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Recensione e trailer di Chiamami col tuo nome

Recensione di Chiamami col tuo nome, film disponibile su Netflix, diretto da Luca Guadagnino, con Timothée Chalamet e Armie Hammer

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Chiamami col tuo nome è disponibile in streaming su Netflix!

La sceneggiatura, scritta da James Ivory (Quel che resta del giorno) è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di André Aciman. Alla regia c’è il famoso regista palermitano Luca Guadagnino (We Are Who We Are).

Il film è stato girato in Italia, principalmente nella provincia di Cremona, tra il maggio e il giugno 2016. Chiamami col tuo nome è stato candidato a 4 Premi Oscar vincendo quello per la migliore sceneggiatura non originale.

Il cast di Chiamami col tuo nome

Nei panni del ragazzino protagonista, Elio Perlman, abbiamo Timothée Chalamet (Un giorno di pioggia a New York). Armie Hammer (Rebecca) ha il ruolo di Oliver, il giovane americano che scombussolerà la vita di Elio.

Michael Stuhlbarg (The post) è il Sig Perlman, il padre di Elio. L’attrice Amira Casar è la moglie. Del cast fanno parte anche: Esther Garrel, Victoire Du Bois, Vanda Capriolo, Antonio Rimoldi, Elena Bucci, Marco Sgrosso, André Aciman, Peter Spears, Walter Fasano.

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La trama del film

Elio Perlman è un diciassettenne di origini americane che trascorre le vacanze estive in una villa immersa nelle campagne del cremasco. Il padre, un professore di archeologia, è solito ospitare ogni anno uno studente straniero, impegnato nella redazione della sua tesi di dottorato.

Lo studente selezionato nell’estate del 1983 è Oliver, ventiquattrenne ebreo americano di bell’aspetto, intelligente e spigliato. La personalità spensierata del giovane mette a disagio Elio, che è invece un ragazzo introspettivo. Elio e Oliver incominciano a trascorrere del tempo insieme.

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La recensione

Luca Guadagnino ci porta ancora una volta in campagna, d’estate. Considerando il solo pregiudizio maturato vedendo le sue opere precedenti, si sarebbe portati a pensare che si tratti di un canonico film di Guadagnino, fatto di storie irrisolte e personaggi smaccatamente tormentati.

Questa volta è diverso. Ce ne accorgiamo fin dalle prime battute. Il regista mette da parte il suo egocentrismo, riduce al minimo i suoi vezzi estetici, per concentrarsi unicamente sulla storia e sul fare delle scelte congrue a raccontarla al meglio.

I maligni potrebbero pensare che questo è possibile perché la solida sceneggiatura del film non è stata scritta da lui, come al solito, ma da un grande sceneggiatore come James Ivory.

Io preferisco fermarmi un po’ prima e limitarmi a segnalare quanto sia più facile mantenere il focus del lavoro senza perdersi in inutili e sgangherati ghirigori quando la situazione attorno obbliga a tale atteggiamento cancellando molto del restante spazio a disposizione.

Quale sia la verità poco importa. Ciò che conta è che Chiamami col tuo nome è un film riuscito, perfetto anche per chi di solito gradisce poco lo stile di Guadagnino.

C’è un respiro morbido, un narrare dolce e sentito. L’amore estivo che ti cambia per sempre, dove la campagna italiana diventa scenario ideale.

Piccola e doverosa postilla sul finale del film, talmente emozionante da non credere. Non serve nulla di più, basta restare a fissare il piccolo Elio davanti al fuoco del camino, in tutta la sua latente disperazione, per ritrovarsi improvvisamente d’accordo su tutto.

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