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Covid, il 98,8% dei guariti ha gli anticorpi anche dopo 9 mesi: lo studio a Vo’ Euganeo

"Gli anticorpi dei guariti dal Covid durano almeno nove mesi, non c'è differenza tra sintomatici e non", ha dichiarato il professor Enrico Lavezzo.

Anticorpi guariti Covid

Uno studio condotto dal team dell’Università di Padova e dell’Imperial College di Londra ha permesso di stimare le dinamiche degli anticorpi sviluppati durante un’infezione da Covid-19, la probabilità che il virus venga trasmesso all’interno di un nucleo familiare e l’impatto del tracciamento dei contatti per contenere l’epidemia.

Covid, il 98,8% dei guariti ha gli anticorpi anche dopo 9 mesi: lo studio avviato a febbraio 2020

La ricerca, pubblicata su Nature Communications, è basata sullo screening sierologico dei cittadini di Vo’ Euganeo (in provincia di Padova), tra i primi comuni a essere colpiti duramente dal Covid-19.

Lo studio è stato avviato tra febbraio e marzo 2020, quando i tamponi molecolari effettuati in massa dagli abitanti del paese veneto hanno permesso di dimostrare che il 42,5% dei contagiati dal Coronavirus era totalmente asintomatico.

Tra maggio e novembre 2020 i ricercatori hanno nuovamente esaminato l’86% della popolazione di Vo’ Euganeo, ovvero 2.602 individui, utilizzando tre diversi tipi di test immunologici, capaci di rilevare non solo la presenza di anticorpi contro gli antigeni virali spike e nucleocapside, ma anche gli anticorpi neutralizzanti, che sono in grado di bloccare il virus e renderlo incapace di infettare le cellule.

Covid, il 98,8% dei guariti ha gli anticorpi anche dopo 9 mesi: “Nessuna differenza tra sintomatici e asintomatici per la durata degli anticorpi”

“Abbiamo evidenziato come gli anticorpi abbiano una durata di almeno 9 mesi e che non c’è differenza tra chi ha contratto il virus in modo sintomatico o asintomatico, né per quantità né per durata”, ha dichiarato il professor Enrico Lavezzo del Dipartimento di medicina molecolare dell’Università di Padova per introdurre lo studio.

“Grazie ai risultati ottenuti dai diversi test abbiamo stimato che a maggio il 3,5% della popolazione era stata esposta al virus.

A novembre tutti i test hanno dimostrato una riduzione dei titoli anticorpali, sebbene il 98,8% dei soggetti mantenesse ancora una quantità rilevabile di anticorpi. Nel 18,6% dei soggetti si è registrato invece un aumento marcato del titolo anticorpale o neutralizzante tra maggio e novembre, segno questo di una probabile o documentata riesposizione al virus”, ha spiegato Lavezzo.

“Le nostre stime suggeriscono che ci sia una probabilità di circa 1 su 4 che un positivo al Covid passi l’infezione a un familiare, e stimiamo che a Vo’ l’epidemia sia stata soppressa grazie all’isolamento dei casi infetti e a un breve lockdown, mentre il tracciamento dei contatti ha avuto un effetto limitato sull’epidemia”, ha aggiunto la dottoressa Ilaria Dorigatti, MRC Centre of Global Infctious Analysis dell’Imperial College di Londra.

Covid, il 98,8% dei guariti ha gli anticorpi anche dopo 9 mesi: “Tracciamento dei contatti da affiancare a screening di massa”

Andrea Crisanti, professore ordinario di microbiologia all’Università di Padova, ha dichiarato che “dallo studio emerge anche che l’attività di contact tracing per la ricerca degli individui positivi sulla base dei contatti noti e dichiarati avrebbe avuto un impatto limitato sul contenimento dell’epidemia (scovando il 44% degli individui infetti) se non fosse stato affiancato da uno screening di massa. Per questo motivo riteniamo che per il controllo di future epidemie di SARS-CoV-2 sia necessario implementare delle strategie di testing rigoroso e migliorare gli approcci di contact tracing. Se infatti la metodologia del contact tracing non è stata sufficiente in una piccola comunità come quella di Vo’, che conta poco più di 3mila abitanti, è difficile pensare che lo possa essere in una città di medie e grandi dimensioni, dove le reti di interazione sociale sono amplificate e meno tracciabili”.

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