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L’opinione di Sara Giudice

Chanel Totti non ha scelto di mostrare il corpo e ha diritto di essere una minorenne spensierata

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La copertina di Gente che mostra il lato B della figlia tredicenne di Francesco Totti e Ilary Blasi ha cancellato l'identità della ragazza, costringendola ad assomigliare alla madre e a mostrare le parti più attraenti del suo corpo.

ilary blasi figlia copertina gente
ilary blasi figlia copertina gente

“Sul corpo delle donne non passeranno”. Tra le prime a porre la questione della mercificazione del corpo femminile in televisione è stata Lorella Zanardo, scrittrice femminista che con la sua pubblicazione “Il corpo delle donne”, nel 2010, affrontava con coraggio la questione della televisione “spazzatura”, dell’avan-spettacolo permanente, dello sfruttamento mediatico del corpo per scopo di lucro.

La tv commerciale, le veline, le letterine, c’era e c’è sempre un “ine” mortificante e disponibile per ridurre la donna a pure cornice folkloristica, rappresentando cosi una società che va via via scomparendo (e ne siamo felici); uomini attempati vicino a ragazze seminude e possibilmente mute. Una donna ai margini, subordinata o tutt’al più sorridente, oggetto di sketch televisivi dove l’uomo la osserva come un cane bastonato con la bava alla bocca e prova maldestramente a sedurre, mentre la telecamera la guarda dal basso.

Quanti ne ho visti, nella mia adolescenza, di questi sketch da commedia all’italiana. Sono nata nel boom della televisione spazzatura, tette al vento e tante amiche che sognavano solo di fare le veline. C’è stato un momento, piuttosto lungo, che ha segnato la mia generazione, nel quale sembrava impossibile affermarsi in questo paese, riuscire a diventare qualcuno o qualcosa scegliendo la strada dei libri e non quella dei casting televisivi.

Poi per grazia ricevuta, fortuna o educazione ci siamo evolute da quel modello che però persiste nel palinsesto televisivo italiano, in nome del Dio denaro.

In questo delirio di modelli sconvolti e di riferimenti valoriali precari, sono le nuove generazioni ad essere oggi a rischio. Proprio la generazione di Chanel, che ha l’aggravante imperdonabile di chiamarsi “Totti” di cognome e di avere tredici anni, che anni meravigliosi i tredici anni.

Una fase delicata che va protetta, gestita, sicuramente non abusata, non sbattuta in prima pagina senza volto, senza identità, ridotta a sedere sculettante privo di alcun diritto o premura. Un gesto eticamente discutibilissimo, privo di notizia, voyeurismo scellerato sulle spalle di una ragazzina che non ha ancora scelto chi e cosa vorrà essere nella vita e che ora in quel sedere perfetto potrebbe riversare complessi o eccessive aspettative. La foto in prima pagina del settimanale Gente non mostra il suo viso (non lo può mostrare proprio perché le regole della deontologia professionale lo impongono), ma mostra il suo lato B, sottolineando come la somiglianza alla madre Ilary Blasi sia ormai inequivocabile.

Così, la povera Chanel è condannata due volte: la prima ad assomigliare alla madre (deve essere per forza all’altezza della sua bellezza) e la seconda a mostrare le parti più attraenti del suo corpo (proprio come la mamma nella sua carriera televisiva).

Il circolo mediatico ha già scelto per lei ed è questo il torto più grande, la cancellazione della sua identità. C’è un particolare non trascurabile, per il quale Chanel deve essere assolutamente protetta e difesa: lei non ha scelto di mostrare il suo corpo a nessuno e finché non lo sceglierà, ha il diritto di essere una minorenne spensierata, non solo la figlia di Ilary Blasi, show girl dal corpo sempre perfetto e spesso mostrato (legittimamente) in televisione. Chanel ha il diritto di essere semplicemente una ragazzina, di poter fare le sue scelte liberamente senza che nessuno osi passare sul suo corpo.

La scelta di pubblicare quella foto è stata una scelta violenta che ha giustamente scatenato la reazione dei genitori Ilary e Francesco Totti che sui social hanno polemizzato con la direttrice di Gente Monica Mosca che definiscono insensibile ai temi della “sessualizzazione e mercificazione del corpo delle adolescenti”. Un tema enorme che ci coinvolge anche come madri, angosciate da questa contemporaneità cosi sfuggente, dai social con i balletti ammicanti, dalle foto sempre più provocatorie di quelle che fino a poco tempo prima erano solo “le nostre bambine” che non leggono certo “Gente”, semmai vanno su Tik Tok.

Ma si sa: la gente dà buoni consigli, se non può più dare cattivo esempio.

N.B.

Nell’articolo abbiamo inserito la copertina di Gente, ormai girata su tutti i social, preoccupandoci però di tagliarla in modo tale che non siano visibili particolari del corpo della tredicenne che non riteniamo opportuni mostrare.

Sara Giudice, milanese di nascita e apolide nel cuore, classe 1986. Laureata in Lingue e Comunicazione alla Iulm di Milano e master in comunicazione presso la business school del sole 24 ore. Cresciuta a pane e politica, è grazie ai libri di Oriana Fallaci che esplode la sua passione giornalistica. Ha iniziato la carriera televisiva presso la televisione americana Class Cnbc come inviata politica. Arrivata a La7 lavora prima per la trasmissione In Onda poi per PiazzaPulita, collabora con Il Fatto Quotidiano e l'Inkiesta. Nel 2017 ha vinto il premio Giancarlo Siani con un'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti a Roma, nel 2019 il Premio Maurizio Rampino con un'inchiesta sulla criminalità ad Afragola. Insieme ad altri colleghi ha scritto il libro "Italia sotto inchiesta" pubblicato da Meltemi. Il mio motto? "Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla".


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Sara Giudice, milanese di nascita e apolide nel cuore, classe 1986. Laureata in Lingue e Comunicazione alla Iulm di Milano e master in comunicazione presso la business school del sole 24 ore. Cresciuta a pane e politica, è grazie ai libri di Oriana Fallaci che esplode la sua passione giornalistica. Ha iniziato la carriera televisiva presso la televisione americana Class Cnbc come inviata politica. Arrivata a La7 lavora prima per la trasmissione In Onda poi per PiazzaPulita, collabora con Il Fatto Quotidiano e l'Inkiesta. Nel 2017 ha vinto il premio Giancarlo Siani con un'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti a Roma, nel 2019 il Premio Maurizio Rampino con un'inchiesta sulla criminalità ad Afragola. Insieme ad altri colleghi ha scritto il libro "Italia sotto inchiesta" pubblicato da Meltemi. Il mio motto? "Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla".

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