×

Coronavirus, torna il dubbio che l’epidemia non abbia toccato il picco

Condividi su Facebook

Secondo un'analisi del Wall Street Journal, ci sono dubbi sulle prospettive della diffusione del coronavirus e sulla data di una sua attenuazione.

coronavirus
coronavirus

Il bilancio delle vittime di coronavirus sale a 1527: così fanno sapere i dati della John Hopkins University, secondo cui le persone contagiate sono 67097 e quelle ricoverate 8571. L’Oms avverte: “Troppo presto per prevedere la fine dell’epidemia”. E ancora: “Non c’è stato nessun gran cambiamento nella diffusione dell’epidemia”. Infatti, secondo i dati resi noti dal Wall Street Journal, gli esperti sono divisi sulle prospettive a lungo termine della diffusione del virus e sulla data di una sua possibile attenuazione.

Coronavirus, i dubbi sull’epidemia

I funzionari della sanità della provincia di Hubei, focolaio dell’epidemia, hanno annunciato il più forte aumento di casi. In un solo giorno, infatti, si è registrato una crescita pari al +14.840. ​Epidemiologi, funzionari governativi e scienziati dovranno quindi rivedere le proiezioni sulla diffusione del virus, la cui entità resta ancora sconosciuta.

​Stando a quanto riportato dal Wall Street Journal, le regole di classificazione più ampie potrebbero indicare un continuo e costante aumento giornaliero del numero di casi. Infatti, non è escluso che possano presto emergere altri contagi ancora non diagnosticati, soprattutto fuori dai confini di Hubei.

Secondo gli esperti il ricalcolo in questione riflette il cambiamento delle modalità attraverso cui le autorità della provincia di Hubei stanno classificando i pazienti. Le infezioni state diagnosticate da un medico eseguendo una radiografia o con la prova tampone. In Cina è quest’ultima a essere considerata decisiva per definire in laboratorio se i pazienti sono positivi o meno alla presenza del virus.

Il parere degli esperti

L’agenzia di stampa Xinhua, mercoledì 12 febbraio, prima dell’aumento dei casi, parlava di un calo del numero di contagi, passando dai quasi 4.000 del 4 febbraio a poco più di 2.000 del giorno prima.

Da quel momento i mercati e l’opinione pubblica si erano mostrati più ottimisti. Tuttavia, quest’ondata di positività e speranza è smorzata dalle minacce delle ultime ore. Gli studiosi manifestano dubbi sulle prospettive della diffusione del coronavirus. In una nota pubblicata in seguito alle nuove cifre rese note dagli esperti, Goldman Sachs ha rassicurato il mondo intero, precisando che che il forte aumento non implica un’accelerazione nella diffusione del Covid-19. Eppure non si escludono altri cambiamenti nella definizione dei casi in Hubei o in altre province.

“Il cambiamento dei criteri non significa che vi sia un aumento delle infezioni effettive”, ma piuttosto ampia le prospettive “sulla vera incidenza dell’infezione”. A dirlo è John Nicholls, un esperto di coronavirus e professore di patologia clinica presso l’Università di Hong Kong.

Tuttavia, una riclassificazione effettuata sulla base dei casi precedenti registrati nella provincia di Hubei “complicherà l’analisi retrospettiva dei dati”. Tracciare una traiettoria sui futuri andamenti del Coronavirus sarà quindi ancora più difficile.

Zeng Guang, epidemiologo affiliato al Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha dichiarato: “Quello che mi preoccupa di più è che la tendenza al ribasso che abbiamo visto di recente è legata al fatto che i dati statistici erano in ritardo rispetto al momento in cui si è contratta l’infezione e quindi hanno mascherato l’attuale tendenza al rialzo causata dai viaggi di ritorno, facendo rilassare la vigilanza delle persone”.

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.


Contatti:

Scrivi un commento

1000

Contatti:
Asia Angaroni

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.

Leggi anche