La gestione della politica estera dell’Unione europea è oggi al centro di una contesa istituzionale che si è materializzata in nomine, visite diplomatiche e documenti strategici. Il quadro è fatto di due elementi concreti: la nomina di dirigenti al Servizio europeo per l’azione esterna e l’iniziativa autonoma di commissari della Commissione europea su dossier sensibili come Israele e il Mediterraneo.
Il 24 giugno, l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas ha indicato come nuovo segretario generale del SEAE l’ex ministra della Difesa dei Paesi Bassi Kajsa Ollongren oggi rappresentante speciale dell’UE per i diritti umani. Contestualmente sono stati nominati due vicesegretari generali: Matti Maasikas confermato sulle questioni geoeconomiche e interistituzionali e David Cvach scelto per guidare la linea sulla sicurezza e la difesa.
Nomine e geografia delle responsabilità al SEAE
Le scelte annunciate da Kallas hanno un doppio significato operativo e politico. Sul piano operativo, il ruolo di Ollongren porta al SEAE una figura con esperienza di governo e gestione amministrativa, mentre Cvach prende il posto di un incarico precedentemente occupato da Charles Fries.
Sul piano politico, dietro queste designazioni si legge lo scontro su chi debba effettivamente coordinare la diplomazia europea: se il compito spetti all’Alto rappresentante, al Consiglio europeo o alla stessa Commissione, oggi sempre più coinvolta in temi di sicurezza.
Equilibri tra Stati membri e istituzioni
La riorganizzazione delle responsabilità si inserisce in un contesto in cui alcuni Stati membri chiedono di chiarire ruoli e competenze. Il presidio del SEAE resta fondamentale come strumento di rappresentanza esterna dell’UE, ma la creazione di strutture interne nella Commissione, come la direzione per il Mediterraneo, ha ridisegnato confini e influenze.
La visita di Dubravka Šuica in Israele e la questione della coerenza
La trasferta della commissaria responsabile per il Mediterraneo, Dubravka Šuica in Israele e nei territori palestinesi ha acceso un dibattito sulla coesione dell’azione esterna europea. La visita è avvenuta in un momento di tensione diplomatica dopo che il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar aveva sospeso i contatti con Kallas in seguito a indiscrezioni che attribuivano all’Alto rappresentante paragoni sulle politiche israeliane negli insediamenti con l’apartheid.
Il fatto che Šuica si sia incontrata con Sa’ar senza una difesa pubblica di Kallas ha suscitato critiche tra alcuni diplomatici e osservatori, che hanno interpretato la mossa come un segnale di disallineamento interno. L’episodio ha riacceso osservazioni pubbliche da parte di personalità politiche come l’ex Alto rappresentante Josep Borrell che ha espresso scetticismo sulla coesione tra le diverse anime dell’UE.
Impatto sulle relazioni con Israele e sulle proposte commerciali
Parallelamente alle tensioni politiche, la Commissione è stata chiamata a valutare misure pratiche: diversi governi e l’Alto rappresentante hanno chiesto restrizioni alle importazioni provenienti dagli insediamenti nei territori occupati. La proposta pratica per una sospensione o revisione di accordi con Israele è stata discussa a lungo e, sebbene una proposta formale sia arrivata in settembre 2026, la Commissione ha promesso ulteriori opzioni entro il 13 luglio in risposta a pressioni dei capi di Stato e di governo.
La centralizzazione della politica di difesa dentro la Commissione
Nel frattempo la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen ha progressivamente ampliato il proprio ruolo sui dossier di sicurezza e difesa. Esempi concreti sono la creazione di una direzione generale per il Mediterraneo, l’istituzione di un commissario con portafoglio legato alla difesa, Andrius Kubilius e l’avvio di lavori su una nuova strategia di sicurezza dell’UE redatta internamente alla Commissione.
Queste mosse hanno generato timori tra alcuni Stati membri e nel SEAE per un possibile accentramento delle competenze, mentre altri ambienti istituzionali vedono tali iniziative come risposte necessarie alle mutevoli sfide geopolitiche. Le fughe di notizie su documenti relativi al futuro assetto del SEAE hanno ulteriormente alimentato sospetti e divisioni interne.
Il confronto tra rappresentanti europei e la ridefinizione dei confini istituzionali continuano a determinare la quotidianità della politica estera dell’UE: le nomine, le visite diplomatiche e le nuove proposte strategiche sono strumenti concreti di una partita che riguarda la capacità del blocco di parlare con una voce unitaria.
