La concessione della grazia a Nicole Minetti è finita al centro di una nuova ondata di verifiche: un fascicolo di dodici documenti, composto da referti medici, relazioni psicologiche e attestazioni di enti assistenziali, è ora sotto esame per accertarne la coerenza. L’attenzione della procura generale della Corte d’Appello di Milano si è infatti allargata, con il supporto di Interpol, a elementi che sembrano non combaciare e che richiedono acquisizioni anche oltreoceano.
Nel dossier presentato dai difensori della ex consigliera della Lombardia viene delineato il quadro sanitario e familiare del minore adottato: la vicenda attraversa consulti medici esteri, pareri contrastanti e una serie di atti giudiziari. Tra le segnalazioni c’è anche un alert dall’Uruguay per il rintraccio della madre biologica, oltre a una serie di circostanze — come la morte dell’avvocata della madre nel 2026 — che saranno oggetto di approfondimenti internazionali.
Documentazione e principali criticità
Uno dei nodi più spinosi riguarda i presunti pareri contrari all’intervento del minore, attribuiti a strutture italiane come il San Raffaele di Milano e l’ospedale di Padova. Entrambi gli istituti dichiarano di non avere tracce del bambino nei propri database, benché l’allegato alla richiesta di grazia riporti queste valutazioni.
La difesa sostiene che si trattò solo di consulti, alcuni svolti all’estero a Cleveland e Boston, ma la discrepanza tra le attestazioni e le evidenze negli archivi solleva la domanda su quale sia l’effettivo supporto documentale a sostegno della richiesta.
Pareri medici e accessi ospedalieri
Il cuore della questione tecnica è legato alle cartelle cliniche: se realmente vennero eseguiti solo consulti e non ricoveri, l’assenza di accessi nei registri italiani sarebbe giustificabile. Tuttavia gli inquirenti dovranno acquisire cartelle dall’estero per verificare date, referti e raccomandazioni terapeutiche, e valutare la natura delle attestazioni allegate. In mancanza di documentazione coerente, la procura non esclude una rogatoria internazionale per ottenere gli elementi mancanti.
Adozione, Uruguay e accertamenti internazionali
Il percorso adottivo parte nel 2026 e si conclude formalmente nel 2026, con il riconoscimento in Italia sancito dal Tribunale per i minorenni di Venezia nel 2026. Le motivazioni del riconoscimento parlano di stato di abbandono e di separazione definitiva dai genitori biologici, che sarebbero stati dichiarati decaduti dalla responsabilità genitoriale. Sull’altro lato dell’Atlantico, emergono però segnalazioni che richiedono accertamenti: le autorità uruguaiane hanno emesso avvisi per il rintraccio della madre biologica e, recentemente, è stata rimossa la figura responsabile delle adozioni per «squilibri e decisioni errate» nei processi adottivi.
Aspetti legali e possibili rogatorie
Per chiarire i punti oscuri gli investigatori stanno predisponendo richieste ufficiali all’estero. L’uso di rogatorie internazionali potrebbe diventare necessario per ottenere cartelle cliniche, atti giudiziari uruguayani e certificazioni anagrafiche. Anche la circostanza della morte dell’avvocata della madre biologica nel 2026 e l’avviso emesso il 14 aprile per il rintraccio della 29enne madre saranno verificati con il contributo di Interpol e delle autorità locali.
Implicazioni sulla grazia e possibili sviluppi giudiziari
La prima valutazione della Corte d’Appello aveva trovato nella documentazione presentata elementi sufficienti a considerare la richiesta di clemenza, ritenendo indicativa una «presa di distanza dal passato» e una volontà di reinserimento sociale. Le nuove verifiche potrebbero però ribaltare la prospettiva: se emergeranno incongruenze o dichiarazioni non veritiere, gli atti saranno trasmessi alla Procura per valutare eventuali profili penali. Tra gli accertamenti ricade anche il periodo di soggiorno a Ibiza e la rete di relazioni legate al compagno Giuseppe Cipriani, erede della dinastia dell’Harry’s Bar, citata in connessioni complesse come gli Epstein files.
Il caso rimane definito dalle stesse fonti come «delicatissimo»: l’indagine procede senza schemi prestabiliti e con l’obiettivo di acquisire tutte le prove necessarie per chiarire le circostanze che hanno portato alla concessione della grazia. Nei prossimi passaggi si vedrà se le certificazioni allegate reggeranno al vaglio documentale o se apriranno nuovi fronti processuali e internazionali.