Le tensioni internazionali riportano l’attenzione sull’Iran, ma dietro le cronache geopolitiche emergono anche storie personali legate a quel Paese. Tra queste c’è quella di Al Bano, che negli anni Settanta visse un rapporto sorprendente con il pubblico di Teheran: da un’accoglienza trionfale con migliaia di fan fino a un episodio drammatico che lui stesso ha definito un vero e proprio sequestro. Il cantante pugliese ha raccontato quell’esperienza durante la trasmissione radiofonica ‘Un Giorno da Pecora’, ricordando come i cambiamenti politici e religiosi nel Paese abbiano inciso direttamente sulla sua vicenda.
Il grande successo di Al Bano in Iran
Nel corso della sua carriera internazionale, Al Bano si è esibito più volte in Iran, instaurando un rapporto particolare con il pubblico locale. Il primo viaggio a Teheran risale al giugno del 1969, quando il cantante arrivò insieme a Romina Power. L’accoglienza fu sorprendente: migliaia di persone si radunarono all’aeroporto per salutarlo. “C’erano 50mila persone ad aspettarmi all’aeroporto di Teheran“, ha ricordato l’artista, raccontando anche il clima di entusiasmo che accompagnò il suo arrivo. La polizia lo scortò direttamente dall’aereo fino all’hotel, mentre lungo il tragitto la città sembrava in festa: automobili che inseguivano il corteo, clacson che suonavano e fan che intonavano le sue canzoni. Il cantante ha descritto quel momento come “un successo pazzesco, un trionfo“.
Il legame con il pubblico iraniano proseguì anche negli anni successivi. Nel 1971 tornò nel Paese su invito della sorella dello Scià, l’allora sovrano Mohammad Reza Pahlavi. Anche quella seconda visita si trasformò in un grande successo, confermando la popolarità del cantante italiano in Iran durante quel periodo storico.
“Sono stato sequestrato in Iran”. La confessione di Al Bano a Un Giorno da Pecora
La terza visita, avvenuta nel 1973, ebbe però un epilogo completamente diverso. In quell’occasione Al Bano racconta di aver vissuto un episodio drammatico, arrivando a dire: “In questo caso vi posso assicurare che fui il primo sequestrato a Teheran“. Fin dal suo arrivo all’aeroporto percepì che qualcosa non stava andando per il verso giusto. Poco dopo, infatti, fu trattenuto per settimane all’interno dell’hotel. “Appena arrivato in aeroporto notai subito che qualcosa non andava e, morale della favola, fui sequestrato un mese in hotel“, ha spiegato.
All’origine della vicenda ci fu un contrasto con gli organizzatori: l’artista si rifiutò di esibirsi perché non intendevano pagare il concerto né restituire le attrezzature tecniche che all’epoca i musicisti portavano con sé, come luci e impianti audio. Stando a quanto riportato dall’artista, nonostante la gravità della situazione, né la diplomazia italiana né l’ambasciatore intervennero direttamente. La soluzione arrivò grazie a un ufficiale legato alla corte dello Scià che, compresa la situazione, facilitò la sua liberazione dopo alcuni giorni.
Con il senno di poi, il cantante ha interpretato quell’episodio come il segnale di un cambiamento politico e sociale nel Paese: “Era una questione religiosa… i tempi stavano cambiando e io penso di esser stata la prima vittima“.
La rivelazione di Al Bano oggi a #ugdp @Radio1Rai: ‘fui il primo sequestrato dall’#Iran, mi chiusero un mese in hotel’. Nessuno della Farnesina né l’ambasciatore intervenne, rimasi bloccato finché un colonnello…” pic.twitter.com/HNpg9a18Ot
— Un Giorno da Pecora (@1giornodapecora) March 10, 2026