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Camillo Langone, togliete i libri alle donne e torneranno i figli

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Togliete i libri alle donne e torneranno i figli.>> Lo ha detto Camillo Langone, giornalista di Libero, secondo il quale il basso numero di nascite italiano – le statistiche confermano che la media è di 1,32 figli per donna, uno dei più bassi – sarebbe dovuto all’alto livello di scolarizzazione acquisito nel corso degli anni. Un tempo, ha ricordato Langone, le mogli erano in grado di partorire fino a dieci figli, in un’epoca in cui, tuttavia, la quasi totalità della popolazione non andava oltre la quinta elementare. La soluzione sarebbe, sempre secondo Langone, la chiusura di “qualche facoltà”.

La teoria

Per quanto la sua dichiarazione possa apparire, a prima vista, un tantino misogina e sia stata immediatamente criticata, bisogna riconoscerle una teoria di fondo, tra l’altro comprovata dalla Harvard Kennedy School of Governament, che, letteralmente, sancisce: <<Le donne con più educazione e più competenze sono più facilmente nubili rispetto a donne che non dispongono di quella educazione e di quelle competenze.>> Tuttavia, nonostante Langone abbia sottolineato il fatto che il contenuto di tale dichiarazione sia imputabile unicamente ai numeri e alla statistica, un fitto coro di proteste ha immediatamente fatto da cornice al controverso articolo.

La reazione dei lettori

Se l’intento del giornalista era quello di punzecchiare i lettori, allora c’è riuscito alla grande; se intendeva riportare il risultato di questa ricerca a puro scopo informativo, invece, non è stato altrettanto fortunato.

L’articolo ha scatenato una vera e propria bufera di commenti, sul web, molti dei quali di protesta. Escludendo le solite manifestazioni di “buonismo” o di “perbenismo”, che quando si affrontano argomenti così delicati costituiscono sempre una percentuale non indifferente, restano da analizzare una lunga serie di osservazioni, alcune delle quali piuttosto oculate. C’è chi sostiene, infatti, che sarebbe sciocco sperare di riuscire a garantire un alto livello di scolarizzazione a tutti gli abitanti del globo, chi approverebbe un ritorno alle origini e chi, per finire, ricorda con puntualità gli anni di lotte, di fatica e di crescita culturale del paese, lodando, ovviamente, l’importanza e il valore dei libri.

Più libri o più bambini?

Al di là della dichiarazione di Langone, dello studio della Harvard Kennedy School of Governament e della miriade di opinioni divergenti che gravitano attorno a essa, il quesito permane, grave e opprimente: più libri o più bambini? In molti si sarebbero già dichiarati favorevoli a rinunciare a qualche libro per un paio di figli in più, ma ecco che sorge un nuovo problema: come mantenerli? E anche se si disponesse delle finanze necessarie al mantenimento di una prole più numerosa, saremmo davvero certi di volere rinunciare, per questo, alla nostra cultura? Il dibattito è ancora aperto.

Filippo Munaro


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