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Guerra in Ucraina, perché in Italia potremmo rimanere senza pane e dolci

Cosa c'entra la guerra in Ucraina con pane e dolci in Italia? Il settore è già in crisi, perché l'approvvigionamento di grano, mais, orzo è sempre più difficile.

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La guerra nel cuore del Vecchio Continente sta apportando serie conseguenze anche in Italia. Le bollette aumentano e la benzina subisce una brusca impennata, dolorosissima per le tasche degli italiani. Ma il conflitto in Ucraina coinvolge persino pane e dolci: per quale motivo?

Guerra in Ucraina, l’Italia resta senza pane e dolci?

Se agli inizi del Novecento l’Ucraina era soprannominata “granaio d’Europa”, un motivo ci sarà. Il Paese, infatti, è ancora oggi uno dei maggiori esportatori al mondo di cereali, il quinto dopo Russia, Stati Uniti, Canada e Francia. In seguito allo scoppio della guerra, l’approvvigionamento di grano, mais e orzo, prodotti indispensabili per la produzione di pane, pasta, dolci e mangimi per animali, si fa sempre più difficile.

Lo ha spiegato Ivano Vacondio, imprenditore 69enne che guida la Molini Industriali di Modena, azienda leader nella produzione di farine, e presidente di Federalimentare.

Un settore in crisi: “I contadini hanno parcheggiato i trattori”

Intervistato da Fanpage.it, Vacondio ha dichiarato: “I contadini hanno parcheggiato i trattori e imbracciato i fucili. Inutile negarlo, la situazione è molto critica: l’Ucraina era il nostro primo fornitore di girasoli, un prodotto indispensabile soprattutto per l’industria dolciaria. Con la guerra, però, gli agricoltori sono costretti a saltare la fase della semina, che si sarebbe dovuta svolgere proprio in queste settimane, con le conseguenze del caso anche per i prossimi raccolti di tutti cereali”.

Poi ha spiegato: “Da tempo, comunque, l’approvvigionamento di grano, girasoli, mais, orzo dai Paesi che hanno porti sul Mar Nero – Russia e Ucraina – era molto complicato, perché da lì le navi non possono salpare e consegnare nei porti italiani, soprattutto quelli del sud. Gli effetti negativi ricadranno sul 70% delle industrie italiane che si occupano della produzione di cibo”.

Tra i mercati alternativi, “per fortuna c’è la Romania, ma non basta.

Ci sono gli Stati Uniti, ma con loro il problema si complica perché per organizzare navi cariche di cereali dall’America servono almeno due mesi. Infine, c’è la Francia, grande esportatore ma quest’anno con un problema di qualità a causa delle piogge. Per quanto riguarda il grano duro le difficoltà perdurano da mesi e dipendono soprattutto dai fenomeni climatici che ha messo in ginocchio le coltivazioni in Canada”. Poi ha ricordato che “circa il 10% dei cereali venivano importati anche dalla Russia”. Il Paese, infatti, “era molto importante soprattutto per le aziende del Sud Italia, quelle che ricevevano la materia prima prevalentemente via nave. Non possiamo nascondere che le sanzioni imposte a Mosca peggiorano ulteriormente la situazione”.

Quindi ha annunciato: “Impossibile fornire una stima esatta, ma sicuramente gli aumenti ci saranno, saranno a doppia cifra e ricadranno anche sui consumatori“.

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