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Opera, detenuto evaso a rischio radicalizzazione islamica

Caccia all'uomo per il detenuto evaso dal carcere di Opera, a Milano. Si teme una sua radicalizzazione islamica.

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Un detenuto è evaso dal carcere di Opera, a Milano. L’uomo, un tunisino di 43 anni, è riuscito a fuggire dal carcere nonostante la sorveglianza degli agenti. Il detenuto era sotto osservazione perché considerato a rischio radicalizzazione islamica. La polizia ha immediatamente dato il via a una caccia all’uomo in tutta Italia.

Detenuto evaso a Milano

Un uomo detenuto al carcere di Opera di Milano è evaso il 18 maggio. Si tratta di Ben Mohamed Ayari Borhane, un tunisino di 43 anni. L’uomo era stato arrestato e incarcerato con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga. La pena prevedeva la detenzione fino oltre il 2030.

Secondo quanto dichiarato dalle autorità, per riuscire a evadere il detenuto ha fatto in modo di essere momentaneamente allontanato dal carcere.

Ha ingoiato una lametta da barba, atto che ha messo a rischio la sua salute. Per questo l’uomo è stato immediatamente trasferito al pronto soccorso, da dove è riuscito a scappare.

Una volta arrivato in ospedale, il tunisino è fuggito passando da una finestra basculante. L’uomo è riuscito a scappare nonostante i tre agenti di sicurezza che avevano il compito di sorvegliarlo.

Il rischio radicalizzazione

Il Nucleo investigativo della polizia penitenziaria ha immediatamente dato il via a una caccia all’uomo.

Le ricerche non si limitano alla provincia di Milano: è stato diramato un allarme in tutta Italia. Il detenuto infatti è considerato da tempo a rischio radicalizzazione islamica. Si tratta di un rischio basso, di livello 1, ma sufficiente a preoccupare le forze dell’ordine.

I precedenti

Non si tratta della prima evasione dal carcere milanese di Opera. Nel 2016 era stato Ivano Moccia, savonese di 39 anni, a eludere i controlli e a ottenere la libertà.

Anche lui, come Ben Mohamed Ayari Borhane, non è fuggito dalla sua cella, ma ha trovato un escamotage mentre si trovava già all’esterno del carcere. Nel suo caso, ha approfittato di un permesso speciale concessogli per partecipare, insieme ad alti detenuti, al mercato di Viale Papiniano con una bancarella ortofrutticola. Era il 23 luglio quando Moccia ha deciso di scappare e non rientrare in carcere.

L’uomo stava scontato una pena di 12 anni (sarebbe terminata nel 2028) per diverse rapine. Durante la detenzione aveva più volte parlato di un “fuoco dentro” che lo tormentava: era sicuro che non sarebbe riuscito a sopportare tutti quegli anni di carcere. Diverse critiche furono rivolte alle autorità carcerarie per aver ignorato questi evidenti segni del desiderio di evasione.

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