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Michela Murgia a Salvini: “Salito su una ruspa a favor di telecamera”

Dopo un lungo confronto fra il suo curriculum e quello del ministro Salvini, Michela Murgia lancia un duro attacco al leader leghista.

murgia salvini
murgia salvini

Matteo Salvini aveva definito Michela Murgia una “radical chic e snob”. Ma l’autrice di “Accabbadora” e “Istruzioni per diventare fascisti” replica al leader leghista facendo la “sinossi del curriculum”. Il popolo del web ha applaudito di fronte all’attacco di Murgia nei confronti dell’ex ministro degli Interni. “Asfaltato”, “Ingoiato, masticato e digerito”, “intellettualmente umiliato”: sono queste le reazioni sui social al post di Michela Murgia. Vediamo come ha atterrato Matteo Salvini.

Michela Murgia attacca Salvini

“Io lavoro da quando avevo 14 anni e non mi faccio dare lezioni di realtà da un uomo che è salito su una ruspa in vita sua solo quando ha avuto davanti una telecamera”. Inizia così il duro attacco di Michela Murgia a Matteo Salvini. Poi, il post prosegue: “È il suo giochetto preferito quello di far passare chiunque lo critichi per un ricco altolocato che non ha contatto con la gente e con la realtà, che non conosce i problemi veri e che non sa cosa sia la fatica del lavoro.

Ambiti in cui lui invece si presenta come vero esperto. Le propongo un gioco, signor Ministro: si chiama ‘sinossi dei curriculum”.

Sinossi dei curriculum

A questo punto l’autrice inizia ad elencare le sue specializzazioni: dopo aver annoverato il suo cursus honorum di studentessa e lavoratrice, Michela ha aggiunto: “Nel 91, anno in cui mi diplomavo come perito aziendale, mi pagavo l’ultimo anno di studi lavorando come cameriera stagionale in una pizzeria. Purtroppo feci quasi due mesi di assenza perché la domenica finivo di lavorare troppo tardi e il lunedì mattina non sempre riuscivo ad alzarmi in tempo per prendere l’autobus alle 6:30 per andare a scuola. A causa di quelle assenze, alla maturità presi 58/60esimi”.

“Nel 92, mentre lavoravo in una società di assicurazioni per sostenermi gli studi all’istituto di Scienze religiose, lei (Matteo Salvini ndr.) prendeva 48/60 alla maturità classica in uno dei licei di Milano frequentati dai figli della buona borghesia.

Sono contenta che non abbia dovuto lavorare per finire il liceo. Nessuno dovrebbe. Nel 93 iniziavo a insegnare nelle scuole da precaria, lavoro che ho fatto per sei anni. Nel frattempo lei veniva eletto consigliere comunale a Milano e iniziava la carriera di dirigente nella Lega Nord, diventando segretario cittadino e poi segretario provinciale. Non avendo mai svolto altra attività lavorativa, è lecito supporre che la pagasse il partito. Chissà se prendeva quanto me, che allora guadagnavo 900 mila lire al mese“.

I lavoretti precari e malpagati

E ancora: nel “1999 per vivere consegnavo cartelle esattoriali a domicilio con un contratto co.co.pro. Ero pagata 4mila lire a cartella e solo se il contribuente moroso accettava di firmarla. Lei invece prendeva la tessera giornalistica facendo pratica alla Padania e a radio Padania, testate di partito che si reggevano sui finanziamenti pubblici, ai quali io non ho nulla in contrario, ma contro i quali lei ha invece costruito la sua retorica”.

“Nel 2000 – prosegue Murgia – ho iniziato a lavorare in una centrale termoelettrica, dove sono rimasta fino al 2004. Mi sono licenziata perché ho scelto di testimoniare in tribunale contro il mio datore di lavoro per un grave caso di inquinamento ambientale. Mentre lasciavo per coscienza l’unico lavoro stabile che avessi trovato vicino a casa, lei era segretario provinciale della Lega Nord, suppongo sempre pagato dal partito, dato che anche allora non faceva mestieri”.

Poi, mentre Murgia lavorava in un call center di aspirapolveri, “lei a Bruxelles – scrive rivolgendosi a Salvini – bruciava un quarto delle sedute del parlamento ed era già lo zimbello dei parlamentari stranieri, che nelle legislature successive le avrebbero poi detto in faccia quanto era fannullone. Io sono a favore della retribuzione dei politici, purché facciano quello per cui li paghiamo”.

La scrittrice

“Nel 2006, mentre usciva il mio primo libro, io facevo la portiera notturna in un hotel, passando le notti in bianco per lavorare e riuscire anche a scrivere. Lei invece decadeva da deputato, ma atterrava in piedi come vicesegretario della Lega Nord e teneva comizi contro i terroni e Roma ladrona. Non facendo ancora altro mestiere che la politica, immagino che la politica le passasse uno stipendio. Chissà se somigliava al mio, che per stare sveglia mentre gli altri dormivano prendevo appena più di mille euro al mese”.

“Dal 2007 in poi ho vissuto delle mie parole, della fiducia degli editori e di quella dei lettori e delle lettrici. Negli stessi anni lei ha campato esclusivamente di rappresentanza politica e da dirigente in un partito da dove – tra il 2011 e il 2017 – sono spariti 49 milioni di soldi pubblici senza lasciare traccia”.

L’ultimo attacco

“Adesso le è chiaro con chi è che sta parlando quando virgoletta il mio nome nei suoi tweet -conclude Michela Murgia. Forse le sarà altrettanto chiaro che è lei, signor Ministro, quello distaccato dalla realtà. Tra noi due è lei quello che non sa di cosa parla quando parla di vita vera, di problemi e di lavoro, dato che passa gran tempo a scaldare la sedia negli studi televisivi, travestirsi da esponente delle forze dell’ordine e far selfie per i social network a dispetto del delicatissimo incarico che ricopre a spese dei contribuenti. Lasci stare il telefonino e si metta finalmente a fare il ministro, invece che l’assaggiatore alle sagre“.


Nata a Verona, classe 1998, studentessa universitaria presso la facoltà di "Comunicazione e Società". Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per L'Arena.


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Laura Pellegrini

Nata a Verona, classe 1998, studentessa universitaria presso la facoltà di "Comunicazione e Società". Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per L'Arena.

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