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L’opinione di Lisa Pendezza

Simone, Greta, Moise, Adam e Rami: gli eroi del nostro tempo

Da Torre Maura alla Svezia, dai bus in fiamme ai campi da calcio: il destino del mondo (e dei diritti) è nelle mani dei giovanissimi.

Simone, Kean, Rami e Adam, Greta

Ricordo bene che, quando ero adolescente, tutto ciò che volevo era far parte del gruppo. Non ho dimenticato il desiderio di essere come i coetanei dalla cui approvazione dipendeva gran parte della mia autostima, né quello di rispondere alle aspettative degli adulti che, ne ero certa, conoscevano meglio di me la strada da percorrere. E se dentro di me nasceva un’idea bizzarra, un’opinione in contrasto con quella della maggioranza, ho sentito spesso l’impulso di inghiottirla come un boccone amaro pur di non essere additata come “una su cento”, la pecora nera. Ecco perché, la prima volta che ho ascoltato le parole di Simone, il 15enne di Torre Maura che sfida CasaPound per difendere i rom, la ragazzina che ero non ha potuto fare altro che ammirare e invidiare il suo coraggio.

Rabbia e politica

Il pensiero che Simone proprio non ha potuto tenere per sé non riguarda il trapper più in voga del momento, l’ultima challenge sul web o come diventare popolari sui social – l’unica tipologia di argomenti che, secondo buona parte del mondo adulto, i ragazzini nati nel nuovo millennio sono in grado di trattare con competenza.

Questo 15enne si è imbarcato in una discussione (con toni estremamente educati, va sottolineato) sulla difficile convivenza di etnie e comunità diverse nelle periferie disagiate delle grandi città. Senza contare la spietata analisi di come la politica, anzi, certa politica, si inserisca in situazioni già disastrate per trarne vantaggio, come un parassita che si approfitta di un organismo malato: “Quello che state facendo è fare leva sulla rabbia della gente di Torre Maura. La state trasformando per fare i vostri interessi. Se il Comune di Roma non dà i servizi a Torre Maura è colpa dei rom?”. Verrebbe da dire: “Se l’ha capito un ragazzino di 15 anni…”

Uno su cento?

Chi pensa con la propria testa e non teme di dar voce alla propria bussola morale fa paura a chi vede nella folla una semplice onda di impulsi e rabbia da sfruttare a piacimento.

Anche quando ha solo 15 anni. Lo si capisce dalla reazione dei militanti di CasaPound, da come hanno tentato di sminuire Simone ricordandogli che “è solo uno su cento“. Una frase che sembra valere anche per Moise Kean, l’attaccante della Juventus classe 2000, vittima di cori razzisti e ululati che gli hanno ricordato che, negli occhi di alcuni suoi connazionali (è nato nell’italianissima Vercelli), non è un atleta né un ragazzo, ma solo una scimmia.

Non c’è provocazione né mancanza di rispetto nella sua posa quasi biblica, fermo a braccia aperte davanti alla curva del Cagliari. E se proprio non si vuole scomodare l’immagine di Cristo in croce, possiamo almeno citare Davide che, scambiata la fionda per un pallone, ricorda a Golia che quello che ha davanti a sé è solo un ragazzo di nemmeno 20 anni.

Reo di aver esultato in modo poco sportivo, forse, ma sicuramente dotato di più maturità e umanità dei tifosi che lo hanno fischiato.

Moise Kean

Il senso della comunità

Non sono “uno su cento”, invece, Adam e Rami, gli eroi ragazzini che hanno salvato cinquanta studenti dalle minacce di un autista armato di accendino e taniche di benzina. Sono finiti al centro delle cronache e del dibattito politico, pretesto per l’ennesimo scontro sullo ius soli nel palazzi del potere, e grazie al proprio coraggio potranno presto dirsi italiani. Ma non hanno agito da soli. Dietro al loro eroismo (lodevole a qualsiasi età, straordinario a 13 anni) si cela un’intera comunità composta, prima ancora che da insegnanti, genitori e autorità politiche, dagli altri membri di quella classe multietnica. Nessuno di loro ha tentato di mettere i bastoni tra le ruote agli amici mosso dall’invidia per un riconoscimento che avrebbe voluto anche per sé. Su quel bus viaggiava, è stata sequestrata e si è liberata una classe di studenti poco più che bambini ma che, sul concetto di unità e comunità, ha molto più da insegnare che da imparare.

La forza dell’ingenuità

Il cerchio si chiude con colei che, in realtà, lo ha aperto, dando origine a una vera e propria ondata di ragazzi che salvano il mondo. Quella in cui è riuscita Greta Thunberg, con i suoi 16 anni e le sue treccine, è un’impresa straordinaria: unire gli adolescenti di tutto il pianeta, farli scendere in piazza – pacificamente – per una sola causa e lanciare un messaggio sconvolgente al mondo dei “grandi”. Anzi, due. Primo, l’ambiente è in pericolo; secondo, i ragazzi non sono solo bamboccioni. Ma c’è un’altra cosa che la storia di Greta ha reso palese, ed è quanto la maggior parte degli adulti abbia perso la capacità, o forse la volontà, di credere in un ideale e battersi per esso. L’accusa di ingenuità, già mossa contro Silvia Romano, è diventata il leitmotiv degli adulti disorientati davanti a chi sfugge alle etichette con cui vorrebbero catalogare i giovani: da un lato “sfortunata generazione senza opportunità”, dall’altro “mammoni pigri e irresponsabili”. Tutto il resto è un fuoco di paglia destinato a spegnersi con l’età.

La rivoluzione degli eroi bambini

Eppure, le piazze di tutto il mondo continuano a riempirsi di giovani armati di cartelli e il web pullula di messaggi di solidarietà verso il 15enne che sfida CasaPound. Forse proprio questi eroi bambini, questi “uno su cento”, possono diventare il nuovo modello a cui altri giovani potranno guardare senza paura. Il seme gettato a Torre Maura sta già dando i primi frutti. Lo si capisce dalle parole di Matteo, un 22enne di Alessandria che, rivolgendosi a Concita De Gregorio sulle pagine di Repubblica, ha lanciato un appello a Simone, proponendogli di dare vita a un dialogo (nato sul web, naturalmente, incubatrice delle rivoluzioni degli under 30) per analizzare i disagi sociali, sviscerare realtà complesse, contrastare la disinformazione, debellare le discriminazioni di ogni tipo. Affinché un gesto di coraggio individuale si trasformi in qualcosa di più grande: “Caro Simone, non sei solo uno su cento. Però evitiamo che si avveri“.

Nata in provincia di Monza e Brianza, classe 1994, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.


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Lisa Pendezza

Nata in provincia di Monza e Brianza, classe 1994, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.

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