Fabri Fibra: ‘Gli italiani non capiscono il rap’

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Fabri Fibra: ‘Gli italiani non capiscono il rap’

Fabri Fibra risponde alla condanna di diffamazione di Valerio Scanu

Il rapper Fabri Fibra, all’anagrafe Fabrizio Tarducci, recentemente condannato dal tribunale di Milano a risarcire con ben 20.000 euro – più una provvisionale, cioè un anticipo di risarcimento – il cantante melodico Valerio Scanu con l’accusa di averlo diffamato attraverso il testo della sua canzone A Me di Te, pubblicata nel febbraio 2013, in un’intervista rilasciata al quotidiano Il Secolo XIX, commentando la sentenza nei suoi confronti, ha affermato che l’Italia è un Paese che non capisce il rap, piuttosto lo “subisce”, non percependolo “come una forma di intrattenimento, ma come un elemento di disturbo, non lo vive serenamente, anzi lo considera un genere da combattere, da sconfiggere. Questo è ciò che emerge dalla sentenza del tribunale di Milano”. In realtà, afferma Fabri Fibra, “ascoltando il rap si può capire in che periodo storico stiamo vivendo, è un genere che ha pochi filtri, quindi il concetto, qualunque esso sia, arriva immediato, e questa cosa può non piacere, ma solo il rap riesce a farla. Il rap – continua il cantante – comunica già soltanto presentandosi, gli italiani non hanno capito il senso di questa musica: è una fotografia della società, se il paesaggio che viene ritratto nella fotografia non piace, è inutile prendersela con chi ha scattato la foto”, in questo caso lui, autore del brano incriminato contro l’artista lanciato dall’ottava edizione del seguitissimo talent-show “Amici” di Maria De Filippi tra il 2008 e il 2009, in cui si è classificato secondo, e vincitore con il brano Per tutte le volte che … del Festival di Sanremo 2010, presentato da Antonella Clerici. La canzone di Fabri Fibra sosteneva che in realtà “Valerio è una donna”, “gli ho abbassato i pantaloni e sotto aveva un tanga”. Le allusioni sessuali a Scanu, citato esplicitamente nel testo del cantautore rap marchigiano, continuano, ma ci limitiamo a queste.

Polemiche precedenti sui suoi brani

Non è la prima volta che Fabri Fibra scatena polemiche per le sue canzoni: nel 2004 la canzone Mr. Simpatia, inclusa nell’omonimo album, prese di mira la Chiesa cattolica e il Papa, che allora era Giovanni Paolo II. Nel 2006 la giudice Livia Pomodoro, all’epoca presidente del tribunale per i minorenni di Milano, fece un appello a radio e reti televisive per non trasmettere più alcuni brani di Fabri Fibra, e soprattutto la sua canzone Cuore di latta, che parlava in particolare del delitto di Novi Ligure, delitto compiuto dagli allora fidanzatini Erika e Omar ai danni della madre e del fratellino di lei. Per Livia Pomodoro, nel testo del rapper il crimine veniva banalizzato, mancando di rispetto alle vittime e lanciando messaggi negativi ai giovani. Altri brani di Fabri Fibra sono stati accusati di vilipendio della religione cattolica e del crocifisso, mentre nel 2013 il cantante non aveva potuto partecipare al Concerto del Primo Maggio, dopo che dall’associazione D.i.Re.: Donne in Rete contro la violenza alle donne l’aveva accusato di scrivere canzoni omofobe e misogine, in particolare riferimento al brano Su le mani, dove c’erano termini come “ricchione” e “culattone” per definire i gay – con parole diverse lo stesso tipo di accusa che Fabri Fibra ha rivolto a Valerio Scanu -.

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