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Catanzaro, una fine prevista

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Catanzaro

Una situazione che nessuno avrebbe mai voluto affrontare: in generale, perché è lo specchio di un mondo al contrario come quello della Lega Pro, privo di regole certe, ma pure nel particolare, perché va a toccare una società simbolo di un calcio che non c’è più.

Il Catanzaro, prima formazione della Calabria a mettere piede in serie A, squadra che fece epoca negli anni ’70, sta per scomparire dal panorama calcistico nazionale. Con effetti immediati, e nel disinteresse generale. Domenica a Mugnano contro il Neapolis giocherà la formazione Berretti, ma di fatto potrebbe essere l’ultimo atto di vita dello storico sodalizio giallorosso, che con ogni probabilità sarà costretto a subire pure l’onta del ritiro dal campionato, con tutto quanto ne conseguirà in termini di campionato falsato.

I calciatori della prima squadra, infatti, ridotti a poco più di una decina (lo svincolato Quintieri è addirittura scappato in Indonesia…) hanno gettato definitivamente la spugna, dopo mesi di stoici sacrifici, e non scenderanno più in campo, messi alle strette da una situazione economica che non consente loro di perdere altro tempo. Senza stipendi da luglio, sfrattati, con famiglie da mantenere, urge prendere decisioni drastiche ma inevitabili. Il tutto nella totale indifferenza della città: e se i tifosi auspicano la fine dell’agonia quantomeno per evitare nuove umiliazioni e provare a guardare avanti, i poteri forti cittadini sono impotenti di fronte al disastro costruito nelle ultime gestioni.

Il ritiro dal campionato sarà deciso nell’assemblea dei soci del 21 gennaio: se passerà la linea della liquidazione scatterà l’abbandono immediato, altrimenti ci sarà il fallimento pilotato con il salvataggio del titolo sportivo. In entrambi i casi il girone risulterà falsato, ma di questo, oltre che l’inesistente società calabrese, dovranno rispondere pure i vertici della Lega Pro. Perché permettere l’iscrizione di squadre che, una volta versate le fideiussioni, non hanno più un euro per la gestione quotidiana? Domande che fanno male, risposte che non arriveranno.

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