Recensione film “La Corrispondenza”

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Recensione film “La Corrispondenza”

Recensione film "La Corrispondenza"
Recensione film "La Corrispondenza"

L’amore eterno all’epoca di Internet

Un uomo comunica con la sua donna, molto più giovane di lui, tramite il potere estenuante delle parole, catturate dall’occhio segreto di una telecamera; lei vive attaccata a un p.c., unico luogo deputato ai loro incontri, e ancora in grado di custodire il suono della sua voce.

“La Corrispondenza” racconta l’amore fra due persone lontane. E’ un film sulla perdita, sul dolore dell’assenza, che il protagonista maschile cerca disperatamente di edulcorare tramite video messaggi, sms e pacchi postali, che forniscono alla sua amata l’illusione che lui sia ancora presente, vicino a lei, come se tramite la tecnologia potessero sconfiggere la morte e trovare un modo per annullare la distanza che questo evento, che ha colpito lui, inevitabilmente ha creato fra loro.

E’ un dolore struggente, profondo, quello raccontato con estrema veridicità dal regista, che insiste sul primo piano di lei, una Olga Kurilenko strepitosa, che porta sulle spalle tutto il peso del film o quasi, offrendo uno splendido assolo, paragonabile a quello di Sandra Bullock nel film “Gravity”.

Un film insolito per Giuseppe Tornatore, distante anni luce da “La migliore offerta”, sua opera ultima che ci aveva conquistato e affascinato con la sua austerità.

Credibilissima la coppia Irons/Kurylenko, interprete di un amore assoluto, universale, che va aldilà i tutto. Lui dedica solo a lei gli ultimi preziosi istanti della sua vita, per lei non ci sarà mai nessun altro. Ma “La Corrispondenza” è anche un film che affronta inevitabilmente il tema della morte, intesa nel senso più filosofico, più ampio del termine; introspettivo come non mai, scava nelle nostre menti e nelle nostre anime, mettendoci di fronte a una realtà che è per tutti ineluttabile. E’ un film romanticissimo, dai colori, agli scenari, alla splendida musica di Morricone fino alla meravigliosa fotografia (l’isola di Borgoventoso sembra dipinta in cartolina), che aldilà del gergo e degli espedienti “internettiani” può risultare forse un po’ scontato, semplice, quasi deludente. In fondo, qui ad essere celebrato è ancora una volta “l’amor perduto”, il più poetico per definizione, banale certamente ma di una bellezza da togliere il fiato.

Jole de Castro

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