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Referendum, il taglio dei parlamentari non abbassa i costi della politica

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Nonostante il risparmio paventato dai sostenitori del sì al referendum, con il taglio dei parlamentari i costi della politica rimarranno invariati.

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Il Parlamento chiude per ferie per 18 giorni.

È stato uno dei punti fondanti della propaganda per il sì al referendum per il taglio dei parlamentari, ma a quanto pare il tanto paventato risparmio su costi della politica non sarà così incisivo come molti avevano preannunciato. Già perché nonostante il taglio di 230 deputati e 115 senatori buona parte dei costi delle due Camere rimarrà pressoché invariata, dato che non è correlata tanto al numero dei parlamentari quanto più ai dipendenti chi vi lavorano.

Referendum, il risparmio col taglio dei parlamentari

Tra le spese più onerose con cui il Parlamento si trova ad avere a che fare e che non verranno intaccate dal referendum sul taglio dei parlamentari troviamo ad esempio il costo per il personale di Montecitorio, che ammonta a 747 milioni di euro, con altri 242 milioni di euro che vengono invece utilizzati per spese di gestione, missioni internazionali e altri servizi.

Altro nodo è inoltre quello dei vitalizi per gli ex parlamentari, che continuano a beneficiare di questo diritto acquisito anche grazie alla recente decisione del Senato che lo scorso giugno ha annullato la delibera sul taglio dei vitalizi agli ex parlamentari. Il costo di questi vitalizi assieme alle pensioni retributive dei dipendenti di Camera e Senato ammonta a una cifra complessiva di 406 milioni di euro.

Gli stipendi dei parlamentari

A questo si aggiunge ovviamente il costo degli stipendi di coloro che siedono attualmente in Parlamento.

Ogni parlamentare guadagna infatti 10.435 euro lordi al mese, a cui vanno aggiunti 3.503 euro di diaria anche per chi risiede a Roma, 1.110 euro per utilizzare il taxi e un voucher che permette di utilizzare in maniera gratuita le autostrade, i treni, gli aerei e i traghetti.

Quello dello stipendio dei parlamentari è infatti una questione che è stata più volte affrontata anche da Luigi Di Maio, il maggiore sostenitore del sì al referendum, il quale ha affermato come il taglio degli stipendi dovrà essere la prossima riforma istituzionale da affrontare una volta effettuata la riduzione dei membri delle Camere.

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.


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Jacopo Bongini

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.

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