L’Iran ha categoricamente smentito di essere coinvolto in negoziati con gli Stati Uniti riguardo allo Stretto di Hormuz, affermando invece di essere impegnato in colloqui bilaterali con l’Oman. Questa dichiarazione è stata fatta dal viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, in un’intervista televisiva. Nonostante le affermazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump riguardo a presunti ‘ottimi colloqui’ in corso con Teheran, Gharibabadi ha ribadito che non ci sono stati negoziati con Washington, anche se Teheran ha ricevuto messaggi dagli Stati Uniti sulla disponibilità a tornare agli impegni precedenti.
La situazione nello Stretto di Hormuz è estremamente delicata e complessa. L’Iran ha minacciato di non concludere alcun accordo sotto minaccia, soprattutto a causa delle pressioni e delle minacce di attacco militare da parte di Trump. Un funzionario informato sui negoziati tra Teheran e il Sultanato dell’Oman ha dichiarato che il ritardo nel raggiungimento di un accordo è dovuto principalmente all’interferenza degli Stati Uniti e alle minacce di Trump.
Finché persisteranno queste interferenze, l’accordo rimarrà bloccato.
L’accordo temporaneo tra Iran e Oman
L’accordo in fase di finalizzazione tra Iran e Oman prevede un meccanismo temporaneo di 60 giorni eventualmente prorogabile, per regolare il traffico nello Stretto di Hormuz. Questo accordo potrebbe prevedere due corridoi: uno per l’ingresso attraverso le acque iraniane e uno per l’uscita attraverso le acque omanite.
L’obiettivo principale dell’Iran è mantenere il controllo dello Stretto, considerato una leva strategica per influenzare l’economia globale e, in particolare, quella degli Stati Uniti.
Tuttavia, questa strategia è vista come una scommessa rischiosa dal Wall Street Journal. L’Iran spera che la capacità di infliggere danni all’economia americana possa dissuadere future azioni militari da parte di Washington e Israele. Con l’inflazione e i prezzi della benzina ancora elevati, la leadership iraniana ritiene che Trump possa essere costretto ad accettare le condizioni di Teheran in vista delle elezioni di mid-term. Tuttavia, il quotidiano americano sottolinea che questa strategia è straordinariamente rischiosa poiché presuppone che Trump preferisca uno stallo caotico piuttosto che una guerra totale.
Le divisioni interne e le implicazioni economiche
All’interno del governo iraniano ci sono divisioni sulla gestione dello Stretto di Hormuz. L’ala più radicale dei Pasdaran vede il controllo dello Stretto come lo strumento principale per esercitare pressione sull’Occidente, mentre la parte più moderata è preoccupata per le conseguenze economiche del blocco navale imposto dagli Stati Uniti. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che l’economia iraniana si contrarrà del 6% nel 2026, con un’inflazione tendenziale del 69% e carenze di carburante che stanno portando il paese sull’orlo del baratro.
La stretta iraniana sullo Stretto di Hormuz ha avuto un impatto significativo sulle forniture mondiali di petrolio, con i flussi provenienti dal Golfo Persico scesi a circa il 36% dei livelli precedenti al conflitto. Tuttavia, il prezzo del greggio non è riuscito a mantenersi stabilmente sopra i 100 dollari al barile soglia che avrebbe potuto infliggere danni sufficienti all’economia americana. Anche con i ribelli Houthi sostenuti dall’Iran che ostacolano il petrolio saudita nel Mar Rosso, il greggio è rimasto sotto gli 80 dollari al barile.
Le reazioni internazionali e le prospettive future
Barbara Leaf, già responsabile del Medio Oriente presso il Dipartimento di Stato durante l’amministrazione Biden, ha spiegato che dopo gli attacchi israeliani e statunitensi contro gli impianti nucleari iraniani nel, la Cina aveva iniziato ad accumulare scorte di petrolio. Trump mantiene il blocco navale contro l’Iran e ha reintrodotto sanzioni che rendono molto difficile l’esportazione del petrolio iraniano.
Nel lungo periodo, il potere di pressione dell’Iran sull’economia mondiale e sui vicini del Golfo potrebbe ridursi se Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e altri grandi produttori di petrolio riuscissero a realizzare infrastrutture alternative che evitino il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Anche le esportazioni petrolifere dell’Iran dipendono dal passaggio attraverso Hormuz, e una prolungata interruzione del traffico priva la Repubblica islamica della sua principale fonte di entrate. La Cina, uno dei partner più importanti dell’Iran, non è accorsa in suo aiuto, riducendo gli acquisti di petrolio iraniano e contribuendo a mantenere bassi i prezzi.
Mediatori di Egitto, Pakistan e Qatar sperano che, una volta trovata una soluzione temporanea per la navigazione nello Stretto, Stati Uniti e Iran possano tornare al tavolo negoziale. Tuttavia, la situazione rimane estremamente delicata e le tensioni continuano a crescere.
