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Puigdemont davanti ai giudici tedeschi. Scontri in Catalogna

Puigdemont

Carles Puigdemont, ex presidente e leader degli indipendentisti della Catalogna, è comparso per la prima volta davanti al giudice in Germania.

E’ arrivato il momento del processo per Carles Puigdemont, ex presidente della Catalogna e leader degli indipendentisti catalani, fermato in una stazione di servizio sulla A 7 in Germania Domenica 25 marzo ed ora detenuto nella prigione di Neumuenster.

Puigdemont, autoesiliatosi in Belgio per sfuggire all’arresto da parte delle autorità spagnole che lo accusano di ribellione aggravata e sedizione – reati che potrebbero costargli ben 30 anni di carcere -, ha potuto essere fermato in Germania – su mandato emesso Venerdì 23 marzo dalla Corte suprema spagnola -, poichè lì viene riconosciuto un reato analogo, quello di alto tradimento, e Lunedì 26 marzo il politico ha dovuto comparire davanti alla Corte di Schleswig-Holstein per volontà di Madrid.

Era era appena stato in Finlandia, dove aveva partecipato ad una conferenza sulla Catalogna, e per arrivare in Germania era passato dalla Danimarca.

Il luogo dell'arresto

Lo scopo dell’udienza

In prima battuta, il giudice ha dovuto identificare l’imputato e cominciare a decidere sul mandato d’arresto europeo emesso dalla Spagna nei confronti dello stesso Puigdemont.

Il tempo massimo che può riservarsi per decidere se farlo estradare o meno in Spagna, è di 60 giorni dall’arresto. Anche l’avvocato dell’ex presidente catalano prevede tempi lunghi: per ora non è prevista la richiesta di asilo politico, ma non è esclusa.

La posizione della Germania

La Germania vuole mantenere una posizione di equilibrio nella delicata vicenda, che ritiene debba essere risolta “sulla base del diritto spagnolo”. Lo ha detto alla stampa Steffen Seibert, portavoce di Angela Merkel, ricordando che comunque “la Spagna è uno Stato democratico”.

La questione Puigdemont è dunque “interna” alla Spagna, ha aggiunto Seibert, e non avrà ripercussioni nei suoi rapporti con la Germania.

La posizione della Commissione europea

Una posizione analoga a quella tedesca, è stata espressa da Alexander Winterstein, vice portavoce capo della Commissione europea: la questione dell’ex presidente catalano è interna della Spagna, che peraltro è uno Stato membro, e non ci sarà nessun commento negli sviluppi giudiziari della stessa, neanche in rapporto con la Germania, che è a sua volta uno Stato membro.

La soddisfazione della Spagna

Se Germania e Ue non si pronunciano, soddisfazione per l’arresto di Carles Puigdemont è stata ovviamente espressa dalla Spagna, la cui vicepremier Soraya Saenz de Santamaria ha parlato di “buona notizia”, affermando che “nessuno può prendersi gioco della giustizia a tempo indefinito”.

Disordini in Catalogna

La notizia dell’arresto di Puigdemont, ha invece scatenato una serie di manifestazioni di piazza in Catalogna, che si sono tradotte in scontri con la polizia. Nove persone sono state fermate e i feriti sono stati un centinaio. Tutto è avvenuto tra la serata di Domenica 25 e Lunedì 26 marzo.

Scontri

L’appello di Puigdemont

Il politico arrestato, poco prima di essere portato in carcere, ha potuto parlare telefonicamente con la moglie, Marcela Topor, alla qualche ha detto, facendo appello ai propri sostenitori, “Ora non ci deve essere violenza”. La Topor ha riferito ai media che il marito è “calmo e consapevole della situazione complicata di questi giorni”.