni con tre figli, è stata riconosciuta come motivo valido per la registrazione di una sentenza ecclesiastica di annullamento delle nozze insieme all’esclusione della indissolubilità del vincolo da parte del marito.

Lo ha sancito la Cassazione. Protagonista, nello specifico, una coppia pugliese che si è divisa dopo anni di matrimonio e 3 figli, anche a causa della omosessualità della moglie. La prima sezione civile della Cassazione, con un’ordinanza depositata lunedì 20 aprile, ha convalidato il riconoscimento dell’efficacia nell’ordinamento italiano di una sentenza ecclesiastica con la quale era stata dichiarata, nel 2012, la nullità di un matrimonio celebrato nel 1990.

Cassazione: nozze nulle se moglie omosessuale

I giudici, in particolare, hanno rigettato il ricorso presentato dalla procura generale della Cassazione, nel quale si sottolineava, oltre al rilievo per cui si era fuori da quei paletti posti dalla giurisprudenza che non ammettono annullamento di nozze con oltre 3 anni di convivenza, che: “L’unica ragione fondante la decisione del giudice ecclesiastico, che si muove tra giudizio e pregiudizio, è la omosessualità della signora”.

Quest’ultima, biasimata a causa del suo orientamento sessuale, per questo considerata: “Affetta da disturbo grave della personalità”. Secondo il pg della Suprema Corte, in questo modo, è stato violato il cosiddetto: “Limite dell’ordine pubblico interno e internazionale”, con riferimento al “diritto fondamentale di vivere liberamente la vita sessuale ed affettiva sancito dalla Costituzione, dalla Cedu (la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali) e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, nonché con riferimento al principio di non discriminazione”.

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