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Didattica a distanza: come funziona il sistema Liuc

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Come gestire in modo efficace il passaggio dalla didattica in presenza a quella a distanza? E’ un momento delicato, quello che numerose università e scuole italiane stanno affrontando a causa della diffusione del Coronavirus. Con il decreto emanato nei giorni scorsi dal Governo che impone la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado diventa necessario trovare un metodo per proseguire le lezioni e garantire a tutti gli studenti la possibilità di imparare.

Alla LIUC la scelta è stata quella di non procedere sull’onda dell’emergenza ma di individuare in modo razionale le metodologie didattiche più adatte per ogni singolo corso e le relative tecnologie da utilizzare.

“Il rapporto diretto con gli studenti – spiega il prof. Aurelio Ravarini, delegato del Rettore all’Innovazione Didattica – è uno dei nostri punti di forza, grazie anche alle dimensioni contenute dell’ateneo. In questo contesto, caratterizzato da una percentuale molto alta di studenti frequentanti, abbiamo comunque introdotto da tempo alcune metodologie innovative”.

In questi giorni, quindi, la competenza sviluppata dai docenti della LIUC è stata determinante per non risultare impreparati: “I servizi già a disposizione – continua Ravarini – sono stati tarati per arrivare alla definizione di linee guida, dopo aver messo alla prova diverse soluzioni e aver individuato quelle più adatte a noi. Si tratta, in particolare, di lezioni audio/video in diretta o registrate, insieme a strumenti di discussione sincrona e asincrona. A seconda del tipo di insegnamento e delle dimensioni della classe, ogni docente può scegliere o anche affiancare diversi strumenti per raggiungere in modo efficace i propri studenti”.

Per la didattica a distanza, che ha preso il via da lunedì 2 marzo, la LIUC si avvale di una specifica piattaforma, LIUC E – Corsi (basata su Moodle e già utilizzata dagli studenti), con il supporto dell’applicazione Microsoft Teams per i materiali video.

“Fare distance learning in modo sistematico ed efficace – precisa Ravarini – richiede un’attenta analisi non solo delle tecnologie ma anche dei bisogni dei soggetti coinvolti. Per questo abbiamo scelto di lanciare alcune sperimentazioni prima di coinvolgere l’intero ateneo e poi definire come organizzare i servizi e il personale.

La risposta di docenti e studenti è stata finora molto positiva. Altrettanto determinante lo sforzo della struttura, con un particolare coinvolgimento della Biblioteca e dei Sistemi Informativi”.

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