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Scadenza dei farmaci: fino a quando si possono utilizzare?

Scadenza dei farmaci: fino a quando si possono utilizzare?

La data riportata sulla confezione non indica un periodo approssimativo né prevede una tolleranza standard.

Identifica il limite entro il quale il medicinale è noto per mantenere stabilità, concentrazione, qualità e purezza, a condizione che sia stato conservato come indicato. Superata quella data, non è possibile stabilire a casa per quanto tempo il prodotto continui a essere affidabile: il fatto che sia scaduto da pochi giorni o che appaia ancora integro non costituisce una garanzia.

La data stampata, tuttavia, non è l’unico elemento da controllare. Anche l’apertura della confezione, l’eventuale preparazione del medicinale, le condizioni di conservazione e l’integrità del contenitore possono ridurne la durata effettiva. Ne abbiamo parlato con gli esperti di Farmamia.net, farmacia online che, oltre ad avere un e-commerce fornito, cura un importante blog di divulgazione su mondo dei farmaci online.

Data di scadenza dopo l’apertura della confezione

La data indicata sulla scatola si riferisce normalmente al medicinale conservato nella confezione integra, secondo le condizioni previste dal produttore. Dopo la prima apertura, però, alcuni prodotti possono avere una validità più breve.

È il caso, per esempio, dei medicinali contenuti in flaconi multidose, dei colliri, delle preparazioni liquide e dei prodotti che devono essere ricostituiti o diluiti prima dell’uso. Aprire ripetutamente un contenitore può esporne il contenuto all’aria, alla luce o a possibili contaminazioni; aggiungere acqua o un’altra soluzione può invece modificare le condizioni nelle quali il medicinale era stato conservato fino a quel momento. Per i prodotti multidose vengono quindi condotti specifici studi di stabilità durante l’uso, destinati a determinare per quanto tempo possano mantenere le caratteristiche previste dopo l’apertura.

Non esiste, però, una durata valida per un’intera categoria. Dire che tutti i colliri durano lo stesso numero di giorni o che ogni sciroppo debba essere eliminato dopo un mese sarebbe fuorviante. Le indicazioni cambiano in base alla formulazione, al contenitore e al singolo prodotto: occorre quindi leggere il foglietto illustrativo e rispettare le istruzioni riportate sulla confezione.

Quando è previsto un limite dopo l’apertura, conviene annotare direttamente sulla scatola o sul flacone la data del primo utilizzo. È una precauzione semplice, soprattutto per i medicinali usati solo occasionalmente e destinati a rimanere a lungo nell’armadietto. Anche un prodotto ancora lontano dalla scadenza generale può infatti non essere più utilizzabile se è trascorso il periodo previsto dal momento dell’apertura.

Come comportarsi nel caso di danneggiamento della confezione

La confezione non serve soltanto a identificare il farmaco. Il blister, il flacone, la fiala e i rispettivi sistemi di chiusura proteggono il contenuto dall’umidità, dalla luce, dall’aria e dalle contaminazioni. La data di scadenza ha quindi valore nelle condizioni per le quali è stata stabilita, compresa l’integrità del confezionamento.

Bisogna distinguere un danno alla scatola esterna da uno che interessa il contenitore a diretto contatto con il medicinale. Una confezione di cartone ammaccata non rende necessariamente inutilizzabile il prodotto, se blister, flacone e sigilli sono integri. Sono invece più rilevanti un blister forato, una fiala incrinata, un tappo che non chiude correttamente, un sigillo già aperto o un flacone che presenta perdite.

Anche le condizioni ambientali contano. Lasciare un medicinale in un’automobile molto calda, conservarlo in un ambiente umido o non rispettare l’eventuale obbligo di refrigerazione può comprometterlo prima della data stampata. Riportarlo successivamente alla temperatura corretta non permette di annullare gli effetti dell’esposizione né di verificarne in casa la stabilità. Temperatura, umidità e luce sono infatti alcuni dei fattori valutati negli studi sui quali si basa la durata autorizzata.

Cambiamenti di colore, odore o consistenza, la presenza di particelle e le deformazioni del contenitore sono segnali sufficienti per non utilizzare il prodotto. Il contrario, però, non vale: un farmaco dall’aspetto normale non è necessariamente ancora stabile o efficace.

Chi stabilisce la data di scadenza di un medicinale

La data non viene scelta dal farmacista né assegnata in modo generico al principio attivo. È definita sulla base degli studi di stabilità condotti sul medicinale nella sua formulazione e confezione specifiche.

Durante questi studi si osserva come le caratteristiche del prodotto cambiano nel tempo sotto l’effetto di temperatura, umidità, luce e altri fattori fisici. Vengono considerati non soltanto il principio attivo, ma anche gli eccipienti, la forma farmaceutica, il contenitore e le condizioni di conservazione previste. I risultati sostengono la durata proposta dal produttore e le informazioni valutate nell’ambito dell’autorizzazione del medicinale.

Per questo due prodotti contenenti lo stesso principio attivo possono avere scadenze o istruzioni dopo l’apertura differenti. Non significa necessariamente che uno sia di qualità inferiore: possono cambiare la formulazione, il confezionamento o i dati di stabilità disponibili.

La scadenza, inoltre, non identifica il giorno preciso in cui il prodotto inizia improvvisamente a deteriorarsi. Rappresenta il limite fino al quale le sue caratteristiche sono garantite nelle condizioni dichiarate, non una previsione domestica estendibile a discrezione del consumatore.

Cosa fare quando un farmaco è scaduto

Quando la data è trascorsa, la raccomandazione destinata al pubblico è non utilizzare il medicinale e procurarsi una confezione valida. Dopo la scadenza non esiste più la garanzia che il prodotto conservi la concentrazione, la qualità e la purezza previste.

Questo non significa che ogni farmaco diventi improvvisamente tossico allo scoccare della mezzanotte. Il problema è più preciso: non si può conoscere con sufficiente affidabilità come il singolo prodotto si sia modificato né se la dose somministrata produca ancora l’effetto atteso. Una perdita di efficacia può essere particolarmente rilevante quando il medicinale serve a controllare una condizione urgente o una terapia che richiede continuità.

Non è quindi corretto costruire una franchigia personale basata sul tempo trascorso: una settimana, tre mesi o un anno non sono categorie applicabili indistintamente. Esistono casi nei quali autorità e produttori autorizzano l’estensione della validità di specifici prodotti o lotti, ma ciò avviene sulla base di dati di stabilità esaminati e di condizioni di conservazione note. Non dimostra che qualsiasi confezione presente in casa possa essere usata oltre la data.

Se si tratta di un medicinale occasionale, va sostituito con una confezione valida. Se invece è necessario per una terapia prescritta, non bisogna né assumere autonomamente il prodotto scaduto né interrompere o modificare il trattamento senza indicazioni. Il farmacista può aiutare a verificarne la disponibilità e la corretta gestione; quando è necessario cambiare la terapia o affrontare un’interruzione, occorre rivolgersi al medico o al servizio sanitario appropriato.

Non vanno inoltre riutilizzati i residui di una vecchia cura per trattare un nuovo disturbo, anche quando non sono ancora scaduti. La presenza nell’armadietto non rende un medicinale adatto a sintomi diversi o a una nuova situazione clinica.

Smaltimento di un farmaco scaduto

Un farmaco scaduto deve essere separato subito dai prodotti ancora utilizzabili, in modo da evitare assunzioni accidentali. Se non può essere conferito immediatamente, è opportuno identificarlo chiaramente e conservarlo temporaneamente fuori dalla portata di bambini e animali.

In Italia sono previsti sistemi di raccolta dedicati ai medicinali inutilizzati o scaduti, organizzati anche attraverso accordi territoriali. Il riferimento pratico più comune è costituito dagli appositi contenitori presenti presso le farmacie, ma le modalità possono variare: è quindi opportuno verificare le istruzioni del proprio Comune, della farmacia o del gestore locale dei rifiuti.

Scatole di cartone e foglietti illustrativi possono seguire la raccolta della carta quando previsto localmente, mentre il medicinale e il contenitore a diretto contatto con il prodotto devono essere gestiti secondo le indicazioni della raccolta dedicata. Prima di eliminare l’imballaggio esterno è utile rimuovere o rendere illeggibili eventuali dati personali.

Un controllo periodico dell’armadietto consente infine di individuare non solo i farmaci scaduti, ma anche quelli aperti da troppo tempo, conservati male o con confezioni danneggiate. È un criterio più efficace che verificare la scatola soltanto nel momento in cui il medicinale diventa necessario.

 

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