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Sottovariante Delta, cosa sappiamo? Sintomi, capacità di trasmissione e rischi

La variante Delta ha causato una netta risalita dei contagi durante l'estate e adesso la sottovariante Delta preoccupa il Regno Unito: di cosa si tratta?

sottovariante Delta

Proprio quando l’effetto dei vaccini anti-Covid cominciava a delineare una situazione migliore, dovuta anche alle prolungate limitazioni imposte nel nostro Paese, la variante Delta ha raggiunto l’Italia comportando nel corso dell’estate una brusca risalita dei positivi per via della sua maggiore contagiosità.

Le vaccinazioni proseguono spedite, nonostante non manchino i contrari. Tuttavia, sebbene il vaccino resti l’arma più efficace contro il coronavirus, a preoccupare adesso è la sottovariante Delta, che sta già colpendo il Regno Unito.

Sottovariante Delta, di cosa si tratta?

Proprio in prossimità della stagione invernale, quando in molti temono di scontrarsi ancora con uno scenario pandemico critico, si sta diffondendo un nuovo ceppo di Covid-19. Si tratta della sottovariante Delta.

È la AY.4.2 la nuova sottovariante Delta che preoccupa in particolare il Regno Unito. Si stima che il nuovo ceppo sia fino al 10% più contagioso rispetto all’originale.

Sottovariante Delta, colpito il Regno Unito

La sottovariante Delta è già particolarmente diffusa nel Regno Unito, dove martedì 19 ottobre 2021 è stato registrato un nuovo record di contagi, mai così alti da metà luglio.

Il bollettino segnalava infatti 49.156 casi su circa un milione di test. Stabile e sotto il livello di guardia il totale dei ricoveri negli ospedali, fermi attorno a 7.000 grazie ai vaccini.

Intanto il Governo di Boris Johnson ha avvertito la popolazione che il Paese rischia un inverno “impegnativo”. Per questo motivo, sono già state aperte le prenotazioni per la terza dose a tutti gli over 50 e agli over 16 con fragilità.

Sottovariante Delta è più infettiva

Il nuovo ceppo che continua a diffondersi nel Regno Unito è un “leggermente più infettivo”. A dichiararlo è il professor Francois Balloux, direttore del Genetics Institute dell’University College di Londra, il quale ha poi precisato: Non è niente in confronto a quello che abbiamo visto con Alpha e Delta, che erano qualcosa come i 50/60% più contagiose del ceppo originario. Qui stiamo parlando di qualcosa di più contenuto e che attualmente è in fase di indagine.

Alla Bbc ha spiegato: “È probabile che sia fino al 10% più trasmissibile”.

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