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Crisi degli affitti spinge Sánchez a indire elezioni a novembre

Crisi degli affitti spinge Sánchez a indire elezioni a novembre

Il governo di Pedro Sánchez affronta una crisi degli affitti imponente e, dopo il voto del parlamento, opta per elezioni anticipate per cercare di ribaltare la situazione.

Il 2 ottobre 2026 la deliberazione parlamentare su un nuovo decreto abitativo ha avuto luogo nella storica Puerta del Sol di Madrid, con tende e striscioni che hanno riempito la piazza. Pochi giorni dopo, il 5 ottobre, il premier spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato la decisione di sciogliere le Camere e di indire elezioni anticipate il 29 novembre, cercando di far della crisi degli affitti il cardine della sua campagna.

Una crisi abitativa alimentata da speculazione e turismo

Secondo il National Statistics Institute dal 2015 al 2025 i prezzi delle case sono aumentati dell’80% mentre gli affitti sono saliti dell’87% a fronte di un rialzo salariale di appena 30%. La generazione degli inquilini descritta dall’esperto del Consejo Superior de Investigaciones Científicas Javier Gil, è così costretta a vivere con i genitori: il 69% dei giovani tra 18 e 34 anni condivide ancora la casa familiare.

Dati demografici e pressione turistica

Il boom turistico ha generato €200,7 miliardi nel 2024, pari al 12,6% del PIL, attirando investitori immobiliari verso le principali città. La domanda di alloggi a breve termine è raddoppiata dal 2018, anno in cui Sánchez è salito al potere. Parallelamente, la popolazione spagnola è cresciuta di oltre 3 milioni persone dal 2015, con aumenti significativi a Madrid (+793 000), Barcellona (+556 000) e Valencia (+279 000), aggravando la carenza di abitazioni disponibili.

Le iniziative governative e il loro impatto limitato

Nel 2023 Sánchez ha promesso di destinare “tutte le risorse statali” a 184 000 unità di affitto pubblico e popolare. Tuttavia, il bilancio presentato ad mostrava solo 14 000 abitazioni effettivamente messe a disposizione, con altri 60 000 in varie fasi di sviluppo. Il portale alberghiero CASA47, lanciato lo scorso anno, contava appena 638 case elencate, nessuna delle quali a Madrid o Barcellona, dove la domanda è più urgente.

Il decreto respinto dal Parlamento

Il provvedimento presentato includeva il divieto di sfratti per inquilini vulnerabili fino al 2030, il rinnovo automatico dei contratti di locazione e limiti severi agli acquisti da parte di fondi speculativi, soprannominati vulture funds. Il voto di conferenza ha registrato 178 contrari contro 172 favorevoli in un primo punto, e 184 contro 166 in un secondo, con l’opposizione di Junts, partito catalano di destra, determinante per il fallimento.

Sánchez, la strategia elettorale e le reazioni dei protagonisti

Con la pressione dei manifestanti – guidati dalla Spanish Tenants’ Union e dalla portavoce Valeria Racu, che definisce il PSOE “un partito di proprietari” – il premier ha scelto di trasformare la questione abitativa in un tema elettorale. Racu afferma: “Siamo stanchi di questi politici, non crediamo più alle loro chiacchiere.” Il politologo Pablo Simón della Universidad Carlos III di Madrid osserva che Sánchez “cerca di spostare l’attenzione dalla corruzione e dalla crisi migratoria di Ceuta verso le questioni sociali”.

Il confronto con l’opposizione

Il Partito Popolare, guidato da Alberto Núñez Feijóo, accusa Sánchez di usare la crisi degli affitti per guadagnare consensi, chiedendo lo scioglimento parlamentare. Il partito di destra Vox critica invece le politiche migratorie, sostenendo che l’afflusso a Ceuta peggiora la carenza di alloggi. La Lega di destra ha etichettato le misure abitative di Sánchez come “una scusa per acquistare un appartamento per la sua amante”.

Nonostante le critiche, Sánchez ha intenzione di far rivedere al Consiglio dei Ministri le leggi respinte, per poi sottoporle al comitato permanente della Camera, rimasto attivo anche dopo la dissoluzione. Questa mossa è vista come un tentativo di mantenere “viva la questione casa” nell’agenda elettorale.

Il risultato elettorale dipenderà dalla capacità di Sánchez di convincere gli elettori che il suo governo può davvero invertire la tendenza, mentre i sindacati dei locatari chiedono riforme più radicali, come contratti a tempo indeterminato, riduzioni di affitto imposte per legge e la riconversione di immobili detenuti da banche e fondi.

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