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L’opinione di Giuseppe Gaetano

Governo Fico? Nonostante tutto, ha vinto ancora Renzi

Se il Governo Fico nascerà Matteo Renzi avrà fatto dimettere Giuseppe Conte per continuare a governare, con la stessa maggioranza, e avere un maggiore peso nell'esecutivo.

Renzi Conte

I nodi non sono stati sciolti, Mattarella crede che si possano sciogliere ma, in caso di mala parata, non ha ancora in tasca una soluzione alternativa. Non si capisce bene la fretta con cui, appena finite le consultazioni, ha convocato Fico al Colle per investirlo di un mandato esplorativo in extremis, visto che la mossa serve solo per prendere tempo.

Lo dimostra il fatto che gli ha concesso ben quattro giorni per rintracciate un bandolo di matassa con cui ricucire una maggioranza di centrosinistra, su un premier e un accordo programmatico concordato.

Prendere tempo per vedere se davvero il neo gruppo degli Europeisti riuscirà ad allargare l’attuale compagine di 10 parlamentari, come si dice convinto di poter fare se la legislatura andrà avanti. Per vedere se Berlusconi, come già fece con gli alfaniani, presterà qualcun altro dei suoi – detti non a caso “fedelissimi” – alla causa del governo per evitare un voto anticipato che, al contrario di Salvini e Meloni, non lo ha mai esaltato.

L’arrabbiatura di facciata di Tajani non ha evitato che l’operazione Polverini-Rossi a Camera e Senato incrinasse i rapporti con gli alleati dell’opposizione, che invece a parole spingono sull’acceleratore delle elezioni. Sebbene pure il segretario leghista si sia lasciato scappare ultimamente una mezza disponibilità per un esecutivo di “salvezza nazionale“.

Ma tutto il teatrino è diventato ormai impenetrabile nelle sue dinamiche: il M5s fa cadere il veto su Renzi ma conferma il sostegno a Conte, il centrodestra chiede elezioni ma non chiude a soluzioni alternative.

Di chiaro c’è solo la confusione. Non si capisce la telefonata del premier dimissionario per sentirsi riattaccare da Renzi, né come si possa conciliare la riapertura venerdì del M5S a Italia Viva – con Renzi dentro – e l’annunciato mantenimento della leadership a Conte, quando è proprio su quella che il leader Iv ha innescato la crisi.

La “responsabilità” inizia a costare un po’ troppo all’interno di un Movimento, già dilaniato al suo interno dalle alleanze prima con la Lega e poi col Pd. Senza contare che la golden share renziana in Senato, con la dipartita de dibattistiani, si rafforzerebbe ulteriormente. Certo adesso non c’è tempo di convocare gli iscritti su Rousseau o qualcosa del genere.

Prendere tempo, per scongiurare lo spettro delle elezioni in una fase che è ancora di grande emergenza sul fronte Covid. Riprovarci, per un altro po’. Solo a questo serve la decisione del Quirinale: escludere che non sia proprio possibile fare altrimenti. È prassi che la ricerca di “personale” venga affibbiata a una carica istituzionale, affinché avvenga sulla maggioranza precostituita, identica all’attuale: dunque composta da 5 Stelle, Pd, Leu e sì, pure da Italia viva.

Berlusconi non può farne scappare molti altri, a meno di non rompere col centrodestra. Chi altri riuscirà mai a intercettare in quattro giorni il presidente della Camera se l’incetta di responsabili è stata appena terminata? Senza ulteriori cambi di casacca, ad oggi un eventuale governo Conte Ter a Palazzo Madama avrebbe 155 senatori a favore, contando le Autonomie e quelli a vita (non tutti presenti però a ogni voto). Ciampolillo, Di Marzio, Lonardo e Ruotolo? Si arriverebbe comunque a 159: sotto quota 161, quella della sicurezza di non poter cadere a ogni emendamento.

Il mandato a Fico è davvero l’ultimissimo passo per scongiurare un ritorno alle urne con lo spettro rosso del Covid che ancora aleggia sul Paese, nonostante le scoloriture. Sembra incredibile, ma serve ancora l’imprevedibile e inaffidabile Renzi. Se per una volta restasse coerente e ribadisse il no al Conte Ter, si aprirebbero solo due strade: quella che dei seggi o quella, più sicura, di un governo di transizione, o di “salvezza” per dirla con Salvini, con un premier terzo scelto tra personalità super partes, che traghetti l’Italia fuori da un’emergenza sanitaria che rischia di cronicizzarsi, di cui già ora non si vede la fine e che la riapertura dei seggi allungherebbe ancora. Un governo tecnico, più istituzionale e meno politico.

In entrambi i casi, va detto, ha vinto Renzi. Se si sciolgono le Camere, dimostrando ancora quanto conta, che è in grado di far cadere chiunque. Se si va avanti col governo istituzionale, restando lui a Palazzo con Conte fuori la porta. Sarebbe l’apoteosi. Avrebbe sollevato un polverone istituzionale nel peggiore dei momenti possibili senza che, alla fine, cambiasse sostanzialmente nulla nel perimetro della maggioranza: un Conte Bis con un rimpastino e, appunto, la fuoriuscita del solo Conte. E poi dice ancora non è una questione personale. La crisi accesa all’improvviso doveva essere il sipario sulla sua persona e invece – nonostante un formazione politica priva di consensi nel paese reale – Renzi è ancora lì, al governo. Per restarci.

Nato a Roma nel 1975, laureato in Filosofia alla Sapienza, ha lavorato per 15 anni a Milano come giornalista del gruppo Rcs, in particolare per il sito web e le pagine social del Corriere della sera, occupandosi di politica, cronaca ed esteri. Prima di specializzarsi nell'informazione online, è stato anche responsabile dei contenuti di YouReporter, conduttore tv per Class Editori e redattore di numerose emittenti radiofoniche.


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Nato a Roma nel 1975, laureato in Filosofia alla Sapienza, ha lavorato per 15 anni a Milano come giornalista del gruppo Rcs, in particolare per il sito web e le pagine social del Corriere della sera, occupandosi di politica, cronaca ed esteri. Prima di specializzarsi nell'informazione online, è stato anche responsabile dei contenuti di YouReporter, conduttore tv per Class Editori e redattore di numerose emittenti radiofoniche.

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