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L’opinione di Giuseppe Gaetano

Secondo Natale col Covid, ancora una volta dobbiamo ringraziare solo i no vax

La pandemia sarebbe già terminata se ci fossimo vaccinati tutti e subito, invece continua ad essere alimentata in Europa ormai solo dai no vax.

No vax

Che i no vax siano i primi responsabili delle restrizioni che vanno lamentando lo dimostra il fatto che il Friuli, dopo la baraonda di Trieste, sia la prima regione italiana sull’orlo della zona gialla. Nel capoluogo un positivo ha tentato di recente di curarsi da solo, e da solo è morto in casa col fantasma del suo Covid; un’intera famiglia è tuttora ricoverata, con la madre 45enne incinta in rianimazione.

Per fortuna gli amministratori leghisti e di destra badano più alla provata economia dei loro territori, che alle ideologie no pass dei leader nazionali: l’obiettivo di Natale, per cui cercano una sponda direttamente nel governo, è scavalcare i colori e restare in bianco, sacrificando esclusivamente la minoranza sieroscettica. Ritagliando insomma dei lockdown a misura d’uomo, per la sola popolazione no vax, con restrizioni via via crescenti in base alla fascia di rischio della regione in cui si trovano.

Chiudere a pochi, per aprire a tutti gli altri. Lo chiamino obbligo surrettizio ma a un certo punto, per il bene della maggioranza disciplinata, anche la pazienza ha un limite. La pandemia sarebbe già terminata se ci fossimo vaccinati tutti e subito, invece continua ad essere alimentata in Europa ormai solo dai no vax. L’obbligo non è stato messo solo perché non ci si aspettava che, dopo un anno di incubo a occhi aperti, ci sarebbe stato bisogno di farlo.

In tanti iniziano a invocarlo: l’esecutivo non deve temere rivolte, ma reprimere l’intolleranza e affermare la legalità. Per quanto ancora dobbiamo sopportare aggressioni a medici e giornalisti in manifestazioni non autorizzate, o insulti in Rete a scienziati e istituzioni? Da ultimo, i “Covid Party” per contagiarsi a vicenda, organizzati da incoscienti convinti di sopravvivere al virus e ottenere così il certificato verde da malattia anziché da vaccino, ignorando che l’infezione uccide anche i giovanissimi e si porta a casa, da nonni e genitori.

Fino a che punto è democratico permettergli di continuare a esternare panzane in tv? A paragonare senza rispetto né vergogna l’antidoto che ha già salvato milioni di uomini, all’annientamento dell’uomo che ha rappresentato il nazismo? Tutto in nome di una reciprocità smentita dalla loro violenza e arroganza. La libertà non è assenza di regole: nella convivenza civile di uno stato di diritto, non c’è diritto più alto di quello alla vita. Di tutti. Si è abusato, al contrario, di una libertà concessa forse troppo presto. Le folle per gli Europei, le movide sui litorali, le manifestazioni continue nei centri cittadini, infine pure la riapertura delle discoteche.

Comunque vada non ci sarà paragone rispetto alle feste passate, quando il governo Conte istituì zone rosse in tutti i giorni clou. E lo si deve solo ai vaccini, altrimenti – con l’Italia in zona bianca dall’inizio dell’estate – da un pezzo saremmo tornati in lockdown. Non dovremo certo ringraziare gli estenuanti cortei a oltranza dei no vax se sarà un bianco Natale. Sarà invece a loro – che arricchiscono le stesse aziende farmaceutiche che vituperano, sborsando milioni di euro al giorno in tamponi scansa siero – che dovremo rivolgerci se adesso sarà Draghi a emettere nuovi bollini rossi a dicembre, imponendo limiti a spostamenti e assembramenti in alcuni festivi. Anche perché la mera area gialla, di fatto, comporterebbe solo la mascherina all’aperto e il limite di 4 non conviventi al tavolo: restrizioni insufficienti per contenere l’infezione.

La quarta ondata si alza lenta ma inesorabile e il picco rischia di arrivare a metà gennaio, dopo l’Epifania, a “vacanze bianche” ancora in corso. A causa dell’inevitabile boom di baci e abbracci di fine anno e – se le terze dosi non ingraneranno – del progressivo scemare degli anticorpi nella popolazione.

Se sarà anche un bianco 2022 dipenderà, al solito, dalla responsabilità personale che manterremo nei contatti e dall’avanzamento dei richiami booster: i vaccini sono l’unica differenza subentrata rispetto all’anno scorso, e che ci ha consentito di trovare una speranza di normalità. Normalità, chiediamo solo questo.

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