Il caso di Gianni Alemanno riporta al centro del dibattito pubblico il tema delle condizioni detentive e dell’applicazione delle misure di riduzione della pena previste dall’ordinamento penitenziario. La decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma si inserisce infatti in un contesto più ampio di attenzione verso il sovraffollamento carcerario e la tutela della dignità delle persone detenute, questioni più volte sollevate anche dallo stesso ex sindaco durante la sua permanenza nel carcere a Rebibbia.
Gianni Alemanno e la denuncia sulle condizioni carcerarie a Rebibbia
Durante i mesi trascorsi in carcere, Alemanno ha più volte richiamato l’attenzione pubblica sul tema del sovraffollamento e della crisi del sistema penitenziario italiano. In diverse occasioni ha denunciato una situazione definita “sempre più drammatica”, sottolineando come il sovraffollamento comprometta il principio rieducativo della pena previsto dall’articolo 27 della Costituzione.
In una lettera inviata al ministro della Giustizia Carlo Nordio insieme a Fabio Falbo, parlava di un vero e proprio “grido d’allarme”, chiedendo “riforme urgenti” per alleggerire il peso che grava sulla magistratura di sorveglianza e sulle strutture esterne.
Gianni Alemanno, sconto di pena di 39 giorni per “condizioni inumane”: quando uscirà dal carcere
Come riportato da Rai News, Gianni Alemanno, ex ministro ed ex sindaco di Roma, potrà lasciare il carcere di Rebibbia il 24 giugno dopo la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma di concedergli una riduzione di 39 giorni della pena. Il provvedimento è arrivato in seguito all’istanza presentata dal suo difensore, l’avvocato Edoardo Albertario, sulla base dell’articolo 35-ter dell’ordinamento penitenziario, che prevederebbe uno sconto di pena in presenza di “condizioni umane e degradanti” durante la detenzione.
Stando a quanto riportato e secondo le nostre fonti, Alemanno pare stia scontando una condanna definitiva a un anno e dieci mesi per traffico di influenze, nell’ambito di uno dei filoni dell’inchiesta Mondo di Mezzo, mentre per le altre accuse era stato assolto. Era stato arrestato il 31 dicembre 2024 dopo la revoca della misura alternativa dei servizi sociali, a causa della violazione delle prescrizioni imposte.
Come riportato dall’Adnkronos, secondo l’accusa, l’ex sindaco avrebbe prodotto documentazione non veritiera per giustificare impegni lavorativi ed evitare l’attività presso la struttura “Solidarietà e Speranza”, oltre ad aver incontrato più volte un pregiudicato. Come ha dichiarato il suo legale, si tratta di “una piccola grande vittoria”, perché l’ordinanza riconosce ufficialmente una situazione di detenzione ritenuta lesiva della dignità personale.