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La campionessa paralimpica Vervoort sceglie l’eutanasia: morta a 40 anni

Dopo anni di lotta e sofferenza, la campionessa belga Vervoort ha deciso di procedere con l'eutanasia.

La campionessa paralimpica Marieke Vervoort ha deciso di procedere con l’eutanasia nella giornata di martedì 22 ottobre, a causa della sua malattia muscolare degenerativa diagnosticata quando aveva 14 anni contro cui ha combattuto sino all’età di 40 anni. La Vervoort, al termine delle Olimpiadi di Rio del 2016, aveva dichiarato: “Mi sto ancora godendo ogni piccolo momento. Quando avrò più giorni brutti che buoni, allora ho già i miei documenti di eutanasia, ma il tempo non è ancora arrivato. Aggiungerò più energia alla mia famiglia e ai miei amici, cosa che non potevo fare prima perché dovevo allenarmi ogni giorno“. Proprio in quel momento, le sue condizioni fisiche erano peggiorate, soprattutto per quel che concerneva la vista. La campionessa belga stava, inoltre, iniziando a soffrire di attacchi epilettici.

Tutto ciò ha portato la Vervoort a dire basta.

La campionessa paralimpica e l’eutanasia

La Vervoort aveva firmato i documenti per accedere all’eutanasia nel lontano 2008, dato che in Belgio la morte assistita è legalmente riconosciuta. Aveva, al contempo, lanciato un messaggio fortissimo: “L’eutanasia dà una sensazione di riposo alle persone, se non avessi ottenuto quei documenti penso che mi sarei già suicidata, perché è molto difficile vivere con così tanto dolore e sofferenza e questa insicurezza. So che quando sarà abbastanza per me, ho quei documenti“. Le sue dichiarazioni non possono che riaprire uno degli argomenti più discussi in Italia, su cui ancora non sembrano esserci evoluzioni da parte del governo. Marco Cappato, politico e attivista italiano a favore della morte assistita, aveva lanciato un monito all’esecutivo, ma l’eutanasia continua ad essere un vero e proprio tabù nel nostro Paese.


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