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Covid, cani e gatti hanno anticorpi ma non sono contagiosi: il motivo

In Lombardia un gruppo di cani e gatti è risultato positivo al test sierologico: hanno anticorpi contro il Covid-19.

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Una ricerca internazionale ha messo in evidenza che cani e gatti possono contrarre il Covid-19, seppure non sviluppino mai la malattia e dunque non siano in grado di trasmetterla. Le analisi in Italia sono state condotte da un gruppo di veterinari della Lombardia nel corso della prima ondata del virus.

Gli animali, che abitano in casa con le loro famiglie, sono risultati negativi al tampone ma positivi al test sierologico. Ciò significa che hanno sviluppato gli anticorpi.

I cani e i gatti positivi al Covid-19

Tra marzo e maggio 2020, dalle analisi su 919 animali (di cui 476 cani e 187 gatti) sono stati riscontrati gli anticorpi del Covid-19 su 15 cani (il 3,3%) e 11 gatti (il 5,8%).

La ricerca, tuttavia, dimostra che sono i cani ad avere la maggiore probabilità di contrarre il virus quando entrano a diretto contatto con un umano positivo. “Su 47 cani di famiglie con almeno un componente malato di coronavirus, 6 avevano gli anticorpi, mentre soltanto un gatto li aveva sviluppati sui 22 ospitati in famiglie col Covid”, si legge.

Lo studio rivela inoltre che le differenze di genere ed età tra gli animali positivi al Covid-19 rispecchiano quelle degli esseri umani.

La maggior parte dei cani e dei gatti che hanno sviluppato gli anticorpi contro il virus sono anziani e di sesso maschile. Nessuno dei test sui 30 animali di età inferiore a un anno ha dato esito positivo.

Perché il tampone è negativo?

Tra gli animali analizzati, 38 cani e altrettanti gatti di questi manifestavano, al momento dei test, qualche sintomo respiratorio. Eppure il loro tampone è risultato negativo. Tale dato solleva qualche dubbio in più in merito.

“Questo elemento suggerisce che anche se gli animali da compagnia possono sviluppare anticorpi, potrebbero in caso diffondere il virus per un intervallo molto limitato di tempo”, ribadiscono gli esperti.

Sull’argomento, a ogni modo, si stanno continuando a fare approfondimenti. “L’infezione negli animali da compagnia non è rara. Ma in base alle attuali conoscenze, è improbabile che animali infetti abbiano un ruolo attivo nella trasmissione del virus tra gli esseri umani”. Studi di questo genere possono però essere utili a spiegare le dinamiche sulla diffusione del Covid-19 in determinati ambienti, come ad esempio negli allevamenti per visoni: “Una sorveglianza sierologica sugli animali potrebbe essere utile per avere un quadro più complessivo delle dinamiche della malattia in una comunità e assicurarsi che tutte le possibilità di trasmissione siano state bloccate”.

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