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Roccascalegna, in affitto un castello da fiaba per i turisti
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Roccascalegna, in affitto un castello da fiaba per i turisti

Roccascalegna, in affitto un castello da fiaba per i turisti

Il comune di Roccascalegna, in provincia di Chieti, in Abruzzo, ha messo in affitto il proprio castello per matrimoni, eventi e iniziative.

Castello in affitto. Il comune di Roccascalegna, in provincia di Chieti, in Abruzzo, ha messo in affitto il proprio castello, fiore all’occhiello del borgo medievale. I primi a riferire la notizia sono stati i giornalisti di Cnn Travel. Agli americani, il primo cittadino, Domenico Giangiordano, ha raccontato che si tratta di un’iniziativa per rilanciare il borgo. L’idea di organizzare il proprio ricevimento di matrimonio nel castello fa gola a molti. Il tutto pagando la modica cifra di 90 euro.

Castello in affitto

“Si tratta di una piccola tassa“. Il sindaco di Roccascalegna ha spiegato a GQItalia che l’iniziativa di mettere il castello medievale in affitto non è nata per avere un effettivo risvolto economico, vista la somma richiesta per usufruirne. Anzi, secondo il primo cittadino, la proposta di affittare la fortezza è stata pensata allo scopo di far ottenere al borgo un po’ di visibilità, soprattutto nei confronti di un turismo d’elite: “Il nostro obiettivo non è guadagnare denaro, ma usare questo posto unico per dare un incentivo all’economica locale portando qui una clientela d’elite appassionata a luoghi unici”.

Il castello medievale

Protagonista dell’iniziativa è certamente lui: il castello di Roccascalegna.

La fortezza, riferisce il sito omonimo interamente dedicato ad esso, risalirebbe al 1320, prima effettiva data di cui si hanno sporadiche notizie. Presumibilmente, il borgo di Roccascelgna sarebbe stato fondato dai Longobardi nel 600 d.C., che per tutelarsi dai rivali Bizantini, costruirono sulle alture diversi avamposti e torri che consentissero loro di avvistare per tempo l’arrivo di potenziali invasori.

Le fonti storiografiche non riferiscono nulla della fortezza, fino al 1525. In tale anno, gli esperti affermano che le fonti abbiano descritto approfonditamente le opere di restauro della struttura, messe in atto per renderla capace di sostenere i colpi delle armi da fuoco. All’epoca, il castello faceva gola a molti, soprattutto per la sua posizione strategica. la fortezza, infatti, si erge su un imponente ammasso roccioso che domina la valle del Rio Secco, un affluente dell’Aventino.

Il restauro della fortezza

Il castello non ha mai smesso di vegliare sulla valle. Tuttavia, non sono mancati per lui degli anni di totale abbandono: dal 1700 fino agli anni Ottanta del ‘900, la struttura è stata via via abbandonata a uno stato di degrado.

Nel 1985, però, l’ultima famiglia feudataria con diritti di proprietà della fortezza decise di donare il castello al Comune di Roccascalegna. Il consiglio comunale decise di far tornare la fortezza allo splendore di un tempo, avviando dei lavori di restauro che si sono conclusi nel 1996.

La leggenda di Corvo De Corvis

La presenza del castello è sempre stata fonte di curiosità e leggende nel borgo di Roccascalegna. Tra queste, la più famosa sarebbe quella di un tale Corvo De Corvis. Quest’ultimo, racconta il mito, sarebbe stato un Barone che si sarebbe stabilito nel castello di Roccascalegna, di sua proprietà. Preso dal desiderio di ripristinare antiche tradizioni, nel 1646 il nobile avrebbe imposto lo Jus primae noctis, suscitando il malcontento del popolo. Secondo tale editto, infatti, il Barone pretendeva che tutte le novelle spose passassero la prima notte di nozze con lui, invece che coi mariti.

Per contrappasso, fu proprio per colpa dell’editto che Corvo De Corvis perse la vita.

La leggenda è molto vaga su questo punto, ma sembra che una delle spose novelle costrette a passare la prima notte di nozze con il Barone, lo pugnalò a tradimento nel talamo nuziale. Un’altra versione della storia, invece, racconta che fu proprio uno dei mariti a travestirsi da donna, sostituendosi alla propria sposa, per pugnalare il feudatario. I segni dell’omicidio sarebbero rimasti imperituri nei secoli a venire: il Barone avrebbe macchiato con la mano insanguinata una roccia del castello, crollata a seguito di un terremoto. Eppure, alcuni abitanti del borgo avrebbero raccontato che i segni della mano insanguinata fossero ancora visibili in alcune rocce del castello.

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Andrea Danneo
Palermitano di nascita, milanese acquisito, ho iniziato a scrivere di Rugby e di Basket sul web. Dopo una bella esperienza in un sito di informazione locale, mi sono laureato in Lettere moderne a Milano e ho concluso la mia formazione alla scuola di Giornalismo dell'Università Cattolica. Lettore di libri incallito, inseguo il sogno di raccontare le piccole e grandi storie, sia in forma scritta, sia in video.
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