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"Chi ha studiato poco vota a destra", Meloni attacca Bonaccini: la replica del dem

"Chi ha studiato poco vota a destra", Meloni attacca Bonaccini: la replica del dem

È scontro tra Meloni e Bonaccini sul voto alla destra: la premier attacca il dem, che replica e denuncia una frase “estrapolata”.

Lo scontro politico tra maggioranza e opposizione si accende sul tema del consenso elettorale e delle fasce sociali che negli ultimi anni hanno scelto i partiti di destra. Alcune dichiarazioni di Stefano Bonaccini hanno provocato la dura reazione di Giorgia Meloni, mentre il dem ha successivamente precisato il senso del proprio ragionamento, sostenendo che le sue parole siano state estrapolate dal contesto.

“Chi ha studiato poco vota a destra”, esplode il caso Bonaccini: la dura replica di Meloni

La polemica nasce dalle dichiarazioni pronunciate martedì da Stefano Bonaccini ad Albenga, in provincia di Savona, a margine dell’incontro “Costruiamo l’alternativa”. Ragionando sulle difficoltà del centrosinistra nel conquistare il consenso delle fasce sociali più fragili, l’ex presidente dell’Emilia-Romagna aveva invitato la propria area politica a “togliersi la puzza sotto il naso”.

Bonaccini aveva quindi osservato: “Il voto al primo Trump, il voto alla Brexit, il voto in Germania a destra, quello alla Le Pen, quello in Italia a Meloni, Salvini e oggi forse a Vannacci, è il voto in modo maggioritario di chi ha poco studiato”, aggiungendo il riferimento a chi vive nelle aree interne e a chi si trova maggiormente in difficoltà dal punto di vista economico.

Le dichiarazioni hanno immediatamente alimentato il confronto politico. Giorgia Meloni è intervenuta sui social pubblicando anche il video dell’esponente dem e accusandolo di descrivere gli elettori del centrodestra come persone meno istruite. “Quelli che votano per loro sono cittadini colti, consapevoli e intelligenti, mentre quelli che votano per noi sarebbero ignoranti da compatire, quando non da rieducare”, ha scritto la presidente del Consiglio. Meloni ha poi proposto una lettura differente delle scelte degli elettori, sostenendo che molti abbiano sperimentato direttamente quelle che considera le conseguenze delle politiche progressiste, citando “città meno sicure, confini senza controllo, periferie dimenticate”. La premier ha quindi concluso affermando che la destra ascolta gli elettori senza chiedere loro quali titoli di studio possiedano: “Li rispettiamo”.

 

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Bonaccini chiarisce dopo le accuse della Meloni: “Una frase estrapolata”

Bonaccini è tornato sulla vicenda giovedì mattina, durante un’intervista a Coffee Break su La7, respingendo l’interpretazione data alle sue dichiarazioni. “Capisco che sia più facile cercare una polemica abbastanza sorprendente”, ha affermato, ricordando anche le critiche arrivate da Galeazzo Bignami e da esponenti della Lega. Il dem ha quindi spostato l’attenzione su alcune questioni economiche e sociali, dalle bollette e dal prezzo della benzina alla precarietà giovanile, fino alle condizioni della sanità pubblica e alla crescita economica italiana. Secondo Bonaccini, il caso sarebbe nato perché “hanno estrapolato una frase da un ragionamento più complessivo”.

L’esponente del Pd ha spiegato che il suo intervento faceva riferimento alle analisi del voto registrato nell’ultimo decennio in diversi Paesi occidentali, dalle elezioni vinte da Donald Trump negli Stati Uniti alla Brexit, passando per il consenso ottenuto da Marine Le Pen e dai partiti della destra italiana. A suo giudizio, i dati mostrerebbero una maggiore capacità della destra di raccogliere consensi, in termini relativi, tra gli elettori con titoli di studio più bassi, tra chi vive nelle periferie, nelle campagne e nelle aree interne e tra le persone economicamente più in difficoltà. Bonaccini ha precisato che ciò non significa affatto sostenere che tra gli elettori di Fratelli d’Italia, Lega o Vannacci non vi siano persone con un’elevata istruzione.

Il punto, ha spiegato, riguarda invece il centrosinistra: dopo numerose sconfitte elettorali dovrebbe riuscire a rappresentare meglio chi dispone di meno opportunità e affronta maggiori difficoltà. Da qui la conclusione del suo ragionamento: per recuperare quel consenso, secondo Bonaccini, “serve una sinistra più popolare”.

 

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