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Superlega, Emanuele Floridi: “Il sistema calcio non regge, serve una riforma”

"Va riformato il sistema calcio", così il manager Emanuele Floridi ha commento della possibilità di una Superlega.

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Il mondo del calcio è stato scosso dalla bomba della Superlega, un attacco dall’interno alla UEFA messo in atto dai club più rappresentativi e forti d’Europa. Le tifoserie, preoccupate, sono insorte, ma anche tra i più restii all’idea della Superlega c’è da diversi anni l’idea che qualcosa nel calcio necessiti di cambiare.

Ne è fortemente convinto anche Emanuele Floridi, esperto di gestione del consenso, public affair and crisis management e strategic and risk advisor. Secondo Floridi, al di là della Superlega (la cui “morte” è stata smentita da un’indiscrezione spagnola), è il sistema calcio nel suo complesso a necessitare di un cambiamento, di una vera e propria riforma.

Superlega, Floridi: “Il sistema calcio va riformato”

“È indubbio – ha detto Emanuele Floridi a Prima Comunicazione – che così come è adesso il sistema non regge e che molti tra i club che trainano il movimento nei principali cinque campionati continentali non si possono permettere di lasciare decidere su una parte imponente del propri guadagni potenziali un organismo politico come la Uefa”.

Il manager incarna dunque il pensiero che è fortemente diffuso in un certo di pubblico del calcio, quello che non ama farsi sopraffare dai ricordi e dal passato romantico, ma che anzi analizza il presente del settore e vuole migliorarne il futuro.

Floridi su Superlega e Champions League

“La Superlega – ha proseguito Floridi – poteva fare affluire nuove risorse nel sistema. Era meglio trattare, arrivare a una riforma condivisa. Non è una bestemmia immaginare una Superlega più remunerativa della Champions League.

E poi – ha ricordato a titolo d’esempio – in Italia, un campionato nazionale con meno squadre in Serie A. Non è più gestibile un sistema con 100 club professionistici tra A, B, C”.

Floridi, una riflessione su Superlega e pandemia

Idee più che condivisibili, quelle di Floridi, che nel calcio vede un business importante e che, come tale, deve costantemente adattarsi al contesto che gli si configura davanti e coglierene le opportunità limitando i rischi. In questo la pandemia da coronavirus avrebbe per il manager accelerato il processo e mostrato tutti i pregi e difetti del settore. “Il calcio – ha concluso Floridi – poteva permettersi le bolle, test, controlli, e rischiava meno di altri settori per la salute dei suoi addetti ai lavori. Ricominciare a giocare è stato un bel segnale per la ripartenza del Paese“.

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