L’escalation della guerra in Medio Oriente continua ad alimentare tensioni geopolitiche e timori per la stabilità della regione. Mentre gli Stati Uniti e Israele intensificano le operazioni contro l’Iran, Teheran esclude ormai qualsiasi soluzione diplomatica e si prepara a uno scontro prolungato. In questo scenario, le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump e la recente nomina della nuova Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei segnano un ulteriore punto di tensione in una crisi che coinvolge sicurezza regionale, leadership politica e controllo delle rotte energetiche strategiche.
Escalation militare e tensioni regionali, Donald Trump: “La guerra è quasi finita”
Il conflitto in Medio Oriente è giunto all’undicesimo giorno, il secondo successivo alla nomina della nuova Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei. La scelta ha suscitato forti critiche da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha ribadito più volte la convinzione che la guerra sia ormai agli sgoccioli: “La guerra è praticamente finita“. Nonostante queste dichiarazioni, gli scontri continuano su diversi fronti: l’esercito israeliano prosegue le operazioni in Libano mentre missili attribuiti a Teheran hanno colpito gli Emirati Arabi Uniti. Parallelamente, la Casa Bianca sta esaminando iniziative per proteggere le rotte energetiche nel Golfo e garantire la sicurezza del traffico commerciale, soprattutto nello strategico Stretto di Hormuz.
In questo contesto, Trump ha lanciato un duro avvertimento all’Iran: se Teheran dovesse bloccare il flusso di petrolio nello stretto, gli Stati Uniti reagirebbero con forza molto maggiore. “Colpiremo 20 volte più forte se fermano i flussi di petrolio“, ha dichiarato, aggiungendo che verrebbero presi di mira “obiettivi facilmente distruggibili che renderebbero virtualmente impossibile per l’Iran ricostruirsi, come nazione. Morte, Fuoco e Furia regnerebbero su di loro“. Il monito arriva mentre il prezzo del petrolio continua a oscillare, con il Brent tornato sotto i 90 dollari al barile dopo forti variazioni nelle ultime ore. Trump ha inoltre ipotizzato che, se necessario, le navi commerciali potrebbero essere scortate nello stretto per evitare interruzioni nelle forniture energetiche globali.
Durante la conferenza stampa al Trump National Doral di Miami — la prima dopo gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro Teheran — Trump ha difeso la scelta militare sostenendo che fosse indispensabile per prevenire una minaccia diretta. “Gli iraniani volevano attaccarci, ci avrebbero attaccato, se non avessimo agito noi“, ha affermato, insistendo che “non è stato un errore il nostro attacco“. Secondo il presidente americano, le operazioni stanno producendo risultati significativi: “Stiamo facendo grandi passi avanti verso gli obiettivi militari“. Ha inoltre precisato che Washington potrebbe aumentare la pressione su Teheran, ricordando: “Potremmo colpire la produzione elettrica ma non vogliamo farlo. Abbiamo lasciato alcuni target nel caso in cui avessimo bisogno di colpire“.
L’Iran interviene ed esclude la via diplomatica dopo le dichiarazioni di Donald Trump
Parallelamente, l’Iran ha mostrato una posizione sempre più rigida. Il consigliere diplomatico della Guida suprema, Kamal Kharazi, ha dichiarato alla CNN che non esistono più spazi per negoziati: “Non vedo più spazio per la diplomazia“, accusando Trump di “aver ingannato gli interlocutori e non aver mantenuto le promesse“ nei precedenti colloqui. Anche le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno replicato alle dichiarazioni americane sostenendo che l’esito della guerra dipenderà esclusivamente dalle loro forze: “Siamo noi a determinare la fine del conflitto“ e “le forze americane non porranno fine alla guerra“.
Nel frattempo Trump ha discusso della crisi anche con il presidente russo Vladimir Putin, definendo il colloquio “buono” e riferendo che Mosca vorrebbe “essere d’aiuto in Medio Oriente“. Il presidente statunitense ha inoltre annunciato un allentamento temporaneo di alcune sanzioni petrolifere per calmare i mercati, spiegando: “Stiamo anche rinunciando ad alcune sanzioni legate al petrolio per ridurre i prezzi“.
Sul piano politico, Trump ha espresso delusione per la nomina di Mojtaba Khamenei e ha suggerito che l’Iran dovrebbe cambiare leadership, auspicando che emerga “un leader che sia in grado di agire per la pace“. Secondo indiscrezioni riportate dal The Wall Street Journal, il presidente americano sarebbe persino disposto a prendere in considerazione l’eliminazione della nuova Guida suprema qualora non accettasse lo smantellamento del programma nucleare iraniano, operazione che — secondo le stesse fonti — potrebbe essere guidata da Israele.