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Usa, Trump attacca il Messico: “Pagherà in un modo o nell’altro”

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Trump torna sul tema della costruzione del muro tra Stati Uniti e Messico. Il muro verrà pagato dai messicani, come aveva promesso in campagna elettorale.

Trump

Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, torna sul tema che gli era stato caro durante la sua campagna elettorale. Il muro che ha promesso di costruire al confine con il Messico è solo uno dei tanti pretesti che rendono tese le relazioni tra i due stati.

Le promesse elettorali di Trump

Durante la sua campagna elettorale, Trump aveva messo nel mirino proprio il Messico. Non solo aveva promesso di costruire un “impenetrabile muro fisico” lungo tutto il confine: aveva anche detto che il muro, direttamente o men lo avrebbero pagato i messicani. E davanti ai riluttanti messicani, aveva aggiunto con tono perentorio che lo avrebbero fatto in un modo o nell’altro. Naturalmente, gran parte dell’opinione pubblica americana si è schierata con Trump.

I rapporti con il Messico

In effetti il Messico è stato da subito uno dei principali bersagli di Trump.

Memorabili le telefonate intercorse con il Presidente messicano Enrique Peña Nieto. “Sono pronto a mandare l’esercito per fermare i bad hombres” aveva tuonato già a febbraio, poco dopo l’insediamento alla Casa Bianca. E aveva rincarato la dose più volte successivamente, alternando le minacce a toni più concilianti. Anche perchè da parte sua il Presidente messicano ha dichiarato più volte pubblicamente di non voler mettere a disposizione risorse per inseguire un obiettivo che i messicani non gradiscono. Ricevendo anche in questo caso la ormai consueta telefonata di reprimenda di Trump.

Le cifre del muro

Secondo le promesse di Trump, il muro dovrebbe coprire l’intera estensione del confine tra Stati Uniti e Messico. Si tratterebbe di circa 1600 chilometri, poco meno della metà dell’estensione del confine.

Un muro alto più della Muraglia cinese e che il Presidente vorrebbe anche bello, ammesso che un muro lo possa essere. Le barriere naturali avrebbero poi fatto il resto. Per finanziare la costruzione il Presidente avrebbe ipotizzato fino a 21 miliardi di dollari.

La posta in gioco

In realtà, il muro è solo un elemento (forse quello più evidente e più simbolico) della complessità dei rapporti tra di due stati. Nell’idea di Trump, il muro servirebbe a limitare l’immigrazione illegale. Ma il Presidente si è più volte scagliato anche contro le fabbriche messicane, colpevoli di sfruttare i lavoratori americani. Per non parlare del fatto che attraverso il confine passano negli Stati Uniti grandi quantitativi di merci illegali e di droga.

Chi paga il muro?

Il problema è proprio quello legato al pagamento del muro.

Trump ha più volte detto che il muro “lo avrebbero pagato i messicani“. Ma il Presidente messicano non ha nessuna intenzione di farlo, ovviamente. La dichiarazione di Trump (“lo pagheranno, in un modo o nell’altro”) apre la porta ad una serie di soluzioni “alternative”. Ha minacciato di aumentare i dazi doganali, e i costi per i visti per i cittadini messicani. Trump si è spinto fino all’ipotesi di chiedere al Messico un indennizzo di 100.000 dollari per ogni messicano che entra illegalmente sul suolo americano. Insomma, Trump non sembra disposto a fare un passo indietro su un tema sul quale ha investito buona parte della sua credibilità politica.

Il problema politico

La costruzione (e il finanziamento) del muro con il Messico non è solo un problema di politica estera.

La popolarità di Trump rischia di essere fortemente compromessa nell’opinione pubblica. Alla riapertura dei lavori il Congresso dovrà pronunciarsi su un primo finanziamento da 1,6 miliardi di dollari chiesto da Trump per la costruzione del muro. E davanti ai tentennamenti (anche di parte repubblicana) Trump ha addirittura minacciato la serrata del Governo. Un modo per mettere pressione su Congresso e sullo stesso Governo. Il tema è effettivamente di quelli spinosi. Trump si è mostrato forse troppo sicuro sulla costruzione del muro. Dopo aver perso la battaglia sulla abolizione della riforma sanitaria di Barack Obama, non può fare marcia indietro. In fondo, quella del muro è stata una delle promesse elettorali che più sono piaciute ai cittadini americani.


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