I grandi artisti della musica brasiliana per i giochi olimpici

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I grandi artisti della musica brasiliana per i giochi olimpici

I grandi artisti della musica brasiliana per i giochi olimpici.
I grandi artisti della musica brasiliana per i giochi olimpici.

Olimpiadi 2016: grazie ai giochi olimpici a Rio de Janeiro, la musica brasiliana otterrà finalmente un successo mondiale.

Casual e seducente in superficie, geniale e variegata in profondità – questa è la musica del Brasile che sta per ottenere un successo mondiale grazie alle Olimpiadi di Rio de Janeiro. Questo è un grande momento per scoprire quanto sia ampia la proposta della musica brasiliana, quanto superi di gran lunga gli stereotipi delle sgargianti sfilate di carnevale e della musica Bossa Nova in spiaggia.

Le melodie brasiliane delle tradizioni regionali e nazionali attraversano le generazioni, con un mix, in continua evoluzione, di elementi indigeni, europei e africani. Allo stesso tempo, alcuni brasiliani descrivono la loro cultura “antropofagica” o, senza mezzi termini, cannibale: pronta ad ingoiare e digerire tutto quello che arriva. Anche se stimano le loro radici, i musicisti brasiliani hanno assimilato jazz, rock, raggae, metal, hip hop, musica elettronica e altro ancora; sfornano testi pop ma dalle parole poetiche allusive e complesse.

I visitatori di Rio – fisici o virtuali – possono “assaporare” una tra le culture musicali più complesse e variegate: i critici musicali del New York Times offrono una lista di 30 canzoni brasiliane emblematiche, recenti e passate. (Ascoltate questa playlist su Spotify)

Pixinguinha “Carinhoso” 1928

L’elegante stile musicale conosciuto come “Choro” nacque a Rio nel 19° secolo, come un adattamento delle tradizioni popolari, ad esempio la “habanera” cubana e la mazurka polacca. Nello stile “Choro” si usano insieme il flauto, il cavaquinho (uno strumento a corde), la chitarra e le percussioni, in contrappunto intricato. Questa musica risuona simile nel New Orleans ragtime, in questo caso Pixinguinha, nome d’arte di Alfredo de Rocha Viana Jr. a Rio – potrebbe essere considerato lo Scott Joplin del Brasile. Compose molti dei pezzi fondamentali del repertorio Choro, tra cui “Carinhoso” che, in seguito, fu riempito dalle parole cantate da artisti molto popolari come Orlando Silva.

Nael Rosa “São Coisas rossas” 1932

Mr.

Rosa morì di tubercolosi all’età di 26 anni, nel 1937. Ma durante la sua breve carriera, trascorsa interagendo con la cultura musicale nera di Rio, questo cantante, compositore, bianco e della classe media, immaginò la Samba come simbolo di identità nazionale: gli eroi dei suoi racconti erano dei ladruncoli per i quali la Samba era fonte di orgoglio e forza di vita. Prese così il loro street style e la loro “disponibilità”, come diceva in questa grande canzone e li codificò.

Carmen Miranda “O que é que a baiana tem?” 1939

Era una cantante bianca, una ballerina e una diva del cinema, nata in Portogallo, cresciuta a Rio, che assunse vestiti e movimenti dei venditori ambulanti di Bahia. In un primo momento lo fece con stile poi, per i registi americani, con esagerazione selvaggia, come “la signora con il cappello tutti-frutti“, in “All The Gang Here” e altri film. È diventata un simbolo internazionale del suo paese che ha reso, d’altronde, molti brasiliani nauseati.

Alla fine degli anni ’60 i musicisti di Tropicàlia l’hanno rivisitata in un genio della pop-art:” Scoprimmo che lei era stata la nostra caricatura ma anche il nostro raggio di sole“, scrisse Caetano Veloso in un brillante saggio nel 1991. Era una cantante carismatica, divertente, ritmicamente efficace, anche se non eccellente dal punto di vista tecnico. “O que é que a baiana tem?” (Cos’è che ha la donna baiana?) una canzone elogio – scritta da Dorival Caymmi, fu uno dei suoi prim successi.

Luiz Gonzaga “Asa Branca” 1947

Il battito vivace, la fisarmonica senza sosta e il triangolo di “Asa Branca” danno vita al “baião“, una danza che il sig. Gonzaga ha distillato dalle tradizioni del Brasile nordorientale; potrebbe ricordare agli ascoltatori americani, la musica cajun. La melodia allegra possiedeperò un amaro lamento. Una “asa branca” (ala bianca) è una colomba che sa di essere l’ultima ad emigrare prima della siccità che colpisce l’estate del Brasile, l’est arido del Brasile.

I testi di Humberto Teixeira partono con riluttanza quando “il fango si trasforma in pietra“, di fronte alla “triste solitudine” e sperando un giorno di tornare. In Brasile è diventato un inno per ogni arrivo nostalgico nella grande città.

João Gilberto “Chega de saudade” 1958

Bossa Nova cominciò alla fine degli anni ‘50 e subito diventò una preoccupazione internazionale nei primi anni ’60. Influenzato dalla samba Afro-brasiliana e dalla cultura americana del dopoguerra – crooning, jazz West Coast – connotava luce e spazio, una pace interiore incredibilmente ritmica, qualcosa di simile al rock’ n’ roll. Gilberto era (ed è tuttora) considerato la figura misteriosa nel cuore dello stile, che mette un ronzio morbido contro i bruschi cambiamenti della chitarra; in “Chega de Saudade” ha praticamente impostato le dimensioni “bossa nova”.

Dorival Caymmi “O Mar” 1959

Un cantautore con la voce profonda, Mr. Caymmi costruì un’iconografia introspettiva dello stato nord-orientale di Bahia: molti dei suoi brani, “O Mar” incluso, tratti dall’album sublime “Caymmi e seu Violão“, furono scritti su o dalla prospettiva dei pescatori con il mare che rappresentava la forza della bellezza, il lavoro, la storia e il pericolo.

Antônio Carlos Jobim “A felicidade” 1959

La dolcezza Bossa Nova può essere ingannevole.

Il ritmo è un microcosmo sottile di percussioni della samba, mentre le melodie accattivanti nascondono armonie jazz sofisticate. Apparentemente disinvolti, i testi di Bossa Nova sono pieni di qualità brasiliane riassunte dalla parola portoghese “saudade“, che mescola nostalgia, tristezza e memoria. “A felicidade” (felicità) del sig. Jobim, del preminente compositore bossa nova e con il testo di Vinicius de Moraes, contempla la felicità effimera con frasi che salgono e poi scivolano lungo percorsi cromatici. Si apre con uno dei distici poetici più perfetti di qualsiasi altra lingua, alternando polisillabi e monosillabi “La Tristezza, non ha fine/ La Felicità sì”.

Maysa “O Barquinho” 1961

Ecco una canzone quasi perfetta che testimonia la fisica dello swing brasiliano. Nel 1961 Maysa Matarazzo, una cantante bossa nova la cui vita tumultuosa fece passare in secondo piano il suo talento, registrò la canzone “O Barquinho”, di Roberto Manescal e Ronaldo Boscoli. Ne produsse tante altre in quel periodo tanto che questa diventà una standard minore.

Ma la sua versione con una sezione di ritmo jazz che copriva il sottofondo a corda, rade al suolo tutte le altre, pur se con le sue contraddizioni: suona pesantemente audace, volontariamente naive, precisa nella sua imprecisione. Il suo tempismo e la consegna vagano dappertutto e finalmente ha successo – inizia pericolosamente in ritardo, investendo in una frase di speranza e di bellezza e poi “portando le successive verso il basso”.

Moacir Santos “Coisa n. 5 (Naña)” 1965

Mr Santos, multistrumentalista e compositore, scomparso nel 2006 all’età di 80 anni, non era noto per il suo virtuosismo quanto per la sua originalità nella composizione e nell’arrangiamento. Si può chiamare Ellingtoniano in questo senso, ma in tutti gli altri era completamente brasiliano. Lo si può conoscere bene con “Coisas” del 1965 e con la sua lunatica e poliedrica “Coisa n. 5”, in seguito riarrangiata e trasformata in “Naña“.

Caetano Veloso “Tropicàlia” 1968

Mr Veloso e Gilberto Gil sono gli eroi di Tropicàlia, uno sconvolgimento musicale che ha spinto il pop brasiliano nell’era psichedelica, infondendo la musica con il rock fuzz e portando modernità letteraria nei testi. Il movimento raggiunse una popolarità sconcertante e allarmò la dittatura militare che, nel 1968, imprigionò le due star e le mandò in esilio a Londra (dove aggiunsero l’inglese e il rock inglese ai loro vocabolari). “Tropicàlia” si scioglie in una marcia di carnevale con un’inquietante orchestrazione, mentre i suoi testi sono lo schizzo di un manifesto culturale di una nazione.

Chico Buarque “Construçâo” 1971

Il sig. Buarque è un cantautore, celebre per le sue raffinate idee musicali, il suo approccio lirico elegante e per i suoi gesti coraggiosi di protesta. “Construçâo” è il titolo dell’album pubblicato nel 1971, periodo di dittatura militare in Brasile, e divenne un classico. In superficie la canzone, una bossa nova, racconta la storia di un operaio edile che cade – o forse salta – verso la morte. Ma le immagini e le sfumature mutevoli dei testi suggeriscono un’allegoria politica e la canzone è spesso intesa come una critica nascosta.

Gilberto Gil “Expresso 2222” 1972

La velocità delle sincopi della chitarra del sig. Gil si adatta perfettamente alla canzone di un treno surreale, che scrisse mentre era in esilio a Londra e fu rilasciato nel 1972, quando rientrò in Brasile. Il treno espresso, a proposito del quale canta, parte da una stazione a Rio de Janeiro chiamata Bonsuccesso, e velocissimo, raggiunge il futuro e l’aldilà. Dal 2003 al 2008, Gil fu Ministro della Cultura del Brasile.

Antônio Carlos Jobim “Matita Perê” 1973

Dalla metà degli anni ’70, Tom Jobim compose dischi orchestrali fantasiosi e questa track, da più minuti, fa parte di uno dei migliori. Canta confidenzialmente con la sua voce “non addestrata” su arrangiamenti di flauto, clarinetto, chitarra acustica, triangolo e un palcoscenico di corde; ci sono passaggi di geniale bellezza cinematografica, lontana dalla concisione pop di “The Girl from Ipanema” e “Corcovado”.

Cartola “O mundo e um moinho” 1976

Le scuole di samba di Rio che cominciarono alla fine degli anni ’20, competono nel carnevale prequaresimale, ma agisce anche come comunità per i gruppi nei quartieri poveri di Rio. Una delle più antiche e forti è Mangueira e tra i suoi fondatori, il cantante Cartola, che trovò ampio successo solo ai suoi 60 anni, ultima decade della sua vita. “O mundo e um moinho” è una dolce canzone ma di consigli duri ad un ragazzo: “Ascoltami amore“, canta Cartola, “il mondo è un mulino/schiaccerà i tuoi sogni“.

Jorge Ben “Xica de Silva” 1976

Jorge Ben ha lavorato nel continuum post-samba, cantando estaticamente, strimpellano nei punti di sparizione e costruendo una lunga lista di grandi canzoni; è quasi il top. Un vero eroe del folk della vita vera: uno schiavo africano del XVIII secolo che diventa l’amante di un appaltatore portoghese di miniere in Brasile e lo raggiunge al suo dominio. Una versione di questo fu descritta nel film dello stesso di Carlos Diegues, la canzone di Ben “Africa Brasil” è ripetuta in un lento e profondo groove brasilian-funky.

Hermeto Pascoal “Slaves mass (Missa dos escravos)” 1977

La concezione della musica di Mr Pascoal è grande abbastanza per ospitare il jazz, l’improvvisazione libera, forme classiche e folk, cantando, piangendo, ridendo e – su questo titolo di uno dei suoi album di sucesso – gli strilli di veri suini.

Milton Nascimento “Maria Maria” 1978

La purezza ultraterrena della voce di Milton Nascimento, dal baritono ardente al falsetto angelico, ha sottolineato il senso di riverenza delle sue canzoni per decenni: rispetto per la natura, per la gente comune, per la tradizione, per la giustizia. È anche un profondo ammiratore dei Beatles. “Maria Maria” pubblicata nel 1978 rende omaggio alla forza delle donne latinoamericane. Ha il caratteristico tono edificante di Nascimento, con un pizzico di Lennon-McCartney e un coro travolgente che lo ha trasformato in un inno conosciuto in tutto il Brasile.

Maria Bethânia “Mel” 1979

La cantante Bethânia perfezionò un tipo di cabaret pop altamente emotivo alla fine degli anni ’60; questa canzone dal ritmo semplice è estratta dal suo album omonimo. È stato scritto dal fratello Caetano Veloso e dal poeta Waly Salomâo. Lei decanta parole altamente poetiche e sorprendentemente sensuali come se cantasse un inno nazionale; tuttavia, la canzone rimane conagiosa.

Gonzaguinha “O que é, o que é” 1982

Nato in una favela di Rio nel 1945, Gonzaguinha abbracciò la musica dalla nascita: suo padre Luiz Gonzaga è ancora ricordato come il re di Barão. Proprio a 70 anni, trovò il successo grazie alla forza delle sue canzoni, che riflettono le speranze e le lotte del popolo. “O que é, o que é” è una delle sue creazioni più durature, uno standard popolare che la maggior parte dei brasiliani conosce a memoria. Ha un impulso provocato dalla batteria, evoca il delirio del carnevale e un messaggio di resilienza. Gonzaguinha canta di sofferenza ma il coro ritorna su affermazioni esuberanti e con aria di sfida infantile: “Vivi, non avere paura, mostra la tua felicità“.

Chico Science “Maracatu Atômico” 1994

Nel 1990 questo cantante e cantautore rapper con la sua band Nacão Zumbi, chiamò la loro musica “mangue bit”: “mangrove bit” o “mangrovie beat” dalle paludi di mangrovie della loro povera città natale, Recife. Questa fondeva ritmi tradizionali con funk, hard rock, hip hop con le tematiche sociali urgenti e con una determinazione di unire passato e futuro. “Maracatu Atômico” dal 1994 trasforma il battito frenetico nel funk rap ritmato. È arrabbiato e articolato, un gruppo brasiliano, potremmo dire alla pari dei Public Enemy, dei Rage Against the Machine e Calle 13.

De Falla “Popozuda Rock’ n’ roll'” 2000

Un recente esempio di funk carioca, stile di danza brasiliana che deve le sue sonorità alla musica di Miami e all’elettro-rap di New York. I punti di riferimento qui sono chiari: Beastie Boys, Run DMC. I colpi sono diretti, le chitarre fiammeggianti e il mood esuberante. Più importante, si tratta di una rappresentazione embrionale del suono che apparecchierebbe la tavola e, nel 2000 lascerebbe anche il posto, a quello che ora è conosciuto come “baile funk”.

Deize Trigona “Injeção” 2004

Una piacevole canzone di una delle migliori interpreti femminili in baile funk – la colonna sonora super sensuale delle feste notturne delle favelas brasiliane. “Injeção” ha un suono rapido influenzato dalla musica di Miami ma anche un accenno di tamburi sciolti tradizionali del paese, rendendo una canzone inedita pronta per il successo. Nel 2005, fu usata come base per “Bucky Done Gun” di M.I.A, quando M.I.A, Diplo e orde di seguaci cominciarono a portare il baile funk dalle favelas in tutto il mondo.

Marisa Monte “Infinito Particular” 2006

Marisa Monte canta con grazia divina “Infinito Particular” (Infinito Privato). La canzone è un flirt cerebrale: “Basta che tu non ti perda quando entri nell’Infinito privato” consiglia, aggiungendo enigmaticamente “È solo mistero, non c’è segreto“. L’arrangiamento l’avvolge nella beatitudine amniotica: fiati, archi, percussioni in lontananza, invece, vicina risuona la sua voce chiara, che accarezza ogni frase sostenuta. È un’affermazione della ballata pop brasiliana del XXI secolo.

Carlinhos Brown “Magalenha” 2012

Dal 1980 Mr. Brown è una potenza della musica brasiliana: cantante, compositore, produttore, organizzatore di comunità. Con il suo gruppo di percussionisti “Timbalada“, ha contribuito a rienergizzare i suoni del samba raggae del carnevale e, tavolta, nei suoni brillanti degli anni ’90, ha esemplificato l’atteggiamento brasiliano della storia musicale. Nel 2012 ha rivisitato “Magalenha”, un successo che scrisse per Sergio Mendes nei primi anni ’90; questa volta cantò attraverso un vocoder su un paio di strumenti tradizionali (berimbau, agogo) come se suonasse in un magazzino di batteristi di carnevale e di coristi, e trattò il tutto con un’eco dubraggae. È imponente e stravagante, come la sua presenza al carnevale di Rio.

Mc Bin Laden “Bololo Haha” 2014

Fino al 2014, il baile funk è stato ridotto e raffinato alle sue caratteristiche essenziali – urgente, rapido, implacabile – ed ha lasciato i suoi vecchi prestiti di Miami. “Bololo Haha” è risparmiata da tutto, una meditazione scheletrica e punitiva, a colpi di pistola, che entusiasma con i motori delle moto, le sirene dell’ambulanza e la voce rauca della stella della scena attuale, Mc Bin Laden. Nel video è circondato da ragazzi per metà biondi, proprio come il loro eroe.

Mc Pikachu “Choque” (Semana Malica) 2014

Gran parte del moderno baile funk ha l’odore di musica per bambini – il canto, la grafica da cartone animato, la dolce crudezza. E così questa canzone di un vero bambino – tenero in voce ma cattivo come i suoi colleghi più grandi – ha un senso assoluto. Quasi l’intero video è girato da Mc Pikachu con la telecamera in mano, riprendendo se stesso, come una sorta di inversione di stile di Hype Williams, che enfatizza la mancanza di squilibrio in un bambino “selvaggio”.

Elza Soares “A mulher do fim do mundo” 2015

Cominciò alla fine degli anni ’50 come cantante di samba dalla voce squillante. Da allora si avvicinò al funk, rock e hip hop ed ora, alla fine della sua carriera, un capolavoro pop devastante e all’avanguardia sulla vita brasiliana che la sua musica popolare tendeva a trascurare.

Ava Rocha “Boca de céu” 2015

Una nuova forza della musica brasiliana – si esibisce venerdì sera al Joe Pub come membro del Summerfest brasiliano – Ava fa musica elegante e disordinata, casualmente collegata agli ultimi 50 anni del pop brasiliano. Il suo eccellente album “Ava Patrya Yndia Yracema” esalta l’energia creativa della scena corrente di Rio, impostando la sua voce roca e una band versatile con un quartetto di archi, elettronica, ballate con la chitarra acustica e un rumore gioioso.

Trio de Paz “Sampa ’67” 2016

Il jazz brasiliano si è diversificato e si è evoluto dal periodo di massimo splendore popolare di Gilberto nel 1964. Uno dei gruppi più importanti della nostra epoca è costituito da questi 3 virtuosi: il chitarrista Romero Lubambo, il bassista Nilson Matta e il batterista Duduka de Fonseca. Quest’anno il gruppo ha pubblicato “30”, album che celebra il loro anniversario, con il loro tipico stile. Il brano di apertura “Sampa ’67” dice ciò che è necessario sapere sul trio: composto da Matta in onore di San Paolo, la sua città natale, è una rapida cavalcata cinetica, piena di complessità armoniche. Ogni componente ha la possibilità di spiccare. Ascoltate come un assolo di basso vi porterà agli scambi rapidi tra chitarra e batteria.

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