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L’opinione di Giampiero Casoni

Persi nell’individuare chi rischia con il vaccino, dimentichiamo chi rischia a non farselo

Dopo averli accuditi e tutelati per un anno e passa non vorremo proprio vederli, i nostri anziani, morire sul filo di lana delle decisioni che non abbiamo saputo prendere.

vaccino anziani

È un contrappasso strambo quello per cui stiamo affrontando la questione dei vaccini con l’incasellamento dei rischi e con le tiritere polemiche che ne derivano. È un gioco che vorrebbe essere pignolo, cartesiano e saggio e invece tracima nella zona grigia che sta a metà fra negligenza e colpa.

Come un esercizio di spacchettamento grazie al quale, come sempre, ci stiamo dimenticando dell’essenziale. E non perché non abbiamo letto Saint Exupery, che per chi scrive si condensa nello starter pack dell’ovvio assieme alle fregole montessoriane. No, non per questo, ma perché con la tigna dei cavillosi a farci da guida non sappiamo più leggere l’ovvio che nasce dalla semplice lettura del mondo, il che a casa mia è molto più grave.

Le pandemie non sono roba da cavilli, se non lo abbiamo imparato ora non c’è speranza. E l’ovvio è questo: persi nell’individuare le categorie che rischiano con il vaccino e valorosamente impegnati a polemizzare dimentichiamo quelli che rischiano a non farselo: gli anziani.

Ora, chiariamo subito un concetto. Facciamolo prima di mettere in moto il flipper di stoccate sul sapere avventizio che vorrebbe fare le veci di quello tecnico e alto.

Cioè di quella Scienza sprofondata nei sofà della tivù a farsi flabellare grazie alla pandemia che l’ha sparata in vetta al gradimento mainstream del signor Rossi: qui nessuno vuole mettere in discussione il valore di poche ma devastanti morti e la possibilità che siano in concausa con la lancia in resta che puntiamo contro il Covid. Né la sacrosanta procedura per cui, in base a dati alti e capocce studiate, esistono gruppi di persone che potrebbero accusare colpo più degli altri all’inoculazione del vaccino.

Perfino la nostra atavica propensione a farci “ammuina” sopra sui social potremmo emendare.

Qui si vuol mettere in discussione la propensione dei sistemi complessi a fare di numeri statistici irrilevanti la polpa di scelte ampie e drastiche che vanno a colpire le frange davvero più deboli della società. E siccome le società sanno benissimo che quelle frange alla fine pagano per tutte le altre si crea il contrappasso. Parliamo del paradosso nutrito dalla tipica ipocrisia occidentale fatta di flash mob e Giornate Internazionali. È quello per cui da un lato ci facciamo venire l’idrofobia se qualcuno sbaglia in punto di sintassi con gli anziani e dall’altro ci lasciamo scivolare addosso il fatto che con tutte queste categorie farlocche che se la rischierebbero chi paga sono proprio loro, gli anziani che non chiamiamo vecchi perché fa tanto oscurantismo dialettico ma che vecchi sono.

Perché? Perché non passa giorno che qualche camarilla non blocchi questo o quel vaccino. E non lo faccia solo sulla base di dati dignitosi e deprecabilissime morti, ma anche per una sorta di retro pensiero clinico che ormai è passato dalla scrupolosità alla mania: perché ai minori di 43 anni con l’ascendente Toro fa venire i capelli viola e agli over 32 con una storia clinica di pellagra dà le ragadi. E a chi ha i capelli grigi e la fiacca di un vissuto “importante”? A quelli là, questo continuo spostare in avanti l’asticella della messa in sicurezza con il solo strumento che abbiamo per battere Covid, che cosa fa?

Semplice. Invece di contenere la possibilità che muoiano per effetti collaterali incrementa quella che crepino perché ad ammazzarli è un virus a cui manca la barriera. Perché la barriera è diventata sgretolato muricciolo dubitativo e perché il tempo, che con le pandemia a casa mia è fattore determinante, è diventato una girandola cretina di step, stop e stop and go. Come in un circuito cittadino in cui il semaforo scatta dal giallo al rosso in tre secondi e dà il verde dopo otto minuti netti mentre l’automobilista imbottigliato ha la diarrea.

Solo che qui non si parla della necessità di andare al bagno, ma dell’importanza di non andare al Creatore e di non mandarci chi ci ha scodellati nel Creato. Perché dopo averli accuditi e tutelati per un anno e passa non vorremo proprio vederli, i nostri anziani, morire sul filo di lana delle decisioni che non abbiamo saputo prendere. Non lo perdoneremmo alla Scienza, non lo perdoneremmo al maledetto Covid, non lo perdoneremmo a noi.

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