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L’opinione di Sara Giudice

Ddl Zan: una legge su misoginia e omotransfobia non è utile, ma indispensabile

Che sia triste, in una società moderna ed evoluta, aver bisogno di una regolamentazione giuridica che contrasti l’ovvio è lapalissiano, che sia però necessaria lo è altrettanto.

ddl zan

Per comprendere la necessità e l’urgenza di una legge su misoginia e omotransfobia è sufficiente guardarsi attorno, sfogliare le pagine dei giornali o semplicemente parlare con alcune delle vittime più recenti dell’odio di genere, la brutalità con il quale questa tipo di energia negativa viene scagliata, senza pietà, contro un essere umano che ha fatto scelte differenti dalla cosiddetta “maggioranza”.

Un tipo di violenza particolarmente insopportabile, perché sfiora le pieghe più intime delle nostre scelte, coinvolge la sfera privata dei sentimenti o delle pulsioni più autentiche e semplicemente inevitabili.

Che sia triste, in una società moderna ed evoluta, aver bisogno di una regolamentazione giuridica che contrasti l’ovvio è lapalissiano, che sia però necessaria lo è altrettanto. Attualmente il codice penale italiano punisce i reati e i discorsi di odio fondati su caratteristiche come: la nazionalità, l’etnia o la religione (legge Mancino); con la legge Zan potranno essere puniti allo stesso modo i reati di discriminazione fondati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

Un dettaglio non banale, che si pone come obiettivo (ambizioso), quello di rafforzare la cultura dell’uguaglianza e del rispetto dell’altro.

Certo, è indubbio che dobbiamo interrogarci come società e come comunità sulla crisi enorme dei cosiddetti “corpi intermedi”: dalla scuola, alla chiesa fino ad arrivare alla famiglia. Come siamo arrivati al punto di dover normare il rispetto dell’altro? E quanto la cultura della punizione, seppur sacrosanta, funziona all’interno di una società? Sicuramente non basta.

ddl zan sara giudice

Punire l’odio ed estendere il concetto di violenza è ovviamente una conquista, pensare che sia un punto di arrivo invece risulterebbe perfino pericoloso. La violenza si sa, si contrasta soprattutto mettendo in campo azioni concrete sul piano culturale e su quello in sostegno delle vittime. Benissimo gli investimenti nella scuola che la legge si ripropone di attuare. Servono luoghi dove si insegni il rispetto delle differenze esattamente come si insegna a leggere o scrivere. Serve una società che emargini la violenza, che non ne esalti la fascinazione (e su questo hanno un ruolo enorme anche i media). Tutti questi attori in campo possono far sperare di vincere la partita di una società più equa e civile.

Siamo l’ultimo dei Paesi fondatori dell’Unione a non avere una legge penale in tal senso. Consideriamolo un ottimo punto di partenza, un messaggio alla nazione, e sarebbe non banale, che fosse condiviso da tutte le forze politiche, che non sia la bandierina di qualcuno, che non sia il grimaldello per aprire qualche campagna elettorale.

Sara Giudice, milanese di nascita e apolide nel cuore, classe 1986. Laureata in Lingue e Comunicazione alla Iulm di Milano e master in comunicazione presso la business school del sole 24 ore. Cresciuta a pane e politica, è grazie ai libri di Oriana Fallaci che esplode la sua passione giornalistica. Ha iniziato la carriera televisiva presso la televisione americana Class Cnbc come inviata politica. Arrivata a La7 lavora prima per la trasmissione In Onda poi per PiazzaPulita, collabora con Il Fatto Quotidiano e l'Inkiesta. Nel 2017 ha vinto il premio Giancarlo Siani con un'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti a Roma, nel 2019 il Premio Maurizio Rampino con un'inchiesta sulla criminalità ad Afragola. Insieme ad altri colleghi ha scritto il libro "Italia sotto inchiesta" pubblicato da Meltemi. Il mio motto? "Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla".


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Sara Giudice, milanese di nascita e apolide nel cuore, classe 1986. Laureata in Lingue e Comunicazione alla Iulm di Milano e master in comunicazione presso la business school del sole 24 ore. Cresciuta a pane e politica, è grazie ai libri di Oriana Fallaci che esplode la sua passione giornalistica. Ha iniziato la carriera televisiva presso la televisione americana Class Cnbc come inviata politica. Arrivata a La7 lavora prima per la trasmissione In Onda poi per PiazzaPulita, collabora con Il Fatto Quotidiano e l'Inkiesta. Nel 2017 ha vinto il premio Giancarlo Siani con un'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti a Roma, nel 2019 il Premio Maurizio Rampino con un'inchiesta sulla criminalità ad Afragola. Insieme ad altri colleghi ha scritto il libro "Italia sotto inchiesta" pubblicato da Meltemi. Il mio motto? "Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla".

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