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Caso Balogun ai Mondiali 2026: scontro tra FIFA e UEFA dopo la sospensione della squalifica

Caso Balogun ai Mondiali 2026: scontro tra FIFA e UEFA dopo la sospensione della squalifica

La decisione della FIFA sul caso Balogun accende lo scontro con la UEFA e scatena nuove polemiche ai Mondiali 2026.

La sospensione della squalifica di Folarin Balogun ai Mondiali 2026 ha scatenato un acceso dibattito ben oltre il campo. La decisione della FIFA ha provocato un duro scontro con la UEFA, acceso le proteste del Belgio e alimentato polemiche sull’eventuale influenza della politica nelle decisioni della giustizia sportiva.

Mondiali, caso Balogun: le reazioni politiche, il ricorso del Belgio e le accuse di interferenze

La vicenda ha assunto rapidamente una dimensione politica dopo l’intervento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha confermato di aver parlato con il presidente della FIFA Gianni Infantino per chiedere una revisione dell’espulsione. “Sì l’ho chiamato“, ha dichiarato Trump, sostenendo che “Non era un fallo, erano due atleti che si sono scontrati“.

Il presidente americano ha inoltre criticato il direttore di gara brasiliano Raphael Claus, definendolo “un po’ sospetto, se guardiamo al suo passato», e ha precisato di aver «solo chiesto di riesaminare” l’episodio, aggiungendo: “Non gli ho detto cosa fare, non è stato lui a prendere la decisione. È stato un comitato a farlo. È stata una decisione brillante“.

In precedenza, sul social Truth, aveva anche ringraziato la FIFA “per aver agito secondo giustizia e per aver posto rimedio a una grave ingiustizia“. Trump ha infine paragonato la vicenda alle elezioni presidenziali del 2020, affermando che senza Balogun “la partita sarebbe stata truccata come il voto nel 2020“.

Il Belgio ha reagito con fermezza. La Royal Belgian Football Association (RBFA), dopo aver appreso la decisione attraverso i media, ha chiesto ufficialmente alla FIFA una copia del provvedimento, chiarimenti sulla procedura adottata e sulle norme applicate. La federazione belga ha denunciato che la richiesta di informazioni è stata trasformata dalla FIFA in un ricorso formale, concedendo soltanto poche ore per completarlo e senza fornire spiegazioni nel merito. Per questo motivo la RBFA ha contestato il diritto di Balogun a essere schierato contro il Belgio.

Sulla vicenda sono intervenuti anche il ministro degli Esteri belga Maxime Prévot, il commissario europeo allo Sport Glenn Micallef e il presidente della FIGC Giovanni Malagò. Prévot ha osservato che “Se davvero una telefonata avesse portato a questa decisione incomprensibile, ciò equivarrebbe a minare le regole più elementari del calcio e dello sport“, mentre Micallef ha ribadito che le decisioni sportive devono rimanere nelle mani degli organismi competenti e non della politica. Malagò ha invece definito l’intera vicenda “una strana storia” e «un’assurdità», sostenendo che l’applicazione dell’articolo 27 ha “un evidente sapore politico” e rappresenta “un precedente pericolosissimo“, auspicando che le istituzioni calcistiche riflettano sulle conseguenze di una decisione destinata a far discutere ancora a lungo.

Mondiali, caso Balogun. UEFA contro la FIFA: “Superata linea rossa, calcio in pericolo”

La decisione della FIFA di sospendere la squalifica di Folarin Balogun ha aperto uno dei casi più controversi dei Mondiali 2026, alimentando un duro confronto istituzionale con la UEFA e provocando reazioni politiche e sportive in diversi Paesi. L’attaccante degli Stati Uniti era stato espulso con cartellino rosso diretto nei sedicesimi di finale contro la Bosnia ed Erzegovina per un intervento sul difensore Tarik Muharemovic. In base all’articolo 10.5 del regolamento del torneo, la sanzione avrebbe comportato automaticamente una giornata di stop, impedendogli di prendere parte all’ottavo di finale contro il Belgio.

La commissione disciplinare della FIFA ha però deciso di applicare l’articolo 27 del Codice disciplinare, sospendendo con la condizionale la squalifica e rendendo così disponibile il giocatore. La norma stabilisce infatti che “l’organo giudiziario può decidere di sospendere, in tutto o in parte, l’esecuzione di un provvedimento disciplinare” e che, in caso di una nuova infrazione simile durante il periodo di prova, “la sospensione sarà revocata“. Si tratta di una scelta ritenuta eccezionale, che ha immediatamente acceso il dibattito sull’interpretazione dei regolamenti e sull’autonomia della giustizia sportiva.

La risposta della UEFA è stata durissima. In una nota ufficiale, la federazione europea ha accusato la FIFA di aver “passato una linea rossa“, definendo la decisione “senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile“. L’organismo di governo del calcio europeo ha ribadito che “Il calcio, come qualsiasi altro sport, si basa su regole, che sono il fondamento di una competizione equa, onesta e trasparente. A volte, le regole sono soggette a interpretazione. In questo caso, non è così“. La UEFA ha inoltre avvertito che “Quando la certezza delle regole non è più garantita dai suoi custodi, l’integrità del gioco è in pericolo e la credibilità di una competizione viene minata“, sottolineando come il caso rischi di creare un precedente destinato a incidere sulla fiducia nelle competizioni internazionali.

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