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Gimbe: “Curve in discesa, ad aprile vaccini solo al 14% della popolazione”

Diminuzione di contagi, decessi e ospedalizzazioni e vaccini al 14% degli italiani entro aprile: il report della Fondazione Gimbe.

Gimbe

Il monitoraggio della Fondazione Gimbe relativo alla settimana compresa tra il 20 e il 26 gennaio 2021 ha rilevato una discesa delle curve dei contagi, degli attualmente positivi e dei decessi: quando invece ai vaccini, secondo le proiezioni del team a fine aprile avrà ricevuto la doppia dose soltanto il 14% della popolazione.

Gimbe sui vaccini entro aprile

Secondo il report i nuovi contagi sono scesi del 12% (85.358 contro 97.335 della precedente settimana), i casi attualmente infetti del 10% (482.417 contro 535.524) e le vittime del 2%. Sono diminuiti anche i ricoveri nei reparti ordinari (-5,9%) e quelli in terapia intensiva (-4,6%). Si tratta degli effetti delle restrizioni in atto durante le vacanze natalizie che però secondo il Presidente Nino Cartabellotta potrebbero esaurirsi a breve.

Per quanto riguarda invece i vaccini, Gimbe ha mostrato come i tagli e i ritardi annunciati dalle diverse case faranno sì che “entro metà-fine aprile solo il 14% della popolazione (circa 8,278 milioni di persone) potrà completare le due dosi. A patto che il vaccino di Oxford non abbia limitazioni per i soggetti con più di 55 anni“. Pfizer sta infatti posticipando la consegna delle dosi previste, AstraZeneca ridurrà del 60% quelle originariamente destinate all’Italia e CureVac non potrà consegnare entro marzo le 2,019 milioni precedentemente annunciate.

La Fondazione ha inoltre rilevato come oltre 350 mila dosi siano state somministrate a personale non sanitario. Una categoria che non era prevista dal piano vaccinale, che infatti in una prima fase individuava soltanto tre fasce (operatori sanitari e sociosanitari, personale ed ospiti delle Rsa e over 80). “Una parte del personale non sanitario è essenziale per il funzionamento di ospedali ed altre strutture sanitarie“, ha spiegato Cartabellotta. Il quale però ha aggiunto che “le dosi previste non sono sufficienti per coprire anche tutti i professionisti sanitari che non lavorano nelle strutture pubbliche“.

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