Il presidente del governo spagnolo, Pedro Sanchez ha comunicato da Palazzo della Moncloa che la Spagna dovrà andare alle urne il 29 novembre. L’annuncio, accompagnato dalla frase “Abbiamo bisogno di una maggioranza più ampia” segue il respinto dal Congresso di due decreti-legge sulla casa che avrebbero dovuto sospendere gli sfratti per le categorie vulnerabili fino al 2030 e introdurre una serie di limiti agli affitti brevi e agli investimenti degli “fondi avvoltoio”.
Il rifiuto parlamentare e le conseguenze istituzionali
Il primo provvedimento è stato bocciato con 178 voti contrari contro 172 favorevoli, mentre il secondo ha registrato 184 contrari e 166 favorevoli. Le forze di opposizione – Popolari, Vox e il partito catalano Junts – hanno unito le loro forze per fermare le misure, rendendo difficoltoso per il governo trovare un quorum stabile.
Dopo la votazione, il Consiglio dei ministri, informato il re, ha approvato il decreto di indizione delle elezioni, che sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. La legge prevede un periodo di 54 giorni tra la pubblicazione e lo svolgimento del voto, fissando così la data del 29 novembre.
Le proteste contro la crisi abitativa
Il rigetto dei provvedimenti ha riacceso le proteste che si sono concentrate sulle piazze di Madrid, Bilbao, Salamanca e Oviedo. Il caso di Maricarmen Abascal 87-enne appena sfrattata, è diventato il simbolo della crisi: migliaia di cittadini hanno dimostrato forze contro l’aumento degli affitti e la carenza di alloggi. Il Sindacato degli inquilini rappresentato da Alicia del Rio, ha annunciato la prosecuzione degli accampamenti a Puerta del Sol e la possibilità di uno scopio generale. Secondo la Banca di Spagna, con una popolazione di circa 50 milioni di abitanti, il deficit abitativo ammonta a 700 000 unità.
Reazioni politiche e prospettive future
Il leader del Partito Popolare, Alberto Nunez Feijoo ha accusato Sanchez di sfruttare la crisi della casa per motivi elettorali, chiedendo la dissoluzione del Parlamento. Anche il ministro interno, Sachez, ha dichiarato di aver fatto “tutto il possibile per difendere gli interessi degli spagnoli”, sottolineando una diminuzione della disuguaglianza durante il suo mandato. Il professor Pablo Simon, dell’Università Carlos III di Madrid, ritiene probabile che Sanchez scelga di convocare le elezioni entro i prossimi giorni, poiché la scadenza legale è di nove mesi e la pressione sociale è in aumento.
Possibili scenari legislativi con il Parlamento sciolto
Con le Cortes sciolte, il governo potrà continuare a esercitare le proprie funzioni e, se necessario, adottare nuovi decreti-legge sulla casa tramite la Diputación Permanente. In tal caso, la maggioranza richiesta scenderebbe a 35 voti su 69, una soglia più raggiungibile per il Psoe e i suoi alleati Sumar e Podemos, soprattutto con il possibile sostegno di EH Bildu, Erc e Pnv, che avevano già approvato il primo provvedimento anti-sfratto.
La data del 29 novembre si avvicina, mentre le strade di Madrid rimangono teatro di una lotta per il diritto abitativo che potrebbe influenzare profondamente il risultato delle prossime urne.
