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Libia, Haftar conquista l’areoporto: battaglia alle porte di Tripoli

Il governo di al-Sarraj ha risposto all'attacco mobilitando l'aviazione, in un raid aereo contro il generale a nord di Garian.

Libia, Haftar conquista aeroporto
Libia, Haftar conquista aeroporto

Continua l’avanzata del generale Khalifa Haftar verso la capitale libica. Un tweet dell’emittente Al Arabiya, citato dall’Ansa, fa sapere che le milizie sono entrate nell’aeroporto internazionale di Tripoli, situato a circa 25 chilometri in linea d’aria dal centro cittadino e non operativo dal 2014.

La notizia è stata confermata dall’emittente Al Hadath, sempre tramite social, e da Ahmed al-Mismari, portavoce dell’Esercito nazionale libico (Lna) fedele ad Haftar: “La zona da Tarhouna fino all’aeroporto è stata tutta messa in sicurezza”. In giornata, fonti del Lna hanno dichiarato anche la conquista di Wadi el Rabie, una strada a 20 chilometri dal lungomare della capitale.

Raid aereo contro Haftar

La battaglia è ormai giunta alle porte di Tripoli.

Negli scontri, continua l’Ansa, hanno perso la vita cinque militari dell’Esercito nazionale. Le forze governative che fanno capo al premier Fayez al-Sarraj hanno risposto all’attacco di Haftar utilizzando anche i mezzi dell’aviazione. Tramite social, l’emittente televisiva Panorama ha fatto sapere che “l’aviazione del governo di Accordo nazionale ha compiuto oggi un raid aereo che ha preso di mira le forze di Haftar ad al-Hira, a nord di Garian”.

Scontri, segnala Repubblica, si registrano anche nell’area settentrionale del Fezzan e intorno al posto di blocco “Grande Porta 27”. Qui, gli uomini di Zawiya hanno dichiarato di aver fatto prigionieri 128 soldati del generale. Anche le milizie di Misurata e Zintan sono state mobilitate, schierandosi a raggiera intorno alla capitale con l’obiettivo di bloccare eventuali incursioni di Haftar.

Guterres: “Molto preoccupato”

Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, ha invitato le fazioni rivali a lavorare per trovare una soluzione diplomatica. Guterres, in visita a Bengasi, ha ricordato che “non può esserci una soluzione militare al conflitto in Libia”. Non ha nascosto di essere “molto preoccupato. Riparto con il cuore pesante”.

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