Mentre la crisi migratoria a Ceuta continua a destabilizzare l’Unione europea, l’Italia si prepara a presentare una proposta audace durante il Consiglio straordinario dei ministri dell’Interno del 4 agosto. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi illustrerà un piano per la creazione di una rete di centri di rimpatrio destinati ai migranti irregolari, ispirati all’accordo con l’Albania ma con una differenza cruciale: queste strutture sarebbero finanziate dall’Unione europea e localizzate prevalentemente in Paesi africani.
Il piano italiano per i centri di rimpatrio in Africa
L’iniziativa italiana prevede il coinvolgimento di una serie di Stati terzi, tra cui Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Etiopia, Uzbekistan, Armenia e Montenegro. Questi Paesi potrebbero ospitare gli hub destinati ai rimpatri, con l’obiettivo di gestire in modo più efficace i flussi migratori verso l’Europa.
Inoltre, l’Italia chiederà di applicare in modo rigoroso il nuovo sistema Gsp+, che dal 1° gennaio 2027 collegherà i benefici commerciali concessi ai Paesi in via di sviluppo alla loro effettiva collaborazione nel riaccogliere i cittadini presenti irregolarmente nell’Unione europea.
Cos’è il sistema Gsp+
Il Gsp+ (Sistema di Preferenze Generalizzate Plus) è un regime speciale dell’Unione europea che azzera i dazi doganali sulle esportazioni verso il mercato Ue per i Paesi in via di sviluppo più vulnerabili.
In cambio, gli Stati beneficiari devono rispettare standard internazionali su diritti umani, lavoro, tutela ambientale e buon governo. L’obiettivo ora è realizzare un’applicazione più rigida sulla cooperazione sui rimpatri, legando gli incentivi economici alla collaborazione nei rimpatri.
Il vertice straordinario dell’Ue e la crisi di Ceuta
Il Consiglio straordinario è stato convocato per il 4 agosto dopo la lettera firmata da 22 capi di Stato e di governo europei, promossa da Italia e Danimarca. La lettera chiede un intervento urgente delle istituzioni europee per affrontare la crisi scoppiata nell’enclave spagnola di Ceuta. L’iniziativa, nata da un confronto tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la premier danese Mette Frederiksen, ha ottenuto il sostegno della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Nel documento, inviato anche al presidente del Consiglio europeo António Costa e alla presidenza di turno del Consiglio Ue, i leader chiedono un maggiore coinvolgimento di Frontex e una verifica dell’efficacia della cooperazione tra Bruxelles e il Marocco nella gestione dei flussi migratori. La riunione si terrà mentre proseguono i rimpatri dal territorio di Ceuta verso il Marocco. Secondo le autorità spagnole, oltre 73mila persone sono già state riportate oltre confine, mentre il bilancio delle vittime accertate in mare sarebbe di 72.
La situazione a Ceuta
All’origine della crisi, secondo il governo di Madrid, ci sarebbe una sentenza della Corte suprema spagnola che ha dichiarato illegittimi i cosiddetti «respingimenti a caldo» dei migranti intercettati in mare prima di poter chiedere protezione internazionale. Questa ricostruzione è in parte contestata da alcuni analisti, secondo cui invece il governo del Marocco avrebbe in qualche modo favorito l’allentamento dei controlli alla frontiera per esercitare pressione sulla Spagna. Per il momento, però, il governo Sánchez sta puntando il dito contro le reti di trafficanti e ha ringraziato il governo del Marocco per la collaborazione.
La crisi di Ceuta ha messo in luce le tensioni all’interno dell’Unione europea sulla gestione dei flussi migratori. Mentre l’Italia guida la proposta per i centri di rimpatrio in Africa, la Spagna accusa alcuni partner europei di egoismo e violazione dei principi europei. La situazione a Ceuta rimane critica, con migliaia di migranti ancora in attesa di una soluzione e un bilancio delle vittime che continua a salire. L’Ue è chiamata a trovare una risposta unitaria per gestire questa crisi umanitaria e politica.
