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Obbligo di Green Pass per comprare le sigarette, tabaccai pronti allo sciopero

Il presidente della Fit Giovanni Risso, durissimo sull'obbligo di Green Pass per comprare le sigarette, spiega che i tabaccai sono pronti allo sciopero

Tabaccai italiani pronti a scioperare contro il Green Pass

L’obbligo di Green Pass per comprare le sigarette non piace affatto ai tabaccai italiani che si dicono pronti allo sciopero: la misura estesa del governo Draghi ed esplicitata nelle Faq di questi giorni fa insorgere la categoria che potrebbe scegliere la protesta.

Ma con quali motivazioni?

Green Pass e sigarette: l’obbligo per comprarle diventa terreno di scontro con il governo

Le ha esposte con determinazione Giovanni Risso, il presidente della Federazione Italiana Tabaccai. Ha detto il responsabile Fit: “Le tabaccherie hanno assicurato, pur nell’infuriare della pandemia, durante il lockdown, servizi essenziali per tutti i cittadini”. E Risso non ha dubbi, quello è stato “un impegno che ora viene disconosciuto”.

Cosa pensa Risso della Fit dopo l’obbligo di Green Pass per comprare le sigarette

E sulla scorta di questo misconoscimento Risso non ha affatto escluso l’eventualità di di abbassare, in “data da destinarsi”, tutte le saracinesche. Ha proseguito il presidente Fit preannunciando un summit infuocato con esponenti del ministero: “Il nostro lavoro deve essere tenuto in considerazione. Lo ribadiremo con determinazione al sottosegretario alla salute Andrea Costa che, ci auguriamo, comprenderà le nostre ragioni”.

Palla al sottosegretario Costa per discutere dell’obbligo di Green Pass per le le sigarette

Poi la chiosa truce e determinata: “Se così non fosse lo sciopero sarà inevitabile”. Ma qual è la parte della norma che non è piaciuta ai tabaccai? Il decreto del 21 gennaio scorso uscito dalla riunione del Consiglio dei ministri prevede infatti che dal primo febbraio viga l’obbligo di esibire il green pass base, quello cioè che viene rilasciato anche dopo un tampone, anche per entrare nelle tabaccherie. Inizialmente, sembrava che queste ultime potessero rientrare tra le categorie esentate ma poi il governo ci aveva “ripensato”.

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