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Trama e recensione di Pieces of a Woman

Recensione del film drammatico Pieces of a Woman, disponibile in streaming su Netflix, con la Coppa Volpi femminile 2020 Vanessa Kirby

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Pieces of a Woman è su Netflix.

Il film presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia sbarca sulla famosa piattaforma streaming. Pieces of a Woman è diretto dal cineasta ungherese Kornél Mundruczó (Delta). La sceneggiatrice Kata Wéber (White God – Sinfonia per Hagen) per scrivere il film si è ispirata a un fatto realmente vissuto da lei e il suo marito di allora, il regista del film Mundruczó.

Il cast di Pieces of a Woman

Vanessa Kirby (Questione di tempo) è Martha Weiss, la donna a pezzi del film. Grazie a questo fatidico ruolo ha vinto l’importante Coppa Volpi come migliore attrice femminile all’ultimo Festival di Venezia.

Al suo fianco, il costruttore di ponti Sean Carson è interpretato da uno straziato Shia LaBeouf (In viaggio verso un sogno – The Peanut Butter Falcon).

La grande Ellen Burstyn (L’esorcista) nel ruolo della madre di Martha, donna possessiva e asfissiante, incanta per enciclopedica bravura. La comica americana Iliza Shlesinger interpreta Anita, la sorella di Martha. Chris, il suo compagno, è interpretato da Benny Safdie (Good Time). Altri ruoli nel film sono ricoperti da Molly Parker (1922) e Sarah Snook (La vedova Winchester).

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La trama del film

Martha Weiss, con il sostegno del compagno Sean Carson, vuole partorire in casa. Purtroppo le cose non vanno come dovrebbero, il parto ha delle complicazioni. Perdono la propria bambina a causa di un presunto errore da parte dell’ostetrica. Tutto comincia a sgretolarsi dentro e fuori. La coppia è impotente, non sa come affrontare un lutto tanto devastante.

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La recensione di Pieces of a Woman

Pieces of a Woman parte subito fortissimo. Nel giro di una ventina di minuti ci dà motivo di essere talmente soddisfatti da consigliarne caldamente la visione, indipendentemente dal resto. Il piano sequenza del parto è qualcosa di magistrale per organizzazione, intensità e recitazione.

Solo con quello Kornél Mundruczó si iscrive alla nostra mente e promette di restarci a lungo. Probabilmente per sempre. È bello vedere all’opera un regista con delle idee, il suo volerle perseguire ostinatamente, il credere fedelmente, senza mezze misure. Il problema è che da lì in poi Pieces of a Woman arretra il baricentro, si nasconde, affievolisce mano a mano, fino al punto di decidere di non vivere più.

Un po’ come i suoi protagonisti. Genitori mancati e sconfitti dalla vita, da se stessi, dal senso di colpa. Il climax meritava di essere ancora più sentito ma il film in realtà non c’era quasi più, stava per smettere di battere. Pieces of a Woman è partito davvero forte, forse troppo, al punto da arrivare in fondo con le batterie un po’ scariche.

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