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Morte del piccolo Domenico: la telefonata che conferma l’errore, le dimissioni ritirate al Monaldi e il coraggio di mamma Patrizia

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La morte del piccolo Domenico Caliendo tra errori medici, tensioni in ospedale e la fondazione nata per ricordarlo. Gli ultimi sviluppi sul caso.

Il caso del trapianto di cuore fallito all’ospedale Monaldi di Napoli ha messo in luce gravi criticità nella gestione di un intervento pediatricamente delicato, che ha portato alla morte del piccolo Domenico Caliendo. Tempistiche cruciali ignorate, controlli sull’organo non effettuati in tempo e tensioni interne all’ospedale sollevano interrogativi sulla sicurezza dei trapianti e sulla responsabilità dei medici coinvolti, mentre la comunità segue con dolore e incredulità l’evolversi della vicenda.

La morte del piccolo Domenico: tensioni interne al Monaldi, dimissioni annunciate e poi ritirate

La vicenda ha provocato scosse anche nell’Azienda ospedaliera dei Colli, cui il Monaldi fa riferimento. Venerdì 6 marzo il direttore amministrativo Alberto Pagliafora ha annunciato le dimissioni, poi ritirate poche ore dopo. L’azienda ha spiegato che la decisione iniziale era legata a motivi familiari, ma Pagliafora ha scelto di restare “nella consapevolezza della delicatezza della fase che l’ospedale sta attraversando e dell’importanza di garantire continuità amministrativa e organizzativa“. Una spiegazione che non ha convinto l’opposizione regionale: il segretario campano di Forza Italia, Fulvio Martusciello, ha dichiarato: “Cosa è successo? Vogliamo la verità“.

Parallelamente, la cardiochirurgia pediatrica ha segnalato un clima di forte disagio: diversi operatori avrebbero chiesto trasferimenti e le segnalazioni sarebbero state inoltrate alla Medicina del Lavoro e all’Ufficio procedimenti disciplinari. Alcuni medici hanno subito sospensioni cautelari, differenziate in base alla responsabilità accertata.

Morte Domenico, spunta la telefonata che dimostra l’errore al Monaldi

A quattordici giorni dalla morte del piccolo Domenico Caliendo, il caso del trapianto cardiaco mal riuscito all’ospedale Monaldi di Napoli continua a suscitare domande e tensioni. L’inchiesta della Procura di Napoli sta cercando di ricostruire ogni passaggio della catena decisionale che ha portato alla tragedia, mentre emergono nuovi elementi che sembrano indicare gravi errori nella gestione dell’intervento.

Un dettaglio temporale, apparentemente marginale, potrebbe rivelarsi cruciale: come riportato dal Corriere della Sera, agli atti dell’inchiesta figura una registrazione telefonica che contraddice alcune versioni dei protagonisti. Alle 14:22 la dottoressa Farina avrebbe avvisato la sala operatoria di trovarsi nel parcheggio, ma alle 14:18 il dottor Oppido avrebbe già clampato l’aorta del bambino. In quel momento, nessuno aveva ancora verificato le reali condizioni del cuore destinato al trapianto, che si rivelò irreversibilmente danneggiato: “nei venti minuti successivi i medici tentano ripetutamente di farlo ripartire, ma senza successo”. L’organo è stato impiantato comunque, incapace di pompare sangue, e Domenico è morto poco più di due mesi dopo.

Il ricordo di Domenico e la solidarietà della comunità: il toccante gesto della mamma

Mamma Patrizia, portando via peluche e oggetti lasciati davanti all’ospedale, ha detto: “Da oggi bisognerà lavorare perché quello che è successo a mio figlio non accada a nessun altro bambino. Mai più“. L’affetto della comunità non si è fermato alla rimozione dell’altare spontaneo: peluche e fiori sono stati raccolti e preservati come memoria di amore.

Il gesto della donna, considerata da molti un esempio di dignità, ha ispirato la creazione di una fondazione dedicata a Domenico, con iban intestato al ‘Comitato Domenico Caliendo’. Come ha ricordato il deputato Francesco Emilio Borrelli, “Chi sbaglia deve pagare proprio per tutelare tutti quei professionisti che operano correttamente“.