Eitan Bondì, di 21 anni, ha sparato contro due militanti con una pistola soft air. Dal carcere ha dichiarato che si è pentito di quello che ha fatto. Secondo il suo avvocato ha agito senza una strategia.
Spari con pistola soft air a militanti Anpi: le parole di Eitan dal carcere
Eitan Bondì, giovane ebreo che, armato di pistola soft air, ha ferito due militanti dell’Anpi durante le celebrazioni del 25 aprile, sarebbe stato “ubriaco” di ideologie. Dal carcere ha dichiarato di essere pentito e si è scusato, ma la Procura lo accusa di tentato omicidio. “Se avesse voluto uccidere avrebbe portato armi vere” ha dichiarato il suo avvocato, Cesare Gai.
Pistole e munizioni che sono state recuperate dalla sua camera, insieme a bandiere israeliane e un porto d’armi per uso sportivo.
Eitan Bondì ha rilasciato dichiarazioni spontanee. “Sono pentito e mi scuso ma voglio non volevo uccidere” sarebbero le sue parole, come riportato dal Corriere. Il 21enne sarebbe stato inoffensivo, fomentato ma non realmente pericoloso.
Questa sembra essere la strategia difensiva. La gravità del gesto non si discute, ma secondo la difesa l’accusa di tentato omicidio è più grave di quello che in realtà è accaduto. Il legale ha chiesto di avviare le verifiche sui proiettili esplosi durante l’aggressione a Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano.
Spari contro due militanti dell’Anpi: chi è Eitan Bondì
Ha 21 anni e fa alcuni lavoretti saltuari, come il rider part time. Ha delle ideologie ben precise, che dovrà spiegare. Le domande che gli verranno fatte riguardano l’improvvisazione del gesto. Il ragazzo era da solo, con il probabile scopo di un’intimidazione. Una vicenda che sta sollevando diversi dibattiti, su temi come l’intolleranza, l’ebraismo di destra, le ideologie politiche.
Gli abitanti del suo condominio, come riportato dal Corriere, hanno parlato di una bandiera israeliana che aveva appeso sulla facciata del proprio appartamento. L’avvocato ha voluto specificare più volte che si tratta di un ragazzo “ubriaco” di ideologie, ma non di un assassino. Per due giorni è rimasto in carcere senza poter vedere nessuno, neanche il suo avvocato, per cui le sue scuse e il suo pentimento sembrano essere spontanee e sincere. Le indagini faranno il loro corso.