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Attivisti della Flotilla fermati dalla marina israeliana: gravi accuse di abusi e violenze

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Global Sumud Flotilla, attivisti fermati in mare: intervento al largo di Creta, denunce di abusi e tensioni sul blocco navale diretto a Gaza.

La Global Sumud Flotilla, iniziativa umanitaria diretta verso Gaza per consegnare aiuti e contestare il blocco navale israeliano, è finita al centro di un caso internazionale dopo l’intercettazione delle sue imbarcazioni in acque del Mediterraneo. Gli attivisti denunciano arresti, presunti maltrattamenti e condizioni di detenzione critiche, mentre le autorità israeliane parlano di operazione legata a motivi di sicurezza e violazione del blocco.

La vicenda ha rapidamente assunto una dimensione diplomatica e legale, coinvolgendo diversi Paesi e organizzazioni.

Detenzione, ricorsi legali e tensioni diplomatiche: il caso dei due attivisti della Flotilla arrestati

Secondo la stessa diplomazia israeliana, il governo greco avrebbe autorizzato lo sbarco di alcuni attivisti a Creta, mentre Saif Abu Keshek e Thiago Ávila restano al centro del procedimento giudiziario.

Israele ha dichiarato che “Israele non permetterà la violazione del legittimo blocco navale su Gaza”, mentre dei due fermati non si hanno ulteriori informazioni ufficiali. Parallelamente, si registra un’intensa attività diplomatica: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito “positivo” il rilascio di parte degli attivisti, mentre la Farnesina segue il caso dei 24 italiani coinvolti.

Sul piano legale, il team della Global Sumud Flotilla ha presentato un “esposto urgente” alla Procura di Roma per chiedere il “sequestro dell’imbarcazione che sta trasportando in Israele” i due attivisti e per verificare eventuali responsabilità penali legate a quanto avvenuto “in acque internazionali”. Parallelamente, viene richiesto di interrompere il “sequestro in atto” e prevenire possibili “trattamenti inumani e degradanti”. L’organizzazione sostiene inoltre che uno degli attivisti sarebbe stato “prelevato e sequestrato da una barca battente bandiera italiana”.

Sul fronte internazionale, circa sessanta membri della Flotilla sarebbero stati trasferiti a Istanbul con un volo speciale organizzato dalla Turchia. Nel frattempo, il Tribunale di Ashkelon ha prorogato di due giorni la detenzione di de Avila e Abukeshek, mentre il pubblico ministero israeliano ha avanzato accuse gravi tra cui “assistenza al nemico in tempo di guerra” e “appartenenza a un’organizzazione terroristica”. Gli avvocati di Adalah contestano però la legittimità del procedimento, definendolo privo di basi giuridiche e denunciando presunti abusi: “assimilabili a torture, tra cui percosse, isolamento e bendaggio degli occhi per giorni in mare”.

Le due difese hanno inoltre chiesto il rilascio immediato, mentre i legali riferiscono che entrambi gli attivisti si trovano in isolamento e hanno avviato lo sciopero della fame.

Sul piano politico e sociale, è stato annunciato un presidio davanti alla Farnesina con richieste che includono la liberazione degli attivisti, l’interruzione dei rapporti con Israele e nuove misure internazionali sulla questione palestinese.

Global Sumud Flotilla, il racconto choc degli attivisti: “Aggrediti con pugni e calci”

Brutalizzati dall’esercito israeliano dopo 40 ore in mare”. Con queste parole alcuni partecipanti della Global Sumud Flotilla raccontano quanto avvenuto durante la spedizione umanitaria partita dal Mediterraneo con l’obiettivo di consegnare aiuti essenziali nell’exclave palestinese e contestare il blocco navale imposto da Israele.

Circa 200 attivisti, intercettati al largo di Creta dalla marina israeliana e successivamente trasferiti sulle unità militari, denunciano condizioni di detenzione difficili e trattamenti duri. “Non ci hanno dato cibo né acqua sufficienti, siamo stati costretti a dormire sul pavimento che veniva deliberatamente e ripetutamente allagato”, riferiscono alcuni di loro.

Le testimonianze includono anche accuse di violenza fisica durante le operazioni di fermo: “Siamo stati presi a pugni, a calci e trascinati a terra con le mani legate dietro la schiena” affermano diversi membri della Flotilla, sostenendo una risposta sproporzionata da parte dei militari rispetto alla “resistenza pacifica” opposta da alcuni attivisti. Tra i fermati figurano Saif Abu Keshek e Thiago Ávila, trasferiti in Israele per interrogatori e indicati dalle autorità israeliane come sospettati rispettivamente di “affiliazione a un’organizzazione terroristica” e “attività illegale”.

Il ministero degli Esteri di Tel Aviv ha ribadito che “L’attività umanitaria nella Striscia di Gaza è gestita dal Board of Peace e questa flottiglia guidata da Hamas costituisce un’altra provocazione volta a distogliere l’attenzione dal rifiuto di Hamas di deporre le armi e a servire gli interessi di provocatori di professione”.