Coppa d’Africa 2019, 5 momenti da ricordare
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Coppa d’Africa 2019, 5 momenti da ricordare

© Alex Alija Čizmić/Twitter

Con l'aiuto di Alex Čizmić di calcioafricano.com ripercorriamo alcuni dei momenti più significativi della Coppa d'Africa 2019, prima della finale.

Senegal e Algeria si sfideranno nella finale della Coppa d’Africa 2019 al Cairo International Stadium. L’incontro metterà di fronte due squadre che insieme sommano appena un trionfo, ottenuto dagli algerini nel 1990.

Lungo la strada che ha portato all’atto finale del torneo sono cadute squadre quotate o blasonate come Nigeria, Costa d’Avorio o Camerun, e persino i padroni di casa dell’Egitto a cui non è bastata la stella Mohamed Salah.

Sono stati invece Sadio Mané e Riyad Mahrez a trascinare rispettivamente Senegal e Algeria fino in fondo, l’ultimo con uno spettacolare calcio di punizione che ha deciso la semifinale con la Nigeria all’ultimo minuto.

Anche fuori dal campo, però, la Coppa d’Africa 2019, così come le precedenti edizioni, ha regalato diverse storie da ricordare. Con l’aiuto di Alex Čizmić, giornalista di calcioafricano.com che ha seguito la competizione direttamente dall’Egitto, siamo andati alla ricerca dei momenti più significativi.

Coppa d’Africa, i momenti da ricordare

L’organizzazione della Coppa d’Africa 2019 si è rivelata fin dal principio impresa tutt’altro che semplice.

La Confederazione calcistica africana (CAF) aveva assegnato la competizione al Camerun, revocandola poi in un secondo momento per via dei ritardi nella costruzione delle infrastrutture necessarie e dei problemi di sicurezza riscontrati nel paese.

Il Marocco sembrava inizialmente il candidato più credibile per rilevare l’organizzazione della competizione, ma la scelta della CAF è infine ricaduta sull’Egitto.

Tuttavia, la decisione finale è giunta soltanto a inizio gennaio 2019, dando quindi all’Egitto soltanto pochi mesi di tempo per poter organizzare il torneo.

Sarà forse anche per questo motivo che, per chi ha deciso di seguire la competizione dal vivo, la Coppa d’Africa 2019 ha mostrato tanti aspetti “lasciati al caso”, compresi i ticket d’ingresso per le partite spesso concessi all’ultimo ai giornalisti accreditati, come spiega a Notizie.it Alex Čizmić di calcioafricano.com.

Ciononostante, lungo il percorso che ha visto le 24 squadre coinvolte affrontarsi in sei diverse sedi del Paese non sono mancati i motivi per emozionarsi, dentro e fuori dal rettangolo verde.

Torce accese ogni partita

Sebbene nel corso della Coppa d’Africa la cornice di pubblico non sia stata sempre quella delle grandi occasioni, in ogni partita Čizmić racconta come gli spettatori si prestassero a una singolare coreografia.

Ai minuti 20, 22 e 74 di ogni partita i tifosi accendevano le torce dei propri cellulari creando uno spettacolare colpo d’occhio.

A seconda del momento, il gesto possedeva un significato differente: il 20 rappresenta il numero dei tifosi dello Zamalek morti nel febbraio 2015 in seguito ai violenti confronti con la polizia nel tentativo di accedere allo stadio; il 22 rende invece omaggio a Mohamed Aboutreika, simbolo dell’Al-Ahly e della nazionale egiziana (100 presenze) ma inserito nella lista nera dal governo poiché, spiega Čizmić, “vicino al movimento dei Fratelli Musulmani, inviso all’attuale regime”; infine, il 74 ricorda le vittime della strage di Port Said, causata dagli scontri tra tifosi dell’Al-Masry e Al-Ahly in occasione in un match di campionato.

Madagascar, debuttante con i fiocchi

I quarti di finale raggiunti dal Madagascar, poi sconfitto dalla Tunisia, ne fanno la miglior squadra debuttante nella storia della Coppa d’Africa dopo il Ghana del 1963, che riuscì addirittura a trionfare in un torneo che contava però appena sei squadre.

Dopo il capolavoro dei gironi, nei quali la nazionale guidata da Nicolas Dupuis ha battuto la Nigeria strappandole il primo posto, il presidente del Madagascar ha personalmente pagato a oltre 400 tifosi il biglietto aereo per seguire la squadra negli ottavi di finale contro la Repubblica Democratica del Congo, in un match poi vinto ai rigori.

Benin, abbattuto il gigante Marocco

L’altra impresa della Coppa d’Africa 2019 è stata compiuta dal Benin, giunto agli ottavi di finale nonostante il terzo posto nei gironi.

Lì, la squadra di Michel Dussuyer ha superato ai calci di rigore il più quotato Marocco di Mehdi Benatia e Hachim Zyiech.

Nella lotteria dei tiri dal dischetto è infine risultato decisivo il rigore parato dal portiere di riserva Allagbe: per ringraziarlo della prodezza, un magnate beninese ha regalato al giocatore vasti appezzamenti di terreno.

La corsa del Benin si è poi interrotta ai quarti di finale contro il Senegal, ma Allagbe e tutti i tifosi ricorderanno probabilmente i momenti vissuti a lungo.

Senegal-Tunisia, tensione in tribuna stampa

Il Senegal ha raggiunto la finale contro l’Algeria dopo un tesissimo match contro la Tunisia, vinto soltanto ai tempi supplementari grazie a un autogol avversario.

Nel corso dei 90′ della semifinale, entrambe le squadre hanno sbagliato un rigore.

Presente in tribuna stampa, Čizmić racconta come in seguito al penalty parato dal portiere senegalese Gomis un giornalista-tifoso dei Leoni della Teranga si sia letteralmente scagliato verso due reporter tunisine battendosi i pugni sul petto a mo’ di king-kong.

“Sembrava indemoniato”, spiega Čizmić. La sua reazione smisurata ha dato il via a una rissa in tribuna stampa, placata poi dal personale di sicurezza, volontari e altri giornalisti.

Nigeria ai quarti: premio per tutti

Nigeria-Camerun è una tra le sfide più tradizionali della Coppa d’Africa, valsa in diverse occasioni la vittoria finale.

Le due squadre si sono incrociate quest’anno agli ottavi di finale, in un match emozionante che ha visto le Super Aquile trionfare per 3-2.

Alla fine dell’incontro, evidentemente esaltato dal risultato, il presidente della federazione calcistica nigeriana e ex vicepresidente della CAF (rimosso dall’incarico a poche ore dalla finale) Amaju Pinnick è sceso di fronte ai giocatori annunciando per ognuno di loro un premio di 20.000 dollari per l’impresa compiuta.


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Alessandro Bai
Alessandro Bai, nato nel 1991 a Milano, città che ama ma da cui non può fare a meno di spostarsi (e ritornare, sempre). Una mamma brasiliana, un anno di studi in Inghilterra e la passione per le lingue mi hanno dato l'apertura mentale che cerco di riportare nel giornalismo. Racconto di sport per fare emozionare.