Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha disposto l’affidamento in prova ai servizi sociali per Alberto Stasi, misura che segna la fine della sua permanenza in carcere dopo circa dieci anni e mezzo. Il provvedimento, arrivato con il parere favorevole della Procura generale, riguarda l’ultimo tratto della pena residua legata alla condanna per l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco.
Regole dell’affidamento in prova e sviluppi sul caso giudiziario per Alberto Stasi
L’affidamento in prova non equivale a una libertà piena: il beneficiario è tenuto a rispettare un programma di prescrizioni stabilito dal Tribunale di Sorveglianza, che può includere obblighi di dimora, orari, limiti agli spostamenti e controlli periodici. Eventuali violazioni possono comportare la revoca della misura e il ritorno in carcere.
Nel caso di Stasi, il percorso è stato definito coerente con la logica rieducativa prevista dall’ordinamento penale, che premia i detenuti che dimostrano stabilità comportamentale e reinserimento sociale attraverso il lavoro. Dal punto di vista pratico, la sua attività professionale già avviata all’esterno assume un ruolo centrale nella nuova fase, senza la necessità di attività volontarie aggiuntive.
Resta aperto, sul piano giudiziario, il tema della richiesta di revisione del processo, mentre sullo sfondo prosegue la nuova inchiesta della Procura di Pavia che ipotizza un possibile diverso responsabile del delitto di Garlasco.
Garlasco, Stasi può uscire dal carcere: provvedimento depositato, cosa succede ora
Come riportato dall’Ansa, il Tribunale di Sorveglianza di Milano pare abbia depositato il provvedimento che concede ad Alberto Stasi l’affidamento in prova ai servizi sociali, dopo il parere favorevole espresso dalla Procura generale. Si tratta di una misura alternativa alla detenzione che, di fatto, sostituisce l’ultimo tratto di pena in carcere con un periodo di esecuzione controllata all’esterno.
La decisione arriva al termine di un percorso graduale: Stasi era detenuto a Bollate dal dicembre 2015 e da oltre un anno era già in semilibertà, regime che gli consentiva di uscire quotidianamente per lavorare, con obbligo di rientro serale. Con il nuovo provvedimento, viene meno anche questo vincolo di permanenza notturna in istituto, pur restando un sistema di sorveglianza da parte dell’Uepe (Ufficio esecuzione penale esterna) e dell’autorità giudiziaria.
La condanna definitiva a 16 anni riguarda l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nell’agosto 2007. Stasi ha ancora circa due anni di pena residua, che verranno scontati fuori dal carcere ma sotto precise prescrizioni. L’udienza si è svolta in forma riservata e il detenuto avrebbe ribadito la sua accettazione della sentenza, pur mantenendo la propria dichiarazione di innocenza. Tra gli elementi valutati figurano la condotta regolare durante la detenzione, la partecipazione al percorso trattamentale e il progressivo inserimento lavorativo.
